L’IMPERIALISMO USA CONTINUA A PRENDERE CALCI NEL SEDERE

La Repubblica Popolare Democratica di Corea ha fatto bene a respingere la dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Infatti, subito dopo il riuscito esperimento coreano, con il quale si è verificata l’efficacia di un satellite per le telecomunicazioni, il Giappone ha fatto la voce grossa, immediatamente spalleggiato dagli Usa, accusando la Corea di aver violato, con il lancio di un missile, la risoluzione Onu 1718 sulla sicurezza. A nulla sono servite la reiterate dichiarazioni di Pak Tok Hun, rappresentante permanente della delegazione della RPDC all’Onu, secondo il quale si è trattato del lancio di un satellite e non di un missile; inoltre il diplomatico di Pyogyang ha aggiunto che ogni paese ha il diritto inalienabile di utilizzare per scopi pacifici lo spazio intersiderale. Infine ha detto che la maggior maggior parte dei paesi ha riconosciuto che si è trattato del lancio di un satellite e non di un missile. Ma il rappresentante del Giappone ha chiesto e ottenuto che si riunisse d’urgenza il Consiglio di sicurezza al fine di adottare severe misure punitive contro la Corea del nord.                          I rappresentanti diplomatici di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Corea del sud hanno subito iniziato la discussione su un progetto severamente sanzionatorio da presentare alla sessione d’urgenza. La Russia è intervenuta dicendo che le sanzioni sarebbero state controproducenti e la Cina ha a sua volta ammonito gli ultras a trattare la questione con la dovuta cautela ed attenzione. Nella seduta d’urgenza il Consiglio di sicurezza non è riuscito a concordare un documento. Quindi, il segretario generale Ban Ki-moon ha fatto un appello per una soluzione unitaria. A questo punto si sono riuniti i membri permanenti del Consiglio di sicurezza ( Cina, Russia, Usa, Francia, Gran Bretagna e, per l’occasione, anche dal Giappone) per preparare una risoluzione che è arrivata solo dopo vari incontri di mediazione. Così il 13 aprile è stata approvata dal Consiglio di sicurezza una dichiarazione che condanna l’esperimento della Corea, la invita al rispetto della risoluzione 1718 sulla sicurezza e fa appello a riprendere i “negoziati a sei” (RDPC, Cina, Russia, Giappone, Usa, Corea del sud) al fine di produrre nuovi sforzi per risolvere pacificamente i problemi si sicurezza nella regione. Dunque, pur essendo state depennate le misure più drastiche contenute nella risoluzione 1718, quali il congelamento dei beni e l’embargo delle armi, il documento conclusivo avvilisce e offende il popolo nord coreano. Gli Usa sono riusciti nella loro duplice intenzione: 1) minacciare la RDPC, limitandone di fatto la sovranità; 2) far sentire il fiato addosso ai cinesi. Ma la Repubblica Democratica Popolare di Corea ha respinto tale intimidazione e la Cina ha annunciato che non voterà più alcuna risoluzione contro la Corea. Ora la questione va evolvendosi in senso peggiorativo: i Coreani hanno dichiarato che la loro collaborazione con l’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) è finita e che non accetteranno più ispezioni; l’Amministrazione americana ha alzato ancora di più il tono minaccioso; il presidente del Parlamento della Repubblica democratica popolare di Corea (RPDC), Kim Yong Nam ha affermato che Washington e Seul stanno facendo gravi passi in direzione di una guerra d’aggressione contro la RDPC, ecc…                                                                                                                                                                                       Si è dunque determinata una situazione di tensione e di caos.                                                                                                                  Anche in questa occasione si conferma ciò che ripeteva il Presidente Mao: l’imperialismo semina caos e fallisce, semina caos e fallisce, fino alla disfatta totale.  Gli americani minacciano, intimidiscono, sanzionano, comandano, dirigono, opprimono; essi si comportano da padroni della terra; ma non possono decidere per tutti e per tutto: chi può fare pacifici esperimenti e chi no; chi deve avere l’atomica e chi non la deve avere; chi sono gli “stati canaglia” e chi sono gli stati democratici; chi rispetta i diritti umani e chi no; chi sono i terroristi e chi sono i combattenti per la libertà. Essi hanno una potenza militare incredibile, ma non sono, come ha detto più di qualche inquilino della Casa Bianca, gli inviati del signore. Anzi, da qualche decennio in qua, stanno perdendo colpi e la situazione sta sfuggendo loro di mano. Tutto ciò grazie alle lotte antimperialiste dei popoli del mondo. Ma grazie anche e, direi, soprattutto, alla Cina. Questo grande paese è il bastione dell’antimperialismo mondiale. Ha reso possibile la resistenza di Cuba all’aggressione amerikana e, insieme all’eroico popolo di questo spendido paese tropicale, ha sostenuto e sta sotenendo la rivoluzione antimperialista che va propagandosi in tutta l’America latina. Anche l’Africa ha oggi la possibilità di lottare contro lo strangolamento statunitense, contando sulla Cina. E il popolo coreano può permettersi di mandare a quel paese la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e anche i colloqui a sei, perché c’è la Cina (in questo caso, in verità, anche la Russia che è sempre più in sintonia con la Cina). Se non ci fosse stata la Cina, probabilmente la Corea del Nord avrebbe avuto un’altra storia, forse sarebbe stata “normalizzata” come l’Iraq e l’Afghanistan. Anche la dichiarazione presidenziale del Consiglio di sicurezza del 13 aprile sarebbe stata molto più pesante senza la presenza della Cina (e della Russia) e certamente non si sarebbe parlato di ripresa dei colloqui a sei, ma di quali gravi sanzioni adottare.
Ebbene, ritornando all’affermazione iniziale, la Repubblica Democratica Popolare di Corea ha fatto bene a reagire con dignità e orgoglio, con determinazione e spirito rivoluzionario. Più popoli dovrebbero seguirne l’esempio e, in tal modo, rafforzare la corrente rivoluzionaria mondiale. Così si combatte e si indebolisce l’imperialismo americano; non bisogna aver paura della funzione che si arroga il gendarme mondiale forte dello strapotere bellico. L’imperialismo è destinato a morire ed è una tigre di carta. Il ruolo degli Stati Uniti va scemando, mentre con convinzione crescente sono i palestinesi, i cubani, i brasiliani, i venezuelani, i boliviani, i nicaraguensi, i sudafricani, in breve i popoli del mondo a fare la storia, sostenuti dalla Cina che sempre più si afferma come motore della rivoluzione mondiale.

Francesco Rozza

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