I GUASTI DEL TOGLIATTISMO

November 1st, 2012

Le manifestazioni a cui partecipano le masse dalla caduta del fascismo ad oggi  -tranne quelle antifasciste dell’immediato dopoguerra, quelle contro le repressioni sanguinose della Celere scelbina, contro la Legge Truffa elettorale che era meno truffaldina dell’attuale (che hanno avuto un carattere quasi insurrezionale e sono quindi valse a bloccare le spinte apertamente fasciste e golpiste – i porci borghesi capiscono solo il linguaggio della violenza), per il resto sono servite, e servono tuttora, a ben poco.

Il Pci, quando ancora esisteva, e prima di fare la fine ingloriosa che ha fatto (e la stessa cosa vale anche per gli attuali estimatori del togliattismo),  non ha mai propagandato (il Pci) e mai propaganderanno (Rc e Pdci), l’odio per lo Stato, la denunzia del carattere classista dello Stato borghese, il fatto cioè che lo Stato è l’organo della violenza poliziesca, militare, giudiziaria delle minoranze miliardarie sulla maggioranza del popolo, non hanno mai svelato il fatto che la sofisticata sovrastruttura politica che ammanta lo Stato serve a coprire una menzogna,  un imbroglio, una falsità.
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Resoconto dello sciopero generale apparso sulla pagina WEB del KKE

October 21st, 2012

 

 

Traduciamo dall’inglese il resoconto dello sciopero generale apparso sulla pagina WEB del KKE di Grecia.

 

Il Fronte Unito dei Lavoratori  (PAME)  ha tenuto una manifestazione maestosa nel centro di Atene.

Respingiamo i giochi politici volti a disorientare, a  beffare  e intrappolare il popolo greco nella cosiddetta ‘negoziazione’” - ha affermato Sotiris Poulikojannis, Presidente del Sindacato Metalmeccanici del Pireo alla manifestazione per lo sciopero generale del 18 ottobre. E ha aggiunto che i tre partiti di governo  PASOK-Nuova Democrazia e Siriza “stanno portando a compimento la serie di  misure che sono state imposte dal capitale monopolistico dell’Unione Europea.” Poulikojannis ha proseguito: “Dal giorno in cui è stata fondata l’Unione Europea, il capitale monopolistico ha fatto di tutto, servendosi di questa istituzione, per conseguire il massimo profitto annullando progressivamente tutte le conquiste, giuridiche ed economiche, che i lavoratori si erano conquistati con le lotte. Tutti coloro che parlano di un cattivo “negoziato”, di spirito servile verso i poteri forti europei, o che affermano che i bassi livelli occupazionali della Grecia dipendono dall’impiego di manodopera straniera, stanno facendo un gioco sporco. Da un lato fanno finta, durante la “trattativa”, di alzare la voce e di comportarsi con durezza, dall’altro lato, invece, stanno tentando di nascondere la verità al popolo, alla classe operaia. Fanno questo per scagionare le responsabilità dei grandi capitalisti e per permettergli di portare a compimento la loro attività distruttiva senza alcun controllo. Per portare a termine il loro piano hanno dato un ruolo specifico alla  banda fascista di Alba d’oro. Questo ruolo prevede tre obiettivi: A) aizzare i lavoratori greci contro gli immigrati; B) utilizzare le loro agenzie di lavoro schiavistico per ricattare i lavoratori greci e fargli accettare salari al di sotto dei livelli dovuti per le loro competenze; C) operare come apparato repressivo parastatale contro i movimenti della sinistra di classe.
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Un inedito di Stalin di Amedeo Curatoli (in collaborazione con la Redazione Noicomunisti)

October 2nd, 2012

 

