Sulla violenza e la disobbedienza in Grecia

Pubblichiamo di seguito un interessante dibattito apparso su Indymedia Italy a proposito della situazione in Grecia e delle pratiche messe in atto dal loro moviemento extraparlamentare. Da tale scambio di opinioni si possono evincere quelle che sono le posizioni di parte del movimento in Italia in questo momento. Abbiamo partecipato al dibattito sostenendo il totale rifiuto del pacifismo e della disobbedienza civile come pratiche di lotta.

Sulla violenza e la disobbedienza in Grecia

autore:

M.

Ma quale disobbedenzia per favore…Sento parlare di questa parola unitile e vuota da 10 anni, ma sopratutto dopo Genova, mi sembra un’invenzione reazionaria che ha spento ogni focolaio di protesta in italia ed in Europa. Il moviento no globan non significa un cazzo perchè rifiuta l’ideologia e le pratiche sperimentate e storiche della rivoluzione. La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi e la storia si ripete. Ma che credete che in Grecia succedeva tutto quello che è successo se alla base non affamavano il popolo e la classe studentesca? Se la crisi finanziaria ed i grandi incentivi alle banche non ci avessero ridotto alla fame succedeva tutto ciò? Parliamoci chiaro, chi incita al pacifismo in questo momento o è un venduto o è uno stronzo che non ha capito un cazzo.
L’unico modo ri rovesciare un governo fascista come quello greco (e come il nostro…) è quello creare un momento forte di scontro, di dare fuoco alle banche ed alle macchine e di scagliarsi contro l’ordine costituito senza alcuna pietà e senza alcuna esitazione.



100%d accordo.

Inserito da Anonimo (.) il Mar, 09/12/2008 – 23:47

100%d accordo.

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anche io d’accordo al

Inserito da Anonimo (.) il Mer, 10/12/2008 – 01:15

anche io d’accordo al 100%
la disobbedienza non serve a un cazzo…

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ha ragione il compagno

Inserito da Anonimo (.) il Mer, 10/12/2008 – 01:20

ha ragione il compagno, la disobbedienza non serve…

Analisi lucida no, ma…

Inserito da Anonimo (.) il Mer, 10/12/2008 – 09:48

“Classe studentesca” è un concetto molto aleatorio, si confonde la pratica della disobbedienza civile con il pacifismo nonviolento (e sappiamo quando le due cose, soprattutto qui in Italia, siano distanti), molto semplicismo sulla storia della lotta di classe e i momenti di conflittualità sociale che viviamo oggi… Però è vero che sono stati anni di stallo, dove i tentativi di composizione teorica sono spesso naufragati e una pratica di lotta che portasse ad una evoluzione del conflitto e del confronto con lo Stato non è mai stata formalizzata. Ci siamo nascosti per troppo tempo dietro a delle etichette, e l’implosione tragica dell’esperienza disobbediente come soggettività lo ha dimostrato. Adesso forse è davvero il caso di ricominciare dalle parole d’ordine, dall’organizzazione, sempre tenendo conto delle dinamiche nuove e del suolo su cui ci muoviamo. Rimuoverci sul piano politico è prioritario per ricostruire una vera soggettività antagonista che sia in grado di reggere e supportare le pulsioni conflittuali che la società sta evidenziando e che in un’ottica di breve termine sono probabilmente destinate ad aumentare, di consistenza e intensità…

