I NUOVI ATTORI DELLA POLITICA MONDIALE di Vincenzo Gagliano

nuclear-explosion-copy-copy.jpgSoltanto un’analisi condotta su base scientifica (e, dunque, marxista leninista) del sistema economico finanziario statale del capitalismo, può farci approdare alla conclusione –che ha il valore di una consapevole teoria militante- che nella nostra epoca  l’imperialismo si è ridotto ad uno solo. Nell’attesa dunque di tornare più e più volte sull’argomento, poniamo all’attenzione dei compagni alcuni elementi di riflessione.
L’evoluta, inarrestabile compenetrazione, tra apparato produttivo, alimentazione del mercato e della circolazione mondiale, funzioni pubbliche sensibili, ha collocato negli Stati Uniti d’America, proprio in ragione della supremazia militare, la regolazione dei principi accumulativi estorsivi, la dislocazione degli effetti della divisione internazionale del lavoro (di qui la fissazione delle precarietà salariali e di vita, dei flussi di schiavismo), la redditività degli impieghi di capitale. E questa stretta compenetrazione fra apparato produttivo, mercato e potere pubblico riesce sempre meno a celare il violento feroce modello degli attuali rapporti proprietari. La decisiva regolazione dei conti tra i diversi centri del potere capitalistico (Inghilterra, Francia, Germania, Giappone) è avvenuta nel corso della seconda guerra mondiale, sostanzialmente condotta dagli Usa (che in tal senso hanno programmato il come e il quando dell’entrata in conflitto) per acquisire la guida dell’imperialismo capitalistico e dare il colpo mortale all’Unione Sovietica, all’enorme portata storica della Rivoluzione d’Ottobre.

L’opera grandiosa di Stalin e del popolo sovietico che di fronte al mondo hanno respinto la minaccia nazifascista e imperialista portando nel cuore dell’Europa occidentale la bandiera rossa del proletariato e del Kremlino, la vittoria della Rivoluzione cinese, la fase post-coloniale, conseguente all’accresciuto ruolo dei paesi  delle economie e degli eserciti comunisti, aperta in Africa, Indocina, Asia, Medio Oriente sono tutti potenti processi che aprono una lotta senza quartiere al sistema capitalistico. Gli Usa, sfidati apertamente sul terreno economico e militare, sollecitano con atti di politica estera e di riorganizzazione economico-produttiva tutti gli elementi della fase imperialista del capitalismo.  L’uso consapevole della minaccia militare e della guerra imperialista apertamente attuata, il tentativo di confinare le esperienze di società comuniste in ambiti geografici politici economici e militari, sono combinati con i processi di centralizzazione del mercato del credito, di sussunzione delle funzioni delle imprese produttive nel sistema finanziario, la distribuzione mondiale del debito pubblico dello stato imperialista. La controrivoluzione politico-ideologica di Krusciov che spiega e rende possibile il tradimento compiuto da Gorbaciov, la caduta dell’Urss e dei paesi socialisti nell’Europa dell’est, non riescono a compensare il lavoro di erosione  che la “putredine” capitalistica ha determinato nella stabilità dei sistemi occidentali, degli stili di vita e di cultura, nella composizione dei consumi, nella ricomposizione dei capitali impiegati. Perché il sistema produttivo proprietario del capitalismo è così che funziona, ma soprattutto perché il gigante rosso d’oriente, la Cina comunista ha saputo portare l’attacco sulla divisione internazionale dei mercati, sul controllo dei centri sensibili del potere finanziario americano e mondiale, ha originato una domanda di consumo, un’offerta di produzioni senza precedenti nella storia per compattezza temporale degli eventi, di competizione scientifica e militare. E tutto ciò mantenendo la guida delle essenziali funzioni pubbliche ed economiche sotto la responsabilità del Partito comunista cinese.   I veli cadono, milioni di esseri umani sono attratti nel buco nero della cosiddetta crisi, è un nuovo rantolante processo riorganizzativo di funzioni e poteri del capitalismo a spese della specie umana. È l’ora di tenere duro, di non cedere alle sirene obamiane e alle abominevoli sparate demagogiche su un mondo senza atomiche: vi immaginate che cosa sarebbe l’imperialismo Usa senza le armi di distruzione di massa? Il riarmo, anche nucleare, dei paesi comunisti, di ogni paese nemico degli Usa attacca l’unico anello ancora forte dell’imperialismo, gli arsenali militari, l’apparato militare industriale, la supremazia Usa sulle politiche estere d’Occidente. Di Europa, per il momento non parliamo: dopo due criminali carneficine mondiali scatenate nel cuore di questo Continente, la Storia ha relegato le sue classi dominanti  ad un miserabile ruolo di comparsa e di complice prono ai voleri degli Usa. Oggi, gli attori principali della scena politica mondiale sono gli Usa, la Cina e la Russia. L’inevitabile scontro fra questi paesi -soltanto gli apostati del marxismo possono ingannare se stessi e le masse sull’evitabilità delle guerre- produrrà la catastrofe dell’imperialismo ed una nuova grandiosa epoca nella storia umana.

Vincenzo Gagliano

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