Perché il marxismo è una scienza di Zoltan Zigedy


imagen-1.pngL’affermazione che il marxismo è una scienza è particolarmente pertinente alla luce di una simile, ma più dubbia affermazione avanzata in riferimento agli studi economici moderni. L’economia insegnata in molte università, alla stessa stregua della fisica, la chimica e la biologia, vanta di sicuro solo un diritto molto debole a un tale titolo onorifico, dopo i sui pessimi risultati nello spiegare e sanare la nostra tenace crisi economica. Nonostante tutti i formalismi, le quantificazioni, i modelli e i teoremi (cioè i simboli della scienza moderna), che gonfiano i libri e i saggi dell’ economia accademica, tale disciplina riesce a mala pena a dimostrare di aver fatto qualcosa di concreto per indirizzare la vita economica verso la razionalità, l’efficienza, e, naturalmente, la giustizia . Se la fisica fosse così impantanata in convenzionalità quanto lo è l’economia, saremmo ancora alla ricerca del flogisto. Nonostante la ricchezza di nuovi dati, strumenti di calcolo e dell’esperienza economica, non è così esagerato dire che l’insieme degli strumenti concettuali predisposto dagli economisti classici – Adam Smith e David Ricardo – ci sarebbe servito in modo analogo per capire e ad affrontare la tempesta economica in corso.

 

Ma il fallimento dell’economia, o della sociologia, o della psicologia sociale, non può in alcun modo dimostrare che un approccio alternativo – per esempio, il marxismo – è superiore o più scientifico.

 

La lettura di un articolo di opinione, “L’evoluzione lascia Dio senza niente da fare”,scritto da Richard Dawkins, il famoso biologo evoluzionista, e apparso su The Wall Street Journal il 12-13 settembre 2009, mi ha ricordato che cos’è la buona scienza. Nonostante il bersaglio apparente di Dawkins fosse l’esistenza di Dio, mi ha attratto la sua splendida difesa del darwinismo e la visione scientifica del mondo. Faremmo bene a riflettere su un passaggio in particolare:

 

“Le leggi della fisica, prima che l’evoluzione darwiniana prorompa da esse, possono creare le rocce e la sabbia, nubi di gas e stelle, vortici e onde, galassie a forma di spirale e la luce che viaggia in modo ondulatorio pur mantenendo il comportamento delle particelle … Ma ora entra in scena la vita. Guarda, attraverso gli occhi di un fisico, un canguro che salta, un pipistrello che vola, un delfino che balza, una sequoia che alza i rami al cielo. Non c’è mai stata una pietra capace di rimbalzare come un canguro, mai un sassolino che zampettava come un scarabeo nel tentativo di accoppiarsi … Nemmeno una volta queste creature disobbediscono alle leggi della fisica. Lungi dal violare le leggi della termodinamica (come spesso è affermato da persone ignoranti) sono implacabilmente sospinti da esse. Lungi dal violare le leggi del moto, gli animali le sfruttano a loro vantaggio mentre camminano. Correre, eludere e schivare un inseguitore, saltare e volare, balzare sulla preda o scattare per mettersi in salvo.

 

Mai una volta sono violate le leggi della fisica, ma la vita emerge in un territorio inesplorato. In cosa consiste il trucco? … L’evoluzione darwiniana, la sopravvivenza non casuale di informazioni codificate in maniera casuale”.

 

Questa difesa appassionata ed esposizione cristallina del ruolo dell’evoluzione darwiniana nel campo scientifico potrebbero anche servire come difesa ed esposizione – con la sostituzione di alcune parole chiave – del marxismo come scienza. La società, come la vita, mostra una vasta gamma di forme con modelli distinti di sviluppo. La società, come la vita, cambia con il passare del tempo in modi adattativi che nascono da fattori apparentemente casuali. Al centro di entrambi i processi – l’evoluzione biologica e la trasformazione della società – c’è la lotta per sopravvivere e prosperare, un processo naturale che separa le rocce, le nuvole di gas ed i vortici citati da Dawkins, dalle amebe e dalle istituzioni sociali. La grande intuizione di Marx ed Engels nel 1845-1846 (scrivendo L’ideologia tedesca) è stata di vedere il cambiamento sociale come un modello evolutivo generato da questa lotta. La grande intuizione di Darwin nel 1859 (con L’origine delle specie) è stata di vedere la vasta e diversificata massa di essere viventi come il risultato di un processo evolutivo intelligibile. Laddove la grande intuizione di Darwin si è basata su un enorme compendio di diverse forme di vita, Marx ed Engels si sono basati su un’abbondanza di dati storici e sociali. Entrambe le indagini hanno rivelato degli schemi: l’evoluzione delle specie nel primo caso, l’evoluzione della società nell’altro.

