Considerazioni sulla giornata dell’8 marzo. Francesco Rozza

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Oggi, grazie a facebook, ho letto tantissimi testi in relazione alla giornata dell’8 marzo. Quasi tutti sono bellissimi per un verso o per l’altro. Pochi, però, fanno riferimento esplicito alla più grande contraddizione che oggi in misura preponderante determina la condizione femminile: la contraddizione capitale lavoro. Forse tra noi compagni riteniamo scontate certe acquisizioni e, pertanto, troviamo banale ripeterle. Io credo che invece dobbiamo sempre sottolineare ciò che è principale e da lì partire con il piede giusto per fare tutti i passi successivi. In alcuni interventi mi è sembrato che l’oppressione del capitalismo risultasse non dico rimossa, ma senza dubbio un po’ decentrata. Invece ogni volta che ne abbiamo l’occasione dobbiamo, in quanto comunisti e, perciò, rivoluzionari, “predicare” l’odio di classe. E’ vero che la contraddizione di genere è reale e forte. Ma più forte ancora è la contraddizione di classe dalla quale dipendono tutte le altre contraddizioni. Il Manifesto del Partito Comunista non a caso comincia con la famosa frase : la storia di tutte le società finora esistite è storia di lotte di classi. Marx non dice che la storia di tutte le società è storia di lotte di genere o di etnie, che pure costituiscono un gigantesco problema.
D’altronde nessuno più dei comunisti si è impegnato nel contrastare l’oppressione delle donne e quella dei popoli colonizzati e depredati. Appena preso il potere, i bolscevichi deliberarono il suffragio universale (maschile e femminile).
Solo la rivoluzione proletaria porrà fine all’oppressione di classe , all’oppressione di genere, all’oppressione etnica e a tutte le altre oppressioni.
A tal proposito allego di seguito un famosissimo articolo di Lenin

La giornata internazionale delle operaie (Lenin 4 marzo 1921)
Supplemento al n. 51 della Pravda, 8 marzo 1921

Il risultato principale, fondamentale conseguito dal bolscevismo e dalla Rivoluzione d’ottobre è di aver trascinato nella politica proprio coloro che erano più oppressi sotto il capitalismo. Erano strati che i capitalisti schiacciavano, ingannavano, derubavano sia in regime monarchico sia nelle repubbliche democratiche borghesi. Questo giogo, questo inganno, questa rapina del lavoro del popolo da parte dei capitalisti era inevitabile finché esisteva la proprietà privata della terra, delle fabbriche, delle officine.

La sostanza del bolscevismo, del potere sovietico, è che essi smascherano la menzogna e l’ipocrisia della democrazia borghese, aboliscono la proprietà privata della terra, delle fabbriche, delle officine e con-centrano tutto il potere dello Stato nelle mani delle masse lavoratrici e sfruttate. Queste masse prendono nelle loro mani la politica, cioè l’edificazione di una nuova società. È un compito difficile: le masse sono state abbrutite, soffocate dal capitalismo, ma non esiste e non può esistere altra via per uscire dalla schiavitù salariata, dalla schiavitù capitalistica.

Non è possibile però far partecipare le masse alla politica se non vi si attirano le donne. In regime capitalistico, infatti, la metà del genere umano, formata dalle donne, subisce una duplice oppressione. L’operaia e la contadina sono oppresse dal capitale e, per di più, – persino nelle repubbliche borghesi più democratiche, permane, in primo luogo, l’ineguaglianza giuridica, cioè la legge non concede alle donne l’eguaglianza con gli uomini; in secondo luogo, – e questa è la questione capitale, – esse subiscono la «schiavitù domestica», sono «schiave della casa», soffocate dal lavoro più meschino, più umiliante, più duro, più degradante, il lavoro della cucina e della casa che le relega nell’ambito ristretto della casa e della famiglia.

La rivoluzione bolscevica, sovietica distrugge le radici dell’oppressione e dell’ineguaglianza delle donne assai più profondamente di quanto, fino ad oggi, abbiano osato nessun partito e nessuna rivoluzione. Da noi, nella Russia sovietica, non è rimasta nessuna traccia dell’ineguaglianza giuridica tra uomini e donne. Il potere sovietico ha abolito del tutto l’ineguaglianza particolarmente ignobile, abietta e ipocrita che improntava il diritto matrimoniale e familiare, la ineguaglianza nei riguardi dei figli.

Tutto ciò è appena il primo passo verso l’emancipazione della donna. Eppure questo primo passo non ha osato farlo nessuna delle repubbliche borghesi, sia pure la più democratica. Non ha osato, arrestandosi pavida di fronte alla «sacra proprietà privata».

Il secondo passo, quello più importante, è stato l’abolizione della proprietà privata della terra, delle fabbriche e delle officine. Quest’abolizione, ed essa sola, apre la strada all’emancipazione completa ed effettiva della donna, alla sua liberazione dalla «schiavitù della casa», perché segna il passaggio dalla meschina, chiusa economia domestica alla grande economia socializzata.

Questo passaggio è difficile: bisogna trasformare gli «ordinamenti» più radicati, tradizionali, inveterati (in verità si tratta di infamia, di barbarie e non di «ordinamenti»). Ma il passaggio è cominciato; ci siamo messi al lavoro e già marciamo su una via nuova.

In occasione della giornata internazionale delle lavoratrici, le operaie di tutti i paesi del mondo, raccolte in innumerevoli comizi, invieranno il loro saluto alla Russia sovietica che ha iniziato un’opera estremamente difficile, ardua, ma grande, di portata mondiale, foriera di una vera emancipazione della donna. Echeggeranno appelli coraggiosi a non lasciarsi intimorire dalla reazione accanita e talvolta feroce della borghesia. Quanto più un paese borghese è «libero» o «democratico», tanto più la banda dei capitalisti si accanisce e infierisce contro la rivoluzione operaia; basta prendere come esempio la repubblica democratica degli Stati Uniti. Ma la massa degli operai si è ormai risvegliata. Si sono risvegliate definitivamente con la guerra imperialistica le masse addormentate, sonnolente, inerti dell’America, dell’Europa e dell’Asia arretrata.

In tutte le parti del mondo il ghiaccio è rotto.

La liberazione dei popoli dal giogo dell’imperialismo, la liberazione degli operai e delle operaie dal giogo del capitale compie progressi irresistibili. Quest’opera è stata intrapresa da decine e centinaia di milioni di operai e di operaie, di contadini e di contadine. Quest’opera, la liberazione del lavoro dal giogo del capitale, trionferà in tutto il mondo.

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