La disobbedienza civile

Inserito da matteo (.) il Mer, 10/12/2008 – 10:38

Io credo che il concetto di classe studentesca è stato e continua ad essere molto vicino a qullo di disobbedienza civile e non sottilizzerei troppo tra quest’ultima ed il pacifismo non violento. In sostanza la disobbedienza è una pratica non violenta spesso voluta dai parlamentari “infiltrati” all’interno del movimento extraparlamentare italiano. Ti dirò di più, è una pratica pericolosa perchè cerca lo scontro ma non è pronta allo scontro e lascia centinaia di persone allo sbando in situazioni di estrema violenza da parte delle forze dell’ordine (testimonianza personale).
Sai perchè tutto è naufragato all’interno del movimento no-global? perchè non si è potuto più parlare di tensione ideale verso un nuovo socialismo, verso il rovesciamento dei governi che si sono succeduti in Italia in quest’ultimo decennio e non verso il dialogo attraverso i due partiti-diarrea-anticomunisti (PRC e PDCI) che hanno costantemente buttato acqua sul fuoco.
Probabilmtnte hai ragione sulla grettezza della mia analisi riguardo la lotta di classe, ma non era di questo che volevo parlare adesso.
Grazie per il tuo commento.
Matteo de Notaris

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Più che sul concetto di

Inserito da Valerio (.) il Mer, 10/12/2008 – 12:12

Più che sul concetto di “disobbedienza”, sarebbe necessaria una riflessione si chi sono i disobbedienti e su cosa hanno fatto a Roma quando c’erano Rutelli e Veltroni, su come vengono gestite le occupazioni di case a Roma, sulle convivenze tra istituzioni e centri sociali, su come gestiscono il dissenso politico a sinistra (pestaggi e intimidazioni verso i compagni non allineati al Tarzan-Nunzio pensiero), su come da Onda Rossa siano sparite tutte le voci discordanti con il Negri-pensiero, sulla “strana alleanza” tra Boys e 32 a San lorenzo, su chi vuole e sound-system ai cortei per i compagni morti (vedi Carlo Giuliani e Renato) e perchè. Credo che il comportamento di tali pompieri,funzionali per contenere la rabbia sociale.
Spero che non venir censurato dai libertari di Indymedia

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Alt. Attenzione però a non

Inserito da Anonimo (.) il Mer, 10/12/2008 – 12:26

Alt. Attenzione però a non farsi prendere da facili entusiasmi, non vanno sottovalutati dei passaggi fondamentali.

I fatti di questi giorni in Grecia partono da due presupposti fondamentali che in Italia mancano del tutto, è dunque assai utopistico, immaginare scenari simili qui da noi, se non altro a breve termine. Il primo presupposto mancante, è la già ricordata differenza di contesto sociale e politico, che si riscontra anche a livello istituzionale, il KKE (ossia il principale Partito Comunista in Grecia) si aggira attorno all’8%, una seconda formazione, di cui non mi sovviene il nome, che è una coalizione che comunque è ascrivibile all’area della cosiddettà sinistra radicale (mi scuso per il termine giornalistico, ma è per far capire più o meno di che si tratta), si aggira attorno all’4-5%. A questo scenario istituzionale di non poco conto, va ad aggiungersi tutto il retroterra extraparlamentare comunista ed anarchico che non è certo da sottovalutare, anzi. A livello pratico, poi, non può senz’altro sottovalutarsi l’attitudine a certe pratiche di piazza di un determinato livello a cui in Grecia si è abbastanza abituati, lo scontro duro e forte con le forze dell’ordine non è affatto una novita di questi giorni, anche se chiaramente non con modalità cosi continuate.

Il secondo presupposto che manca è appunto il fatto che ha scatenato le azioni di questi giorni, l’uccisione del compagno 15enne, penso che nessuno però si auguri che una tale miccia debba accendersi anche in Italia. Chiaro però che nell’eventualità, qui da noi non si sarebbe in grado di riproporre ciò che accade in Grecia.

La sommatoria di questi presupposti è chiaro che sia una risultante che incute timore al governo greco, inducendolo alla negoziazione, al passo indietro. Da qui, a vedere nei fatti di Grecia la possibilità di sovvertire le istituzione con lo scontro di piazza… dai su, un po’ di serietà e obiettività.

