LA FARSA DEI TRIBUNALI PENALI INTERNAZIONALI

I “Tribunali penali internazionali” saranno sempre una farsa, prima ancora che per motivi di carattere giuridico per un’elementare considerazione politica: fino a quando esisterà l’imperialismo Usa, che non è una “grande democrazia” ma il centro della reazione mondiale e il nemico numero uno dei popoli del mondo, qualsiasi aspirazione a rendere effettivamente operante il diritto internazionale sarà frustrata. Gli specialisti borghesi in materia -tipo Antonio Cassese su Repubblica- che si attardano ad esaminare nelle minuzie i limiti o la “fattibilità” di simili tribunali, discettano su una giustizia che dovrebbe essere “imparziale, indipendente ed equa” senza essere neanche lontanamente sfiorati dall’idea che dietro ognuna di queste solenni Corti internazionali costituite da giudici venduti, come Carla Del Ponte, vi sono gli Stati Uniti d’America con il loro apparato spionistico militare e “diplomatico”, che decidono, essi, attori principali e fomentatori di crimini contro l’umanità, chi sono i “criminali” da mettere sotto processo.

Nel 1965 in Indonesia, quando Sukarno intendeva associare al governo del Paese il Partito comunista, l’ambasciata americana sostenne politicamente, finanziariamente e operativamente il colpo di stato di Suharto che si risolse nel bagno di sangue di un milione di comunisti. Il fiume Brantas che scorre nella parte orientale dell’isola di Giava si tinse di rosso: vi si gettarono i corpi massacrati non solo per liberarsene più agevolmente ma anche allo scopo di dare un avvertimento terrorizzante, come per dire: tutti i comunisti stanno facendo e faranno questa fine. Il sanguinario Suharto è morto da poco, nel suo letto, e bisognerà attendere il crollo dell’imperialismo Usa perché un autentico tribunale penale internazionale faccia giustizia su questa pagina di orrore e di sangue e inchiodi i fascisti indonesiani e l’allora ambasciatore Usa a Giakarta alla loro colpevolezza di autori di crimini contro l’umanità.

Ma non vi sono solo giudici venduti, vi sono anche giornalisti venduti. Prendete Bernardo Valli (di Repubblica): costui è stato inviato speciale permanente in Estremo oriente ed ha seguito, in loco, tutta la vicenda dei crimini Usa in Vietnam, Laos e Cambogia. Fu testimone del colpo di stato cambogiano contro il principe patriota Sihanuk -direttamente organizzato dall’ ambasciatore americano John Gunter Dean- fino alla presa di Phnom Penh da parte dei comunisti cambogiani (i Khmer rossi).Questo giornalista venduto all’occidente imperialista sa bene che cosa hanno fatto gli Usa in quel paese, ma non solo lo tiene nascosto, quando poi osa scrivere, senza vergogna, che il “genocidio cambogiano” (ad opera dei comunisti ovviamente) “è il secondo in ordine di tempo rispetto a quello perpetrato dai nazisti contro gli ebrei”: si può essere più mascalzoni e venduti di così?

Vediamo invece come andarono le cose. Nei riguardi della Cambogia Nixon inaugurò una nuova “dottrina” che consisteva nel non impegnare truppe al suolo ma fare agire solo l’aviazione. Nel marzo 1969 diede l’ordine di colpire quel Paese con i B-52. Dichiarò: “Non vi sono truppe combattenti americane in Cambogia, non vi sono consiglieri americani in Cambogia. Noi aiuteremo la Cambogia. La Cambogia rappresenta la dottrina Nixon nella sua forma più pura”. Questa campagna di bombardamenti fu cinicamente denominata “breakfast” (prima colazione), durò quattordici mesi, e ad essa ne seguirono a brevi intervalli di tempo altre 5 denominate anch’esse, con criminale cinismo: Lunch (Seconda colazione), Snack (Spuntino), Dinner (Pranzo), Dessert (Dolce), Supper (Cena). Questo orrore cessò il 15 agosto 1973. Quattro anni di bombardamenti, di rovine, di stragi. Quattro anni, incredibile! In quei quattro anni di attacchi dal cielo furono sganciate sulla Cambogia centinaia di migliaia di tonnellate di bombe, più di quante ne subì il Giappone durante tutta la Seconda guerra mondiale. Questi ordigni ad alto potenziale rasero al suolo il Paese e provocarono centinaia di migliaia di morti. Le popolazioni superstiti per sfuggire alla morte si riversarono, in esodi di dimensioni bibliche, nella capitale Phnom Penh risparmiata dalle bombe perché vi “governava” il fantoccio Lon Nol messo lì dall’ambasciata Usa. Phnom Penh da 600 000 abitanti, passò a oltre 2 milioni nel volgere di breve tempo, ciò che causò inimmaginabili condizioni di degrado, fame, epidemie e le conseguenti, innumerevoli morti. Ma questa cosiddetta dottrina Nixon non riuscì a spezzare la Resistenza dei patrioti cambogiani guidati dai comunisti, anzi, l’orrendo massacro (di cui il mascalzone corrispondente di Repubblica non dice assolutamente nulla) diede una spinta propulsiva alla crescita dei comunisti, e all’indomani della cessazione dei bombardamenti i patrioti conquistarono la capitale e l’ambasciatore americano e il governo fantoccio si diedero ad una ignominiosa fuga non meno ignominiosa di quella che avvenne a Saigon e a cui tutto il mondo assistette quasi in diretta Tv.

