MARY, STAFFETTA PARTIGIANA

Per conoscere l’attività delle staffette partigiane durante la resistenza ho pensato di intervistare mia nonna Clara.
Ecco la prima domanda:

  1. Raccontami la situazione in Italia dopo l’ 8 settembre 1943?

L’8 settembre del 1943 in seguito al proclama dell’armistizio da parte di  Badoglio, l’esercito italiano fu allo sbando , tutti pensarono che fosse finita la guerra, invece arrivò immediatamente l’esercito tedesco ad occupare l’Italia.
2)Che cosa fecero i miei bisnonni?
Quel giorno i bisnonni, essendo comunisti, sapevano che avrebbero dovuto andare via dalla città, immediatamente, per difendere il paese dal nazismo e per non finire nei campi di sterminio di Hitler. Il bisnonno Pinin partì per la montagna e andò ad organizzare i futuri partigiani. La bisnonna Mary rimase in città perché doveva seguirmi (avevo un anno e mezzo), poco tempo dopo, vennero a casa gli agenti della LOVRA (la polizia politica fascista), cercavano il bisnonno Pinin, se lo avessero trovato, lo avrebbero torturato, per sapere nomi dei suoi compagni e poi l’avrebbero fucilato o mandato nei campi di sterminio. Qualche giorno dopo quella “visita”, la bisnonna Mary decise di raggiungere il marito, mi portò con sé, raggiunse Pinin ad Altare, un paesino in provincia di Savona.
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Estate 1942, Mary con la figlia Clara

Si rifugiarono nella località di Termo in una casetta; Mary con me piccola ospite di contadini, Pinin invece dormiva nelle grotte che si trovavano nelle vicinanze, rimanemmo poco in quel luogo, perché era troppo esposto alla vicina mulattiera e giungevano, per fare rastrellamenti, le SS tedesche e i S. Marco brigate nere fasciste. Cercavano i partigiani ( i “RIBELLI” come li chiamavano loro). Ci spostammo poco dopo in un’altra casa chiamata Bonetto sempre ospiti di contadini, il bisnonno Pinin dormiva nelle grotte, era l’inverno della fine del 1943, i contadini però temevano che le SS tedesche avanzassero e trovando mia madre e me, ci uccidessero insieme ai contadini e bruciassero la casa. Così ci spostammo nel marzo 1944 alle Tagliate sempre in casa di contadini, la casa aveva tutt’intorno dei noccioleti coltivati per la raccolta di nocciole, per cui era zona di passaggio per i lavoranti e per i boscaioli che facevano legna. La bisnonna Mary si insediò con me di 2 anni ormai, come partigiana, ufficialmente risultava essere una sfollata ( tante cittadine andavano in campagna per proteggersi dai bombardamenti su Savona, che avendo un porto e 4 acciaierie, veniva bombardata ogni notte) . Il bisnonno Pinin aveva organizzato trenta partigiani che stavano in un enorme grotta nella montagna a dieci minuti dalla casa dove vivevamo; Mary cucinava per loro tutti i giorni pentoloni di pasta o minestra.

