CONTINUIAMO A DISCUTERE SULLA CINA

Una risposta ad alcuni compagni che cortesemente me l’hanno chiesta: è ovvio che in Cina c’è lotta di classe. Finché nel mondo esisterà l’imperialismo, vi sarà sempre lotta di classe. Distrutto l’imperialismo, abolite dal nostro pianeta le guerre (i codardi operaisti tronto-negristi a questo futuro di liberazione non credono più – se mai vi hanno creduto) le contraddizioni cambieranno di natura (saranno contrasti tra vecchio e nuovo, tra giusto e errato ecc.). L’azione di isolamento internazionale del Dalai Lama che il PCC persegue, la repressione che ha attuato nei confronti dei moti studenteschi controrivoluzionari di piazza Tien An Men sono lotta di classe,sinistra contro destra, progresso contro regresso, proletariato contro borghesia. La lotta di classe si riflette nel PCC? Non ne sappiamo nulla, è inutile far lavorare la fantasia. Prima di gridare al lupo! al lupo! aspettiamo di vederlo il lupo. Personalmente, incrociando le dita, mi auguro di non vederlo mai il lupo in Cina. I compagni marxisti leninisti di fede anticinese dicono che è Deng Xiaoping la borghesia nel partito. E’ una cretinata, Deng èun eroe della rivoluzione cinese, come lo è stato Liu Shaoqi. Leggetevi gli scritti militari di Mao Zedong e vedrete chi erano questi uomini. Noi siamo marxisti leninisti non tronto-negristi, per noi vale un’importantissima questione di principio: tra la politica e l’economia il prius è la politica,cioè: la politica è l’espressione concentrata dell’economia. I tronto-negristi dell’epoca di Lenin si chiamavano “economicisti”, capovolgevano il rapporto politica-economia. Lenin li ha fustigati a sangue. Gli spontaneisti lotta-continuisti e gli operaisti tronto-negristi. si sono sempre opposti al leninismo, all’idea che la coscienza all’operaio venisse dall’esterno, hanno sempre schifato Lenin perché hanno sentito anche sulle loro guance il bruciore dei ceffoni che Lenin ha impartito ai loro antenati “economicisti”. Finché esisteranno le società classiste la lotta fra leninismo ed operaismo tronto-negrista (che in altre nazioni e continenti si chiamerà in altro modo) sarà sempre d’attualità perché (non vorrei dire una cosa ovvia…ma la dico!) questo contrasto ha origini di classe: il leninismo è l’ideologia e la pratica del proletario, il tronto-trosko-negrismo è l’ideologia e la pratica del piccolo borghese codardo che ha codardamente sostituito  alla parola rivoluzione la parola transizione e alla parolasocialismo la parola ordinamento post capitalistico. Mi ricordava il compagno Francesco Rozza (fa anch’egli parte della banda FB) che il Manifesto del Partito Comunista  che è,dopo la Bibbia, il documento più letto nella storia dell’umanità, si apre con la frase “La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi”. Ma poi venne uno gnomo, e decretò, dalle alte vette della sua nullità, che le classi non esistono più e che al loro posto (scoperta eccezionale che ha incantato il mondo accademico yankee) c’è la moltitudine (roba che, al confronto, la rivoluzione di Copernico è un gioco da ragazzini, come il Lego).

 