Un inedito di Stalin
di 
Amedeo Curatoli
(in collaborazione con la Redazione Noicomunisti)
N.d.R:Pubblichiamo a cura del compagno Amedeo Curatoli un discorso inedito di Stalin e un articolo che lo completa.
J. V. Stalin
E’ emerso dal disordine il primo dei documenti che pubblichiamo, che conservavo da diversi anni ma che non riuscivo più a trovare.
Stalin, con la grande audacia che lo contraddistingueva, aveva preparato la successione ai vertici del Partito e dello Stato con un radicale ricambio (con giovani esperti, competenti e fedeli ad una linea marxista leninista) di vecchi leaders come Molotov, Kaganovic, Vorosilov, Mikoyan e, presumibilmente, molti altri ancora. Si può pensare che egli sentisse vicina la morte e che dunque intendesse assumersi personalmente il peso e la responsabilità di questa svolta radicale senza darne preavviso a nessuno. Con il senno di poi, possiamo dire che fu un errore fatale, che addirittura Stalin -come ha detto il compagno Guido Fontana Ros- firmò, con quella decisione, la sua condanna a morte. Con il senno di poi potremmo anche dire che sarebbero stati necessari almeno 2 o 3 anni, ma sempre con la presenza di Stalin ai vertici del partito, per assicurare il buon fine e il definitivo consolidamento di quel radicale e sicuramente provvidenziale avvicendamento ai vertici del potere in Urss. Ma Stalin morì troppo presto (o fu lasciato morire?), appena 5 mesi dopo il discorso (che riportiamo) al Plenum del CC del Pcus.
Krusciov riuscì a tramare contro la nuova dirigenza anche con il consenso dei vecchi compagni d’arme di Stalin (Molotov , Vorosilov, ecc.) i quali saranno ricordati, nella storia del comunismo, come degli inetti e codardi che si tirarono indietro proprio quando avrebbero dovuto contrastare, rischiando forse anche la vita, l’ascesa alla dittatura personale di un bandito trotskista ignorante e vendicativo.
Coloro che, come il partito di Diliberto e in specie Sorini, insieme a tutti i professori di Marx XXI secolo omettono di citare Krusciov nel bilancio storico dell’Urss dell’epoca staliniana, e si ridono della “teoria del colpo di stato”, si situano, a pieno titolo, nel campo dei moderni revisionisti i quali sono stati, storicamente, ancora più dannosi alla causa del comunismo, di quando non lo siano stati i vecchi esponenti della socialdemocrazia “classica”.
La “vecchia guardia”

L’IMPERIALISMO E LA GRANDE CINA di Amedeo Curatoli

September 29th, 2012

Mao Zedong e Deng Xiaoping

 

            Lenin terminò L’imperialismo, fase suprema del capitalismo quando l’autocrazia zarista non era stata ancora abbattuta dalla Rivoluzione russa. In quel celebre saggio  fece un’analisi dell’imperialismo eminentemente economica, e per evitare la censura, omise di trattare chiaramente e apertamente ciò che più gli stava a cuore, cioè le conseguenze politiche rivoluzionarie del fenomeno “imperialismo”. Così leggiamo nella prefazione:

 

L’opuscolo è stato scritto tenendo conto della censura zarista. Per tale motivo sono stato costretto ad attenermi ad un’analisi teorica, soprattutto economica, ma anche a formulare le poche osservazioni politiche indispensabili con la più grande prudenza, mediante allusioni e metafore, quelle metafore maledette, cui lo zarismo condannava tutti i rivoluzionari che prendessero la penna per scrivere qualche cosa di ‘legale’.

            “Come è penoso rileggere ora, in questi giorni di libertà (lo zar era caduto da 46 giorni) quei passi dell’opuscolo che per riguardo alla censura zarista sono contorti, compressi, serrati in una morsa! Solo con la lingua dello ‘schiavo’ potevo scrivere che l’imperialismo è la vigilia della rivoluzione socialista”.

 


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Proposta di discussione in 8 punti. Di Amedeo Curatoli

September 15th, 2012

 

 