3)Oltre a cucinare per i partigiani cosa faceva la bisnonna Mary?
La bisnonna Mary iniziò i suoi viaggi verso Savona, per andare a prendere medicinali e ordini che arrivavano dai SAP divisione Gramsci (i GAP di Savona). Gli ordini servivano ai partigiani per accogliere i viveri che venivano lanciati, dagli aerei alleati, oppure davano indicazioni per accogliere nuovi partigiani in arrivo, i Sap segnalavano zone strategiche da sabotare, istruzioni per difendersi e attaccare il nemico. I medicinali servivano per i malanni, che spesso colpivano i partigiani, che conducevano una vita precaria e difficile. Mary partiva dalle Tagliate una volta alla settimana, mai nello stesso giorno, per non creare un punto di riferimento per il nemico. Metteva gli scarponi con i calzettoni di lana e un giaccone imbottito percorreva i sentieri di montagna, per giungere ad Altare, dove avrebbe preso una corriera per arrivare a Savona, prima però, si nascondeva dietro una casa abbandonata, si toglieva il giaccone e sotto aveva un cappottino da città, sfilava gli scarponi, indossava scarpe con il tacco. Giunta a Savona, con la scusa di farsi fare la messa in piega, andava da una parrucchiera che si chiamava Paola Garelli ,detta Mirka,(torturata per avere informazioni e fucilata insieme ad altri il 1° novembre 1944 nella fortezza del Priamar a Savona) la quale dava gli ordini che arrivavano dal CNL e dal partito comunista( il gruppo partigiano dei bisnonni, era: garibaldino, costituito da comunisti e socialisti). Nel pomeriggio tornava ad Altare dove sovente incontrava dei lavoranti (raccoglitori di nocciole), oppure si fermava a dormire a casa di contadini fiancheggiatori che le offrivano ospitalità.
4)Ma la bisnonna si incontrava solo con Paola Garelli?
No, si incontrava anche con altri componenti della Brigata SAP divisione Gramsci; per tutelarsi, fingevano di incontrarsi come se fossero stati fidanzati, carissime amiche, parenti, oppure, lei fingeva di chiedere un’informazione ad una persona apparentemente sconosciuta, ma che sapeva avrebbe incontrato alla tal ora , nel tal luogo e nel darle risposta l’ interessato le comunicava ordini e informazioni. Mary si recava in un caffè fingendo di aspettare qualcuno, poi arrivava un componente della SAP, che senza fermarsi le infilava una busta nella borsa, che lei teneva su una sedia vicino, oppure mentre stava salendo sulla corriera, giungeva un SAP che le consegnava un giornale appena comprato fingendo di darglielo come venditore e dentro c’erano ordini e informazioni.
5) Mi racconti qualche episodio in cui la bisnonna ha rischiato la vita?
Una volta Paola Garelli le diede, insieme agli ordini, anche una busta contenente stelle rosse di stoffa, che i partigiani dovevano cucire sul cappello per identificarsi come Garibaldini, la bisnonna le mise nella borsa, infilandole nella fodera scucita della tasca, così che non si trovassero, se l’ avessero perquisita; questo le salvò la vita, perché durante il percorso tra Savona e Altare la corriera fu fermata dalle SS e dalle brigate nere, fecero scendere tutti i passeggeri, dicendo di lasciare i bagagli e le borse nella corriera, salì un SS e incominciò a perquisire tutte borse, la bisnonna si guardò in giro, per cercare una via di fuga, ma per fortuna l’SS scese dalla corriera con altre borse, non la sua. I Nazisti trattennero quattro uomini, che portarono via. Un altro episodio fu quando le SS entrarono, nella casa alle Tagliate, chiedendo a Mary come mai cucinasse tanto, lei rispose che faceva da mangiare anche per i raccoglitori di nocciole e i boscaioli e che così guadagnava qualche soldo, allora le SS se ne andarono senza obiettare.

6)Concludi brevemente la storia.
Come appare la situazione era temibile ogni giorno con pericoli e minacce. Nell’ottobre del 1944 arrestarono Paola Garelli e la torturano per quindici giorni; non parlò, perciò la uccisero il primo novembre 1944 insieme ad altri quattro partigiani SAP, aveva ventotto anni e una figlia di sette. Cadde così il punto di riferimento per la bisnonna Mary che continuò la sua opera di staffetta partigiana fino a dieci giorni prima della liberazione: il 25 aprile 1945
Savona giorno della liberazione - aprile 1945
Savona , Aprile 1945

Paola Garelli sacrificò se stessa e lasciò una figlia piccola, per permettere ai suoi compagni di lotta, di continuare il cammino di liberazione dal nazifascismo, ogni tanto ci penso, se avesse ceduto alle torture e avesse parlato, probabilmente noi non saremmo qui
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Paola Garelli
a parlarne…. Le dobbiamo molto, per molti motivi…

Tratto da “ Lettere dei condannati a morte della Resistenza”
riporto la lettera che scrisse a sua figlia poco prima di essere fucilata
ancora meglio

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