ANCORA SULLA CINA

Caro Amedeo, in punta di pura logica formale: a) dire che in Cina non c’è più il socialismo, non vuol dire che era necessario che finisse così come sostenevano i trozkisti per l’URSS; b) se criticare una degenerazione revisionista è trozkismo, allora Mao era il campione dei trozkisti? Sarebbe meglio parlare per dati di fatto e non in via formale

(Alberto Lombardo)

 

Caro Alberto Lombardo e cari compagni, vorrei ricordarvi che: l’estremismo non è una malattia infantile del comunismo ma un morbo senile, una demenza, un Alzheimer. E questo lo ha dimostrato la storia: vedete cosa è accaduto a Trotski (che è l’incarnazione del più completo e perfetto Alzheimer politico) e Bucharin: ultrasinistri all’epoca della firma del trattato di Brest-Litovsk, lungi dal riprendersi dal morbo infantile, sono via via peggiorati, sbattendo la testa da sinistra a destra e poi da destra a sinistra, fino a crepare da traditori del loro Paese.  Diventarono agenti del fascismo e tramarono per affrettare l’invasione hitleriana dell’Urss che essi desideravano ardentemente perché bramavano il ritorno al potere, sia pure innalzativi dalle baionette naziste. Prendete un’altra variante di morbo trotskista (se è lecito paragonare le grandi cose alle piccole, i drammi alle farse): l’operaismo de iNegri-Tronti et al.: feroci nemici del comunismo storico, feroci nemici non solo di Lenin (il quale, nel Che fare? ha bollato in eterno gente come loro), ma anche di Marx (sia pure con più cautela) di cui, sproloquiando demenzialmente (leggetevi le tirate socio-filosofiche dell’ Impero di Negri) hanno decretato la fine. Il dato di fatto storico è che i più determinati ed “argomentanti” avversari del comunismo (dopo i fascisti, gli imperialisti e la Chiesa, inutile dire, la cui propaganda anticomunista è,però, assolutamente becera e terra-terra) provengono proprio dall’estremismo piccolo-borghese di minuscoli intellettuali e philosophes che hanno avuto a che vedere, in un modo o nell’altro con il comunismo. Questo tipo particolare di figura sociale (che esisterà sempre finché ci saranno le società classiste) quando si scatena non conosce misura, desidera “superare il vecchio” per coprirsi di gloria imperitura, e mentre si da fare (inventando nuovi linguaggi e un numero di neologismi accattivanti) per affossare definitivamente Marx, Engels e Lenin (per non parlare di Stalin che a questi gnomi ripugna perfino di nominare), questo tipo sociale, dicevamo, suscita un crescente interesse da parte dell’establishment borghese, e va a finire sempre, fatalmente, sul libro paga dell’imperialismo.

 

Notai a suo tempo che nel Breve corso del PC(b), opera fondamentale per chiarezza e popolarizzazione della storia della Rivoluzione russa, non si faceva mai neanche un cenno fugace all’opuscolo di Lenin L’estremismo, malattia infantile del comunismo. Forse non fu un caso. Il Breve corso apparve nel 1938, quando i Processi di Mosca, pubblici, alla presenza della stampa internazionale, svelarono al mondo il complotto criminale di tradimento nazionale di Trotski, Zinoviev, Kamenev e Bucharin. Viceversa, quest’opuscolo di Lenin sull’estremismo è stato sempre il cavallo di battaglia teorico e ideologico dei togliattianiper affossare la rivoluzione e per liquidare preventivamente (servendosi dell’autorità di Lenin) ogni posizione che mettesse in discussione, sia pure alla lontana,  la “via italiana al socialismo”.

 

