LA GLOBALIZZAZIONE E LA CINA

La compagna Giuseppina Ficarra ha espresso le seguenti  perplessità alla mia nota:“Continuiamo a discutere sulla Cina” in questi termini:

 

«il fatto che il PCC non abbia buttato nella spazzatura Mao Zedong come ha fatto il Pcus kruscioviano con Stalin nel 1956, non conta niente? è un puro inganno? e il fatto che le statue di Mao erette nelle città della Cina non siano state abbattute come è accaduto alle statue di Stalin (ma anche a quelle di Lenin) nei paesi dell’ex Urss non ha alcun significato? e ancora: il fatto che nei suoi Congressi il PCC ribadisca che il Partito si fonda sul marxismo leninismo e sul Pensiero di Mao Zedong non ha alcun rilievo?»…«come si fa a tener fuori da queste analisi l’aumento generale del tenore di vita di milletrecendo milioni di cinesi?»
Ma questo basta a dare la certezza che non si stanno commettendo errori?
L’URSSè caduta solo per il rapporto Krusvev? E nei 40 anni successivi quali sono stati gli errori? I fattori molto “disorientanti”, siamo sicuri che siano solo disorientanti, non possono essere il segnale di qualcosa di sbagliato o che si sta sbagliando?
Mi ha fatto meditare questa mattina la lettura di un discorso di Stalin:
Problemi economici del socialismo nell’URSS
1°febbraio 1952
«Lo stesso si deve dire delle leggi dello sviluppo economico, delle leggi dell’economia politica, – non importa se si tratti del periodo del capitalismo o del periodo del socialismo. Anche qui come nelle scienze naturali, le leggi dello sviluppo economico sono leggi obiettive, che riflettono i processi di sviluppo economico che si compiono indipendentemente dalla volontà degli uomini. Gli uomini possono scoprire queste leggi, conoscerle, e basandosi su di esse utilizzarle nell’interesse della società, dare un altro indirizzo alle azioni distruttive di alcune leggi, limitare la loro sfera di azione, dare spazio ad altre leggi che cerchino di aprirsi un varco, ma non possono   distruggerle o creare nuove leggi economiche».
Stalin
Problemieconomici del socialismo nell’URSS
http://www.resistenze.org/sito/ma/di/cs/mdcsbn21-010145.htm

 

La mia risposta:

 

Non ho alcuna certezza che in Cina non si stiano commettendo errori. Un marxista non può avere “certezze” di questo genere. La colossale industrializzazione indotta dalla linea di apertura di Deng Xiaoping alle imprese capitalistiche straniere ha reso possibile far nascere nel grande paese asiatico  centinaia di milioni di nuovi posti di lavoro, centinaia di milioni di nuovi operai ai quali ha dato una prospettiva di vita ed un futuro. Questo fenomeno, di proporzioni mai viste prima nella storia, avrà comportato, accanto a fattori estremamente positivi, come la poderosa spinta alla piena occupazione (non in un paese qualsiasi, ma in uno popolato da un quinto dell’umanità!), tale fenomeno, dicevamo, sicuramente avrà comportato anche dei costi da pagare. La svolta tattica di Deng Xiaoping per giungere finalmente  allo sviluppo economico del suo Paese  è stata di un’estrema audacia e dunque anche irta di pericoli. Questo è un aspetto del problema, ma poi ce n’è un altro: il capitalismo, che, come disse Marx “gronda sangue e fango da tutti i pori, dalla testa ai piedi”,  guidato dalla sua furibonda e ingorda sete di massimizzazione del profitto, sta commettendo il crimine (ai danni dei “suoi” operai) di “delocalizzare” le attività produttive impoverendo il sistema industriale “in casa propria” e creando, di conseguenza, miseria e disoccupazione.Questa delocalizzazione di proporzioni globali è a tutto vantaggio della Cina  per  motivi opposti a quelli che spingono i capitalisti ad “espatriare” (è il capitalismo che non ha né patria né nazione).La questione è: l’industrializzazione della Cina è paragonabile a quella avvenuta nell’Inghilterra del XVIII secolo come dicono i trosko-negristi? NO, si tratta di un’industrializzazione guidata e controllata dal Partito Comunista, che in Cina detiene il potere. La Cina non è un paese caraibico dove la United Fruit poteva fare e disfare governi secondo le sue convenienze.

 

All’altra questione posta dalla compagna: “l’URSS è caduta solo per il rapporto Krusciov?” risponderei così: Krusciov, con la svolta del XX congresso del 1956 ha attuato un colpo di Stato “nel campo della sovrastruttura”, come dissero i compagni cinesi. Per quel colpo di stato non furono necessari i carri armati nelle piazze. Demonizzare e criminalizzare il principale artefice dell’edificazione del socialismo nel paese dei Soviet (Stalin) ha significato, storicamente,demonizzare, criminalizzare  e delegittimare il socialismo nel mondo (e questa delegittimazione tutte le masse diseredate e la classe operaia la stanno ancora pagando). Pensare che la svolta di Krusciov all’indomani del XX congresso non sia stata di natura controrivoluzionaria perché la borghesia non si è subito chiaramente manifestata e non si è apparentemente impossessata del potere e non sono comparsisubito,come topi di fogna,  gli oligarchi rapinatori del settore pubblico sovietico è ridicolo. La demonizzazione di Stalin fu fatta in nome del comunismo e del leninismo, e se le forze borghesi controrivoluzionarie in Ungheria insorsero subito, nello stesso anno 1956, in Unione Sovietica, invece, perché la controrivoluzione potesse averla vinta, occorsero 33 anni, e i germi di questa catastrofe e erano contenuti tutti, in nuce, nella svolta kruscioviana. Chi non accetta (o non capisce) questo punto di vista (sempre che sia in buona fede e non un antistalinista camuffato) ha una visione evoluzionistica della storia, una visione che non ammette quelle drammatiche svolte repentine che costituiscono “salti di qualità” che rompono la continuità nell’ ordinario corso dello sviluppo storico. Le forze controrivoluzionarie esistenti in tutti i regimi socialisti (altrimenti a che cosa servirebbe la dittatura del proletariato?) sono pronte a riprendersi il “paradiso perduto”. I successori di Krusciov sono stati kruscioviani essi stessi, fino agli ultimi epigoni, che hanno poi definitivamente smantellato anche le ultime parvenze di un regime socialista. (Amedeo Curatoli)

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