Quando noi ci facciamo disorientare dalle Ferrari cinesi e da alcuni miliardari cinesi (che,ammetto, sono fattori molto “disorientanti”), dimentichiamo la politica e ci immergiamo totalmente nell’economia, e da questa full immersion (Marx non ha dato forse un posto fondamentalissimo all’economia?)  viene fuori  un’analisi “marxista” apparentemente impeccabile (fondata sulle Ferrari e i miliardari): la Cina è borghese, la Cina è capitalista, la Cina è imperialista. E la politica? Cioè: il fatto che il PCC non abbia buttato nella spazzatura Mao Zedong come ha fatto il Pcus kruscioviano con Stalin nel 1956,  non conta niente? è un puro inganno? e il fatto che le statue di Mao erette nelle città della la Cina non siano state abbattute come è accaduto alle statue di Stalin (ma anche a quelle di Lenin) nei paesi dell’ex Urss non ha alcun significato? e ancora: il fatto che nei suoi Congressi il PCC ribadisca che il Partito si fonda sul marxismo leninismo e sul Pensiero di Mao Zedong non ha alcun rilievo? Ma poi, scusate, se facciamo analisi “economiche” scimmiottando Marx, come si fa a tener fuori da queste analisi l’aumento generale del tenore di vita di milletrecendo milioni di cinesi? E’ una cosa di poco conto? Anche il capitalismo riesce a sfamare la gente – ci dicono i compagni marxisti leninisti di fede anticinese. NO, è falso, è apologia di capitalismo, il capitalismo la gente l’affama e l’ammazza. I tronto-negristi, anticinesi furiosi e dementi dicono che in Cina vi è una forma di sfruttamento simile a quella in vigore nella fase di accumulazione primitiva del nascente capitalismo inglese, che vi sono paghe da fame, che la giornata lavorativa  può arrivare  a più di quattordici ore al giorno per seigiorni alla settimana, che i ritmi di lavoro sono infernali. Dicono addirittura che 1) vi è sfruttamento del lavoro minorile, 2) che vi è una disciplina da campo di concentramento, 3) che si fa frequente ricorso a punizioni corporali,  insomma “una vera e propria mattanza (sic)”. Finora non sono ancora arrivati a raccontarci che in Cina vi è una prostituzione di massa e che il PCC fa la ricotta sulle prostitute. C’è un tronto-negrista (di cui mi ripugna dire il nome) che a pag. 132 del suo ultimo libro (di cui non voglio neanche dire il titolo) osa affermare che “quello di Mao è un comunismo sui generis, è una patina di modernità che maschera a stento il vecchio volto del ddispotismo orientale”. Carino, no?

 

Noi siamo marxisti leninisti non tronto-negristi. Storicamente, ci siamo sempre opposti alle idee anti-Lenin di questa gente. Con questa gente iscritta sul libro paga dell’imperialismo dobbiamo usare un criterio semplice e infallibile: dire e pensare l’opposto esatto di quello che dicono e pensano loro, sono nemici di classe camuffati. Come è mai possibile che oggi, su una questione fondamentale di principio su qual è la natura di classe della Repubblica Popolare Cinese,  si incrocino i discorsi marxisti leninisti e quelli tronto-negristi? Certo, mettere insieme le Ferrari e i miliardari da una parte,e un Partito Comunista che guida la Cina e si richiama al marxismo leninismo e al  pensiero di Mao Zedong  dall’altra parte,  è un’operazione complicata e difficile. Ma aduna realtà complicata non possiamo rispondere con un pensiero “semplice”,  si deve complicare anche il nostro cervello, altrimenti che razza di marxisti saremmo? Oppure, se non vogliamo affaticare troppo il cervello, non sarebbe meglio “sospendere il giudizio”, prendere tempoper cercare di capire, invece che precipitarci a dire cretinate?

 

Le sanguinarie canaglie del Pentagono dicono che la Cina rappresenta un pericolo strategico per gli Usa. In un articolo sul Quotidiano del Popolo del 19 dicembre dell’anno scorso vengono riportate le dichiarazioni dell’ex ambasciatore cinese in Egitto, Libano e Tunisia Un Huihou. La Cina -egli ha dichiarato-“sta emergendo come una grande potenza e le sue relazioni bilaterali con gli Stati Uniti sono diventate un argomento di grande interesse. Diversamente dai rapporti intercorsi fra Cina e Usa negli ultimi decenni Un Huihou sostiene che “ora vi sono tre grandi differenze. In primo luogo, il contesto internazionale generale è diverso: sia  la Cina che gli Stati Uniti si trovano in un’epoca di vicendevole sviluppo pacifico. In secondo luogo, la Cina e gli Stati Uniti hanno più interessi comuni, di scambio e di integrazione . In terzo luogola Cina è ora in possesso di armi nucleari e di altre forze militari avanzate che sono in grado di affrontare attacchi militari stranieri(sottolineatura nostra)”. Che ve ne pare, compagni? Contrasti “interimperialistici”? Non è degna di un marxista leninista una simile posizione, ma di un tronto-negrista. Saranno la Cina e i paesi suoi alleati a fermare il Quarto Reich, e se quest’ultimo tenterà l’avventura demenziale della guerra generalizzata (come fece Hitler) andrà incontro alla sua totale distruzione, come accadde a Hitler e al blocco nazifascista. Con una differenza, però: l’imperialismo scomparirà definitivamente dalla faccia della terra. (Amedeo Curatoli)

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