1.- Antonio Gramsci è un grande rivoluzionario marxista leninista, la Terza internazionale lo volle segretario del Pcd’I. Al Congresso clandestino di Lione nel 1926 Gramsci conseguì una vittoria di dimensioni plebiscitarie su Bordiga, e il Pcd’I , da allora, sotto la leadership di Gramsci si affermò come partito bolscevico leninista. In quello stesso anno egli fu arrestato, e durante la carcerazione gli vennero inflitte torture tali che miravano a piegarlo fisicamente e moralmente, a cui oppose una  resistenza disperata ed eroica durata dieci anni. Morì quando era ancora relativamente giovane, all’età di 46 anni. Chi non tiene conto delle condizioni proibitive e del più assoluto isolamento a cui Gramsci fu assoggettato non è un marxista. Gramsci è stato una figura eroica di martire antifascista e un teorico leninista originale e profondo. E’ assolutamente comprensibile che nella trappola fascista egli abbia potuto avere una visione di tempi più lunghi (rispetto a quelli delineati nelle Tesi di Lione) della rivoluzione in Italia, per una sopravvalutazione, forse, della forza “egemonica” del fascismo. Sta di fatto però che il fascismo cadde per via insurrezionale e la rivoluzione armata antifascista mise all’ordine del giorno anche la possibilità di proseguire oltre la caduta del fascismo, verso la rivoluzione socialista (come avvenne in tutta l’Europa dell’Est).

 

2.- La leadership di Togliatti, dalla svolta di Salerno all’8° Congresso del Pci (1956) deve essere oggetto da parte dei marxisti leninisti di un accurato studio affinché emergano tutte le contraddizioni di questo politico italiano il cui operato, soprattutto quello relativo al suo rapporto con il mondo trotskista, non è ancora del tutto chiaro. Dall’8° Congresso (1956) in poi, invece, già abbiamo una vasta documentazione per dimostrare il carattere revisionista, controrivoluzionario, kruscioviano della svolta che Togliatti  impresse al Pci in seguito al 20° Congresso del Pcus, svolta che egli chiamò “via italiana al socialismo”. Questa “via italiana”, mai più confutata da chi gli succedette alla guida del Pci, ha portato, via via, attraverso Longo, Berlinguer, Natta, Occhetto alla distruzione del Pci. Ma l’operazione più truffaldina e malefica compiuta da Togliatti è consistita nell’associare  Antonio Gramsci alla “via italiana al socialismo”, nel farne il padre spirituale, nel ridurre Gramsci, in ultima analisi, al n° 1 del  moderno revisionismo in Italia. I marxisti leninisti devono vendicare Gramsci di questa ignobile strumentalizzazione compiendo l’operazione inversa: separare definitivamente Gramsci da Togliatti. I Quaderni del Carcere devono essere ristudiati, rimeditati dai marxisti leninisti, allo scopo di confutare e respingere tutti i vergognosi falsi, forzature e –ripetiamo- strumentalizzazioni revisioniste.dei Vacca, Ragionieri, gerratana Spriano ecc che si sono messi al servizio di Togliatti nell’opera di trasfigurazione revisionista di Gramsci.

 

3.- Un partito marxista leninista  può nascere, in Italia, solo dalle ceneri del Pdci, di Rc,  Manifesto, PCsp ecc. che hanno predicato per decenni l’antistalinismo. Queste forze politiche hanno dato dell’Urss la rappresentazione di un luogo di infamie, e in questa campagna contro il comunismo storico hanno fatto -vergognosamente- da cassa di risonanza alla propaganda borghese imperialista occidentale. Volevano “rifondare” un comunismo mai esistito, un comunismo compatibile con la cultura e l’ideologia di una piccola borghesia velleitaria, pavida e intrisa di pregiudizi. Si sono opposti alla cancellazione della parola comunismo voluta da Occhetto, ma hanno poi usato il nome e i simboli del comunismo per ritornare, di fatto, a propagandare gli inganni di una via pacifica, minimale, ingannevole, inesistente al socialismo. Le contraddizioni fra marxisti leninisti e i gruppi dirigenti di queste sunnominate forze sono di natura antagonistica, insanabile, sono come il contrasto fra rivoluzione e controrivoluzione.

 

4.- Prima di suonare il de profundis alla classe operaia italiana e avventurarsi in nuove “analisi di classe” i marxisti leninisti si devono distinguere, dai revisionisti e dai trotskisti, per il rigore della ricerca in questo importantissimo terreno di analisi, e poter dire una parola definitiva solo dopo seri e approfonditi studi. Questo vale anche per il mondo agricolo e per le nuove figure sociali che sono emerse dalla decomposizione e dall’imbarbarimento del capitalismo . Non bisogna mai enunciare senza dimostrare.