 

Questa intuizione comune, elemento centrale di tutte le scienze biologiche ma che è largamente disprezzata dall’establishment delle scienze sociali, rappresenta il pilastro della rivendicazione dello status scientifico del marxismo. Prima della pubblicazione dell’epocale opera di Darwin, Marx ed Engels avevano individuato un’evoluzione sociale, rilevando il continuo sviluppo degli esseri umani e le loro organizzazioni sociali, spinti – come per l’evoluzione biologica – da una lotta con la natura. Al fine di affrontare meglio le sfide della natura – il clima, la scarsità, la sicurezza, le malattie, ecc. – gli esseri umani hanno creato relazioni sociali sempre più complesse che miglioravano le loro possibilità di successo nella lotta per la sopravvivenza. Il cospicuo aumento della durata della vita degli esseri umani dalla preistoria a oggi dimostra vividamente questo processo, un successo ineguagliato da nessun altro organismo biologico. Lo sviluppo biologico della presa di coscienza, della consapevolezza di sé, assieme allo sviluppo della rappresentazione simbolica sono all’origine della costruzione della comunità e delle relazioni sociali, e spiegano il netto vantaggio che deriva agli esseri umani dalla sopravvivenza del più adatto.

 

Per Marx ed Engels, le organizzazioni sociali più adatte sono sopravvissute e hanno prosperato proprio come gli organismi biologici più forti sopravvivono ai rivali meno adattati. Marx ed Engels hanno visto la creazione di un surplus economico – una riserva di mezzi di sostentamento – come il fattore determinante nel dare un vantaggio ad una società nella lotta contro la natura e contro altre organizzazioni sociali rivali. Più una comunità è in grado di accumulare i mezzi materiali della sopravvivenza, più riesce a prendere provvedimenti per accumulare ancora di più di questi mezzi materiali e progredire ulteriormente nella lotta per la sopravvivenza. Ma l’accumulo è lento e limitato in una comunità in cui manca sia il dominio che il privilegio. Le prime società egualitarie e pacifiche tendevano a cercare poco più di quanto sarebbe stato sufficiente per superare i morsi della fame, evitare il dolore e la mortalità, e riprodursi. Agendo in questo modo, rispecchiavano il comportamento delle altre specie. Ma grazie alle caratteristiche uniche sviluppate dagli esseri umani, le comunità godevano di un vantaggio evolutivo: si sono dedicate al saccheggio e al dominio. Con i vantaggi materiali acquisiti grazie a queste attività adattative di sopravvivenza, tali società sono state in grado di espandere e proteggere i loro privilegi. Sono emerse nuove strutture sociali che hanno elevato i mezzi materiali – la sostenibilità adattativa – dei pochi che dominavano i molti.

 

È stato questo motore di dominio e di sfruttamento primitivo poco diverso, all’inizio, da ciò che oggi chiamiamo “furto”, che Marx ed Engels hanno posto al centro dell’evoluzione sociale. Come scienziati sociali, la hanno esaminata freddamente, come processo fondamentale alla trasformazione sociale (benché, come esseri umani, non potessero fare a meno di dipingere vividamente il dolore e la degradazione del processo). Inoltre, videro questo processo sociale come la base per la creazione della divisione del lavoro – operai, soldati, ecc – e la differenziazione in classi (nella misura in cui questo processo può rispecchiare le strutture sociali delle api, si deve ricordare che gli esseri umani hanno generato queste divisioni socialmente e non geneticamente).