Parlando della Cina: quali sono i “fatti” che Alberto Lombardo mi accusa di non trattare? C’è innanzitutto da dire che la “rivoluzione culturale” fu una catastrofe nazionale, fu un grave errore di Mao che portò la Cina sull’orlo della guerra civile. Su questo “fatto” se non c’è accordo, non si può procedere oltre nell’analisi. Il dopo-Mao è stato (mirabilmente, e lo sottolineo) diametralmente e simmetricamente opposto al dopo-Stalin. Possibile che i detrattori della Cina non tengano conto di questo fatto cruciale? Mao non è stato demonizzato,  non gli hanno affibbiato epiteti disonoranti del tipo  delinquente, criminale, idiota e sanguinario come accadde a Stalin ad opera di Krusciov (ma l’avete mai letto il rapporto segreto di quell’arcicriminale?). Fu Mao che erroneamente definì Liu  Shaoqi “il Krusciov cinese”,  che poi i suoi compagni di partito hanno riabilitato come eroe della rivoluzione cinese (e tale fu). Se il PCC, subito, all’indomani della morte di Mao, ha arrestato la Banda dei Quattro, ha riabilitato Liu Shaoqi, ma ha anche,contemporaneamente e solennemente riconosciuto, al di là degli errori, i meriti storici immortali di Mao Zedong, se il PCC (un collettivo di decine di milioni di iscritti) ha agito così, possibile che lo ha fatto per puri motivi “strumentali”? Cioè i dirigenti del PCC (esigua minoranza rispetto al corpo del partito) si sarebbero tutti messi miracolosamente d’accordo, quando Mao giaceva ancora sul letto di morte, per ingannare 80 milioni di iscritti e l’intero popolo cinese? Quest’idea è di tipo trotskista, cari compagni, completamente. E’ certo che Mao non era trotskista (per rispondere alla battuta di Alberto), ci mancherebbe altro! Però Mao fu il teorico della “lotta fra le due linee” all’interno del Partito, che è una teoria micidiale, completamente errata, una teoria alla quale non dobbiamo essere dogmaticamente legati, una teoria che rende immediatamente antagoniste le contraddizioni “in seno al popolo”. Le “due linee” significa linea proletaria e linea borghese per cui quando all’interno del partito si manifestano divergenze (e la via della verità  è la via del superamento delle divergenze) i compagni devono essere liberi di esprimersi, senza che stiano lì, a sovrastare la discussione, gli spettri terrorizzanti di classi nemiche ed antagoniste, che cioè all’interno del partito si confrontino presunti proletari  benedetti dal signore, e presunti  borghesi  da dannare in eterno, e la cosa si complica perché i presunti borghesi accusano i presunti proletari di essere borghesi e viceversa. Vi immaginate che casino e che razza di discussione sarebbe questa  (“io sono proletario e tu sei borghese!” – “NO, tu sei borghese e io proletario!)?  Mao fece un grandioso discorso, “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”, era il 1957. Possiamo dire che la pratica della rivoluzione culturale (che iniziò nel 1966) contraddisse le idee espresse 10 anni prima, in quel discorso. Assimilare il dopo-Mao al dopo-Stalin significa non conoscere la storia del dopo-Stalin, o essersi fatta un’idea estremamente superficiale di quella transizione alla controrivoluzione che è stata l’antefatto della distruzione dell’Urss. Al criminale Krusciov occorsero ben tre anni di frenetiche manovre sottobanco prima di scagliare l’offensiva demolitrice contro la memoria di Stalin. La classe borghese che si impossessa del potere in uno stato socialista porta quest’ultimo alla distruzione e mette fuori-legge i comunisti. I comunisti cinesi stanno lì, non avranno mai vergogna di definirsi tali, ed esercitano la dittatura verso le classi rovesciate, sia che si manifestino sotto l’aspetto di un criminale in sottana come il Dalai Lama, sia che si presentino sotto le “mentite spoglie” di masse studentesche che rivendicano la democrazia yankee in territorio cinese.

Il PCC è nato, si può dire, come partito comunista combattente, ha fatto oltre due decenni di guerre rivoluzionarie, ha vinto, ha acquisito un’esperienza tattica e politica ricchissima come nessun altro partito comunista al mondo. Che cos’è il socialismo alla cinese? Nessuno lo sa bene. Quello che certamente sappiamo è che è stata, alla cinese, anche la guerra rivoluzionaria che hanno portato vittoriosamente a compimento, una cosa mai vista prima nella storia dell’umanità. Anche il Fronte unito con Chang Kaichek è stato una tattica alla cinese. Quando il “generalissimo” scagliava le sue truppe contro l’Esercito Rosso invece che contro i giapponesi che avevano invaso la Cina, il Comitato Centrale del PCC emanava direttive alla cinese, di questo tipo: sì,dicevano, difendiamoci, ammazziamoli, ma non ne sterminiamo troppi. E quando generali patrioti e antigiapponesi dell’esercito “nazionalista”  arrestarono Ciang per fargli la festa, il PCC lo salvò, no, disse (sempre alla cinese), non è ancora il momento di fargliela pagare. E che cos’è la Dittatura democratico-popolare se non un’originalissima (alla cinese) via transitoria verso il socialismo che è ancora lungi dall’essere impiantato ma di cui sono ancora nella “fase primaria”? E veniamo ora alle note dolenti, al “socialismo di mercato” che tanto orrore suscita nei troskoperaisti che non hanno mai diretto guerre rivoluzionarie e non hanno mai fatto un cazzo. Che cos’è? e chi lo sa? È un’altra diavoleria alla cinese che ha consentito però ad una popolazione di un miliardo e trecento milioni di esseri umani di uscire da una condizione di sottosviluppo. Per gli operaisti irresponsabili e cretini che stanno sul libro paga dell’imperialismo il tasso di sviluppo di quella nazione che sta sbalordendo il mondo è una quantité negligeable. I trontonegriani, falliti su tutta la linea, teoricamente ideologicamente e politicamente (e anche personalmente se pensiamo al Tronti mestamente rinchiusosi, come un asino, nella stalla PD a 15 mila euro al mese) si scagliano contro la Cina con una furia anticomunista che ci fa accapponare la pelle. Paradossalmente, sarebbe utile, come metodo omeopatico, che i compagni, di ideologia marxista leninista ma di fede anti-cinese, leggessero più spesso i trontonegri, gli verrebbe il ribrezzo, ad un certo punto, di trovarsi in sintonia con essi.

(Amedeo Curatoli)

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