 

5.- Compito primario dei marxisti leninisti è fare un bilancio storico corretto della Rivoluzione d’Ottobre e dell’edificazione del socialismo in Urss.  Stalin ha ereditato e sviluppato il leninismo, fra Lenin e Stalin vi è stata una ininterrotta linea di continuità. Il grande Georgiano è stato l’artefice, insieme al popolo multinazionale sovietico, dell’industrializzazione socialista e della collettivizzazione dell’agricoltura. Questa colossale opera di edificazione venne messa alla prova e al vaglio di una feroce guerra aggressiva sul territorio sovietico che la borghesia mondiale direttamente e indirettamente ha finanziato. Tale prova è stata superata, e dalle rovine dell’invasione hitleriana l’Urss, lungi dallo sgretolarsi come era nell’auspicio dell’imperialismo, è risorta più potente di prima, economicamente, politicamente, militarmente, ed è stata d’esempio ai popoli oppressi di tutto il mondo, che hanno ridato impulso al movimento mondiale di lotta anticoloniale e per l’emancipazione, movimento mondiale ancora maggiore di quello seguito alla Rivoluzione d’Ottobre. Grazie all’esistenza dell’Urss vittoriosa, è stata possibile la creazione delle Repubbliche socialiste in mezza Europa e la vittoria della Guerra rivoluzionaria in Cina. Nel bilancio storico dell’Urss vi sono due personaggi negativi, orrendi, criminali: Trotski e Krusciov. Trotski mise su una cospirazione antisovietica che non si fermò neanche di fronte alla collusione con la Gestapo hitleriana per divenire Quinta colonna in caso di aggressione nazista all’Urss. Le malefatte di questo personaggio e dei suoi uomini Zinoviev, Kamenev, Bucharin, Rikov ecc. vennero alla luce del sole in Processi pubblici celebrati a Mosca, nel 1936, 1937 e 1938, dal Tribunale Militare dell’Urss, alla presenza della stampa mondiale.

            Krusciov, che nelle sue memorie ha svelato e rivendicato pienamente il suo passato trotskista (in: Krusciov ricorda, ediz. Sugar, 1970) riuscì in ciò in cui fallì Trotski. Egli è stato il cavallo di Troia che ha creato le condizioni (rivelatesi storicamente irreversibili) per distruggere dall’interno il paese dei Soviet, distruzione portata progressivamente a compimento dai suoi successori, da Breznev via via fino ad arrivare a Gorbaciov il rinnegato demolitore dell’URSS n.1. Egli, che ha agito esattamente come uno strumento nelle mani dell’imperialismo, ha diffuso nel mondo l’odio e la calunnia contro l’edificatore del socialismo. Ancora oggi, l’antistalinismo è largamente diffuso finanche nella cosiddetta nuova sinistra che accusa i marxisti leninisti di essere “stalinisti”. Noi non siamo “stalinisti”, siamo marxisti leninisti, lo stesso Stalin insorgeva contro questo termine considerandosi solo e sempre un discepolo di Lenin. La parola “stalinismo” soprattutto dopo il famigerato rapporto segreto di Krusciov passato alla Cia prima ancora che agli altri partiti comunisti, è divenuta, sia nel linguaggio borghese imperialista che in quello dei trotskisti e revisionisti, il contenitore di nefandezze di ogni genere, di delitti inspiegabili, di stragi insensate, è divenuta una parola d’ordine infamante, che si compendia, in ultima analisi, nel rifiuto del comunismo storico, nella demonizzazione del comunismo. I Processi di Mosca non sconfissero definitivamente la congiura trotskista: rimase libero di agire ancora uno della banda criminale sfuggito agli investigatori sovietici, Ezhov. Egli fu nominato Commissario del Popolo agli Affari Interni il 26 settembre 1936, e nel clima avvelenato dai sospetti indotti dalle rivelazioni dei Processi di Mosca, ebbe buon gioco, nei  circa 2 anni in cui ricoprì la carica di Commissario del Popolo a confezionare false prove e a far condannare a morte centinaia di migliaia di innocenti allo scopo di screditare, indebolire, far odiare il regime sovietico, darne un’immagine di sistema in cui vigeva un terrore cieco e indiscriminato rivolto contro il popolo lavoratore e membri di partito. E’ ciò che è passato alla storia, nella propaganda kruscioviana e imperialista (a cui ha abboccato un gran numero di ingenui in tutto il mondo) con l’espressione infamante di “Grandi purghe”. I verbali stenografici degli interrogatori di Ezhov da poco resi accessibili sono stati tradotti in inglese e pubblicati dallo storico statunitense Grover Furr (http://msuweb.montclair.edu/~furrg/research/ezhov042639eng.html). Bucharin, nelle ore che precedettero la sua esecuzione capitale, scrisse ben due lettere al Presidium del Soviet Supremo (pubblicate dalle Isvestia il 9 settembre1992 e anch’esse tradotte in inglese da Grover Furr e pubblicate nel sito: http://msuweb.montclair.edu/~furrg/research/bukharinappeals ) chiedendo che gli salvassero la vita. Dichiarò di essersi amaramente pentito e di aver completamente disarmato. Ma fu l’ultima infamia della sua vita, l’ultima sua menzogna, perché non rivelò che Ezhov faceva parte della congiura e avrebbe potuto creare colossali danni (ciò che in effetti avvenne). A buon diritto quindi si può dire che è stato Bucharin (e Trotski, ovviamente) l’artefice (gli artefici) delle cosiddette Grandi purghe.