Analogamente all’evoluzione delle specie, alcuni percorsi di trasformazione sociale non hanno avuto successo o sono stati conservati da confini naturali o dall’isolamento, lasciando alcune società sostenibili ma congelate nel tempo. I meccanismi di sfruttamento e di dominio di classe, però, sono andati avanti nelle altre, producendo sempre maggiori accumuli di eccedenze. Marx ed Engels hanno individuato i modelli di sfruttamento – la schiavitù, la servitù della gleba e l’acquisto del potere del libero lavoro – che costituivano gli indicatori nell’evoluzione sociale degli esseri umani. Attingendo ai loro rigorosi studi su questi precedenti cambiamenti, Marx ed Engels hanno previsto un momento in cui il meccanismo di sfruttamento non solo non sarebbe servito a nulla come motore di sviluppo sociale, ma, anzi, sarebbe diventato un freno alla sopravvivenza umana. Sostengo che ci troviamo nel bel mezzo del periodo in cui tale proiezione è diventata una realtà. La forma dominante di organizzazione sociale – il capitalismo – ora minaccia la sopravvivenza umana su tanti fronti – la guerra, il caos ambientale, la povertà estrema, la diminuzione del tenore di vita, il degrado culturale, la perdita della comunità, i valori vuoti – che la trasformazione ulteriore non solo è auspicabile, ma necessaria .

Concludendo, Dawkins fa delle osservazioni casuali e incidentali sulle leggi della termodinamica, rilevando che coloro che vedono un conflitto fra queste leggi e il darwinismo sono ignoranti. Con questa digressione, egli si riferisce principalmente alla Seconda legge della termodinamica – l’aumento irreversibile dell’entropia all’interno di sistemi chiusi. Aumentare l’entropia – in parole semplici, la tendenza dell’ordine a dissolversi nel disordine – rappresenta un’unica legge che introduce la direzionalità nei processi fisici. Mentre la maggior parte dei processi sono reversibili – l’acqua può diventare vapore e successivamente diventare nuovamente acqua – la Seconda legge pone un processo che, nel lungo periodo, riduce ciò che noi percepiamo come ordine od organizzazione in un blando e fortuito disordine: le nostre scarpe si consumano, i nostri castelli di sabbia si sbriciolano, le nostre montagne subiscono l’erosione ed i nostri muscoli si indeboliscano. Ma spesso questo casualizzare genera interessanti combinazioni nuove, come la vita stessa. Questo affascinante e fortuito evento organico porta in se una caratteristica altrettanto interessante: benché la vita abbia una tenuta fragile, riesce ad andare avanti sfruttando i cambiamenti casuali per migliorare la sua capacità di sopravvivenza. L’evoluzione di nuove specie è riuscita a stare un passo, un piccolissimo passo, davanti all’entropia crescente del nostro sistema chiuso. Tutti, tranne gli ignoranti, riconoscono come questo sia nello stesso tempo coerente e subordinato alla Seconda legge.

 

Come l’evoluzione darwiniana, la teoria marxista della trasformazione sociale – comunemente chiamata “materialismo storico” – abbraccia la Seconda legge della termodinamica, ma, in questo caso, nelle continue ri-organizzazioni della società per contrastare le infinite sfide poste dall’entropia alla sopravvivenza umana: le malattie, la fame, le calamità ambientali e l’autodistruzione. Analogamente all’evoluzione biologica, l’evoluzione sociale è un processo fragile che, nelle migliori condizioni, resterà per sempre un solo passo davanti alle forze dissolutrici della natura. Tuttavia, nel caso della società, ciò che è determinante non sono i cambiamenti fortuiti selezionati in base all’idoneità alla sopravvivenza, ma le coscienti costruzioni umane selezionate nella loro resistenza alle sfide della natura e della follia umana.

 

Engels, nell’introduzione alla Dialettica della Natura (1), ha riconosciuto la scienza di Darwin, mentre prevedeva le enormi possibilità scatenate da una comprensione della scienza della società:

 

«Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico, sono lo stato normale del regno animale. Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale, nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano, può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie. L’evoluzione storica rende ogni giorno più indispensabile, ma anche ogni giorno più realizzabile una tale organizzazione. Essa segnerà la data iniziale di una nuova epoca storica nella quale l’umanità stessa, e con essa tutti i rami della sua attività, in particolare la scienza della natura, prenderanno uno slancio tale da lasciare in una fonda ombra tutto ciò che c’è stato prima. »

 

È questa la ricerca più profonda per capire l’evoluzione della società che Marx ed Engels hanno condotto a scienza. È questa la scienza di cui c’è così urgente bisogno per affrontare i problemi del nostro tempo.

 

1) Karl Marx – Friedrich Engels, Opere Complete, vol. 25, Editori Riuniti, Roma, 1974 – Friedrich Engels, Dialettica della natura, Introduzione, 332

 

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