Se esistesse oggi la possibilità effettiva di creare un autentico tribunale penale internazionale, sul banco degli imputati andrebbero messi Nixon e Kissinger non i comunisti cambogiani. Innanzitutto, l’accusa che viene mossa a questi ultimi di aver ucciso due milioni di cambogiani è ridicola: l’orrenda strage dei B-52 ebbe strascichi di morte ben al di là della cessazione dei bombardamenti. Poi, quando le guerre civili sono allo stesso tempo guerre di liberazione nazionale, e si intrecciano l’una con l’altra, esse assumono forme particolarmente feroci e devastanti proprio per l’estrema polarizzazione politica degli opposti schieramenti. Quando la folla inferocita ed esasperata catturò Lon Nil, fratello dell’odiatissima marionetta Lon Nol, fu fatto letteralmente a pezzi e divorato!

In un baldanzoso discorso alla nazione, poco prima di essere costretto a far cessare definitivamente i bombardamenti sulla Cambogia per le pressioni del Congresso e della rivolta studentesca, Nixon disse: “Se, quando la situazione precipita, la più potente nazione del mondo, gli Stati Uniti d’America, agisce come un gigante misericordioso e inerme, allora le forze del totalitarismo e dell’anarchia minacceranno le nazioni libere e le libere istituzioni in tutto il mondo”. Ma, a dispetto della baldanza, “la più potente nazione del mondo” (che si sta rivelando sempre più un Quarto Reich planetario), nient’affatto misericordiosa e disarmata, subì in Cambogia una cocente disfatta. E ora, dopo aver brigato per trenta anni per mettere su una Norimberga posticcia, intende celebrare la sua vendetta contro i comunisti. Chi abboccherà all’amo di questa farsa? Sicuramente un’opinione pubblica occidentale avvelenata da una semisecolare propaganda anticomunista, non solo, ma anche tutti i “comunisti” dagli eccelsi sentimenti, bertinottiani, trotskoingraiani, demoproletari con al seguito disobbedienti e pacifisti. E sarà tutto un inno alla libertà e alla democrazia, un no alle “atrocità” del comunismo e in questa sinfonia falsa e cacofonica spiccherà l’assolo di Violante dal titolo “mi vergogno di essere stato comunista”. Nel 1973 Kissinger , uno dei più grandi criminali della nostra epoca, vinse il premio Nobel per la pace. Se istituissero un premio Nobel per la stupidità (ciò che eleverebbe il prestigio di questo premio sputtanato), fra i più probabili candidati alla vittoria sicuramente vi sarebbero i pentiti del comunismo.

Amedeo Curatoli

One Response to “LA FARSA DEI TRIBUNALI PENALI INTERNAZIONALI”

  1. Andrea Girolami says:

    «C’è un albero, davanti a una delle fosse…Era l’albero dei bambini, dove i giovani soldati di Pol Pot portavano i ragazzini di due o tre anni o anche meno: li afferravano per i piedi e li sbattevano contro il tronco, fino a fracassargli la testa.
    E lo facevano davanti alle madri, che assistevano straziate e impotenti…Il sangue dei piccoli ha scurito la corteccia
    e quel colore rossastro non se ne va più».

    (Bambini d’Oriente, di Ruggeri Corrado, Feltrinelli, 1998)

    Quanto compiuto dai Khmer Rossi in Cambogia durante e dopo la dittatura
    del leader Salot Sar (Pol Pot) – 2 milioni di morti – è una delle più spaventose e vigliacche manifestazioni di follia di massa che il mondo ricordi.

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