 

6.- Il mondo imperialista è composto da tre entità, la Triade, di cui fanno parte gli Stati Uniti d’America, l’Europa  (U.E. e Europa dell’Est ex socialista) e il Giappone. Gli Usa sono l’imperialismo dominante, Europa e Giappone sono imperialismi di second’ordine che non avranno mai più un ruolo autonomo ma agiranno come ausiliari e complici dell’imperialismo dominante. La prima e la seconda guerra mondiale sono esplose nel cuore dell’Europa per motivi classicamente imperialisti, cioè per una nuova spartizione del mondo a sua volta già diviso fra gruppi di paesi imperialisti contrapposti. Anche se nella Seconda guerra mondiale è stato coinvolto il paese del socialismo (l’Urss), ciò nonostante anche quella guerra ha avuto un carattere prettamente imperialista.

            Oggi, i contrasti fra stati imperialisti che pure si manifestano (e sarebbe antistorico se non fosse così) non porteranno più, come per il passato, a scontri armati fra di essi. Due elementi della Triade (Europa e Giappone) non possono più aspirare a detronizzare gli Usa dal ruolo predominante perché il gap militare che hanno verso gli Usa è assolutamente incolmabile.

 

7-. La magistrale analisi leninista del capitalismo nell’epoca dell’imperialismo e la legge dello sviluppo ineguale dei paesi capitalisti nell’epoca dell’imperialismo (anch’essa scoperta da Lenin), lo indussero a trarre due conclusioni: a) l’imperialismo è la vigilia della rivoluzione proletaria; b) il risvolto dell’ineguaglianza dello sviluppo dei paesi capitalisti nell’epoca dell’imperialismo conduce alla possibilità della vittoria della rivoluzione proletaria in un gruppo di paesi capitalistici o addirittura in un paese capitalista preso singolarmente. Queste previsioni si sono rivelate scientifiche nel pieno significato del termine poiché hanno trovato puntuale conferma negli eventi storici susseguiti a queste analisi: la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione socialista vittoriosa nella sola Russia.

Oggi l’imperialismo nel suo insieme è alla vigilia storica del suo crollo. Il dominante imperialismo Usa nel giro di pochi anni sarà scavalcato da paesi emergenti e perderà tutti i privilegi di cui ha goduto fino ad oggi per effetto del suo ruolo di iperpotenza termonucleare con basi militari disseminate su tutto il globo terrestre. Il più importante di questi privilegi è consistito nello stampare illimitatamente carta-moneta senza copertura e senza dover dar conto a nessuno. L’imperialismo statunitense avverte il declino inevitabile verso cui sta andando. Esso vede nella Cina socialista un potenziale pericolo(!) per la sua sicurezza (!) e per la fine del suo dominio sul pianeta.