La piazza è la proposizione pratica di un impianto teorico-politico che resta base fondamentale. E’ da lì che deve partire il conflitto. Il fatto che l’Onda sia stata spalleggiata, supportata, messa in risalto dai più grandi giornali borghesi, dai media mainstream, mette chiaramente in risalto la sua natura NON CONFLITTUALE, sia a livello di piazza, ma soprattutto a livello teorico politico. Non solo la natura è NON CONFLITTUALE, ma anche nelle masse proletarie l’Onda non viene percepita come tale. E mai lo sarà. Come se ne esce? A breve termine, compagni, non se ne esce, mettiamoci l’anima in pace. Siamo in una fase importante, cruciale, ma gli errori e la latitanza nel passato si pagano, si paga e si sconta soprattutto la latitanza di un Partito Comunista serio ed organizzato, radicato, conflittuale, che lo si condivida o meno, esso è necessario, anche per la proposizione più massiccia di frange e settori che extraparlmentari lo sono per scelta. Per questo a mio avviso è inutile, non che deleterio, sputare su Rifondazione, è giusto e sacrosanto sputare sul passato bertinottiano, sull’attuale corrente vendoliana, ma ben venga un radicamento maggiore del Partito, se effettivamente conflittuale. Una coscienza politica conflittuale di classe non la si crea dall’oggi al domani, o da un mese all’altro. E allo stato attuale delle cose non c’è avanguardia politica capace di proporre questo passaggio. Sia nel movimento studentesco, sia nel movimento antagonista (che non a caso si mantiene da parte rispetto all’Onda), sia a livello partitico. O meglio, l’avanguardia attuale non garantisce questi possibili sbocchi conflittuali, non è che non c’è in senso assoluto…

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ci sono cose

Inserito da Anonimo (.) il Mer, 10/12/2008 – 16:31

ci sono cose che si potrebbero cambiare anche senza violenza, con uno stile di vita più consapevole e grazie all’uso concreto di materia cerebrale.

One Response to “Sulla violenza e la disobbedienza in Grecia”

  1. MORENO says:

    I discorsi che qui leggo, il sottoscritto li aveva dichiarati al TG3 nazionale da Genova al G8 – la domenica mattina, fine luglio 2001. Sono stato definito un sovversivo, un pericoloso sostenitore dei back bloc, da emarginare ed ho subito assurde/durissime persecuzioni politiche-giudiziarie. Ma purtroppo questa è la realtà. Anzi, questa posizione (con documenti scritti e sequestrati dalla D.I.G.O.S. di Vr) l’ avevo già affermata dal 1990. Oggi non ho cambiato un millimetro di quanto più volte chiarito. PURTROPPO (ripeto) ! Con questo intendo mettere ben in chiaro che NON SONO UN GUERRAFONDAIO, ma nemmeno un’ipocrita pseudo-pacifista. Molti di questi, lo sono fin quando non gli TOCCHI I LORO INTERESSI – PRIVILEGI PERSONALI. Tramite le calunnie, gli inganni ed altre infamie cercano di fregarti o danneggiarti (alle spalle ovviamente). Usano i metodi “democratici” di violenza. Chiarito questo, proprio perchè mi occupo di comunicazione, ho viaggiato per molto tempo nel “3 mondo” ed ho visto di persona situazioni durissime, mi AUGURO che il VERO CAMBIAMENTO possa avvenire con il minore uso possibile di azioni dure o violente. Possono trovarsi coinvolti bambini, anziani, disabili, donne, ecc.. E’ veramente MOLTO TRISTE che per poter ottenere dei veri cambiamenti concreti bisogna ricorrere a queste modalità. Con questa dichiarazione ho voluto evidenziare il fatto che l’uso delle maniere forti NON DEVE MAI ESSERE UNO SFOGO INDISCRIMINATO o peggio un DIVERTIMENTO. C’è da piangere, nell’essere consapevoli che viviamo una realtà scellerata, folle e devastante per tutti. Cordiali saluti, e grazie per la vostra attenzione. MORENO – AREALIBERA

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