 

8.- Dopo la seconda guerra mondiale la legge dello sviluppo ineguale ha agito su scala planetaria, in generale, tra l’imperialismo nel suo insieme e il resto del mondo; in particolare, fra l’anarchia dell’economia imperialista e l’economia pianificata socialista.  Anche dopo la tragedia del crollo dell’Urss e delle democrazie popolari dell’Est europeo questa legge è ancora operante. La corrente storica principale della nostra epoca è il contrasto che si va delineando fra imperialismo e paesi non-imperialisti. Si sta sviluppando, e consolidando, sotto i nostri occhi, un’Associazione di Stati che comprende la Cina, la Russia e una serie di paesi in via di sviluppo (India, Brasile, Sud Africa), associazione di Paesi attivamente promossa dalla Repubblica popolare Cinese. Gli stessi economisti globali di parte imperialista, prevedono che nel giro di un paio di decenni, questi Paesi, nel loro insieme,  soppianteranno il primato economico dell’imperialismo e lo scavalcheranno. Per questi motivi, gli Stati Uniti d’America si preparano a scatenare una nuova guerra mondiale. E’ tuttora valida la sintesi maoista della situazione internazionale della nostra epoca espressa nei termini: o la guerra dà impulso alla rivoluzione o la rivoluzione ferma la guerra.

L’oggetto principale della polemica mondiale che negli anni ’60 i marxisti leninisti del Partito Comunista Cinese e del Partito del lavoro d’Albania condussero contro il revisionismo moderno verteva soprattutto sull’effettivo pericolo di una nuova guerra mondiale scatenata dall’imperialismo e contro le irresponsabili illusioni  diffuse dal grande bandito trotskista Krusciov sulla ragionevolezza dei “circoli dirigenti americani”. Il prevalere in Italia e in Europa  dei Krusciov occidentali (Togliatti, Thorez Carrillo) mise la sordina al problema del reale pericolo di una nuova guerra imperialista. Le pacifistiche  illusioni sulla possibilità di evitare la guerra sono state ereditate dalla cosiddetta nuova sinistra (Manifesto, Pdci, Prc, Pcsp) la quale  ha rinunziato codardamente a fare, della presenza atomica Usa in Italia, un cavallo di battaglia all’epoca in cui aveva una consistente rappresentanza parlamentare. I marxisti leninisti devono lottare contro queste illusioni, legarsi alla tradizione della forte polemica antirevisionista degli anni ’60, e denunciare i pericoli mortali che incombono sul nostro popolo e sulla nostra Penisola divenuta un deposito di bombe termonucleari grazie a trattati segreti di tradimento nazionale stipulati da marci esponenti politici dell’altrettanto marcia e  criminale borghesia italiana. I suddetti trattati segreti hanno fatto dell’Italia un obiettivo termonucleare “sensibile”. Il compito primario dei marxisti leninisti è la ripresa della lotta per cacciar via dal suolo italiano gli Stati Uniti d’America e la Nato.

 

Amedeo Curatoli

LO STRANO MARXISMO DI UN GIOVANE PROFESSORE di Amedeo Curatoli

June 29th, 2012


 

         Parliamo di Marcello Musto, napoletano, classe 1976, che insegna presso il Dipartimento di Scienze Politiche della York University di Toronto (Canada). Specialista in studi su Marx, ha collaborato al progetto di pubblicazione integrale degli scritti di Marx (MEGA 2 – opera ancora in via di attuazione), ha scritto numerosi articoli sull’argomento e ha dato alle stampe un libro dal titolo: “Saggi su Marx e i marxismi”. Nell’esporre l’approccio politico-ideologico da cui muove la ricerca di Musto  noi facciamo riferimento ad una lunga intervista concessa ai professori Vesa Oittinen e Andrey Maidansky  che consiglieremmo ai compagni di leggere (http://links.org.au/node/2083) perché da questa intervista, come si cercherà di dimostrare, viene fuori una variante la più audacemente radicale e distruttiva di tutti i possibili “ritorni a Marx”. Ma prima sarà utile una breve digressione filosofica.


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LA TRANSIZIONE AL SOCIALISMO IN ITALIA Di: Amedeo Curatoli

June 2nd, 2012

Pochi mesi prima dell’arresto (1926) in un intervento al Comitato Centrale del Pcd’I
Gramsci disse:

“Se è pur vero che politicamente il fascismo può avere come successore la
dittatura del proletariato, poiché nessun partito o coalizione intermedia è in grado
di dare sia pure una minima soddisfazione alle esigenze economiche delle classi
lavoratrici che irromperebbero violentemente nella scena politica al momento della
rottura dei rapporti esistenti, non è però certo e neanche probabile che il passaggio
dal fascismo alla dittatura del proletariato sia immediato”

Questo passo è citato da Giuseppe Fiori (“Vita di Antonio Gramsci”, Laterza,
pag. 288). Ed è lo stesso Fiori che ha evidenziato le ultime righe della citazione
mettendole in corsivo. Evidentemente perché scrivendo il libro in un’epoca (1966) in cui
la trasfigurazione togliattiana di Gramsci in padre spirituale della “via italiana al
socialismo” era un fatto definitivamente compiuto, egli intese, sia per motivi ideologici
che per conformismo, allinearsi al numero degli intellettuali revisionisti che si misero al
servizio del “Migliore” per fare di Gramsci un teorico dei “tempi lunghi”, cioè un
riformista. Sull’idea della “non immediatezza” del socialismo a seguito della caduta del
fascismo (che Gramsci avrebbe espresso anche durante la carcerazione fascista) Fiori vi
ritornerà più volte. Usiamo il condizionale (“avrebbe espresso”) perché non si tratta di
citazioni testuali di Gramsci ma di suoi compagni di prigionia che in tempi successivi ne
riferiranno il pensiero.
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PROGETTO ASSOCIAZIONE STALIN

April 27th, 2012
La nostra testata ritiene utilissima questa iniziativa. Ma  noi auspichiamo che anche un’Associazione che riporti in auge i meriti storici di Stalin possa contribuire alla nascita di un partito marxista leninista.

Non siamo un’associazione di nostalgici, ma un’associazione di comunisti che non hanno accettato e non accettano che attraverso la demolizione di Stalin passi, come in realtà è accaduto e accade, la demolizione dell’esperienza storica del movimento comunista del XX secolo, la più grande esperienza di emancipazione sociale che l’umanità abbia vissuto.
Di questo processo Stalin è stato parte determinante per circa un trentennio e nessuna separazione è possibile tra il suo ruolo e gli avvenimenti di cui i comunisti a livello mondiale sono stati protagonisti.

Il tentativo di separazione ha avuto due fasi. La prima con il processo controrivoluzionario iniziato nel 1956 con il famigerato rapporto segreto di Kruscev e la seconda con la presa di distanza dei comunisti ‘buoni’ dalle malefatte attribuite a Stalin.
Com’è noto, le conclusioni di questa presa di distanza si sono avute con il crollo dell’URSS e dei paesi socialisti dell’Europa dell’est, con la fucilazione di Ceaucescu, con l’annessione della Germania orientale. E, cosa ancora più grave, la campagna anticomunista collegata all’azione dell’imperialismo a livello mondiale ha raggiunto il suo apice in Italia anche con il contributo del comunista ‘buono’ che voleva rifondare il comunismo italiano, Fausto Bertinotti.
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SCHIZZI DI FANGO. Di Amedeo Curatoli

March 5th, 2012


            Roberto Saviano, dopo essere diventato un filo-Usa (“I crimini della dittatura castrista”) e un sionista perfetto (“i crimini di Hamas e di Hezbollah”) ha messo il naso nelle faccende della storia del comunismo di cui ha forse orecchiato, illo tempore, qualcosa. Si è entusiasmato per un saggio di un professore Orsini che essendo in cerca di notorietà, alla maniera di Erostrato (che incendiò il tempio di Artemide per diventare famoso), ha voluto “distruggere” Antonio Gramsci. E questa cosa è piaciuta moltissimo a Saviano. Non vogliamo ripetere le calunniose cretinate di Orsini-Erostrato, ma solo cogliere lo spunto da questo penoso episodio per difendere ancora una volta dagli avventurieri dell’ultima ora e dai revisionisti di sempre la figura di Antonio Gramsci.
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February 28th, 2012