I MESTATORI DELLA FINANZA E IL CANAGLIUME POLITICO CHE LI RAPPRESENTA

 

Non si può dire che il canagli­­­­ume politico che “governa” l’Italia, si stia comportando come le zoccole nelle sentine delle navi che stanno per affondare. Non si può dire perché, purtroppo, la nave, sventuratamente per il popolo lavoratore, disoccupato e precario del nostro Paese, non sta ancora affondando. Ma lo tsunami Grillo sta mettendo comunque a durissima prova i parassiti parlamentari a vita.

I rappresentanti politici del capitalismo monopolistico italiano, i cosiddetti “legislatori”, cioè la masnada di crapule che navigano nell’oro del danaro pubblico, dopo che i loro partiti hanno subito la sonora batosta elettorale con la perdita di milioni e milioni di voti, tenteranno di mettere su, ancora una volta, grazie ad una legge elettorale truffaldina, ciò che avevano già fatto in passato, cioè  un “governassimo”. Lo avevano già fatto, quando misero da parte lo Squalo d’Arcore e chiamarono il  “Professore”, rappresentante del potere finanziario dell’Europa borghese-imperialista. Costui, con delinquenziale determinazione, ha finito di immiserire e scaraventare sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie. E ha fatto questo lavoro sporco e criminale anche offendendo la gente, quando osò dire, impunito, che il lavoro fisso era “noioso”!

Il quadro della catastrofica situazione degli operai, dei giovani e della povera gente in generale è riassunta dai dati dell’Istat, dati agghiaccianti, pubblicati proprio in questi giorni.

La mattanza sociale è stata propiziata dal Presidente della Repubblica, rinnegato del comunismo  e attivamente sostenuta, questa mattanza, da uno dei principali artefici dello smantellamento dello Stato sociale, ex-ministro di Prodi, un altro rinnegato: Bersani. Quindi il Governissimo, mostruosa creatura incestuosa frutto del connubio destra-“sinistra”, sta a dimostrare che solo i minchioni, ormai, si attardano ancora in questa tradizionale  distinzione in destra e sinistra quando parlano degli attuali rappresentanti politici della borghesia che siedono in Parlamento. Qualunque sia l’iter che porterà o non porterà ad un nuovo governo (il prossimo presidente del consiglio sarà un “tecnico”? sarà un “politico”? sarà una larva scavata e riportata in vita? sarà un rampante sindaco? ma kissenefrega!), lascerà comunque in piedi la politica di austerità per il popolo e di gozzoviglia per i “legislatori”, lascerà intatta la politica imperialista di appartenenza alla Nato e delle missioni di guerra ignominiosamente, vergognosamente, ingannevolmente chiamate “missioni di pace, proseguirà  nell’opera di smantellamento dell’art. 18 ecc.ecc. e, dulcis in fundo, non si sognerà nemmeno lontanamente di rimettere in discussione il “fiscal compact” (odioso, cacofonico inglesismo) imposto per rimpolpare la finanza a scapito dei popoli.

 

Che cos’è il fiscal compact?  È un dispositivo economico che impegna gli stati europei che l’hanno sottoscritto a giungere  alla “regola aurea” del “pareggio del bilancio”. In Italia, questo accordo criminale di spoliazione diretta e indiretta che va a incidere  pesantemente nelle già precarie condizioni d’esistenza della maggioranza della popolazione (due famiglie su tre non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese – per ammissione della Banca d’Italia!!) è stato inserito nella Costituzione. Ciò significa, per l’Italia, che nei prossimi 20 anni i nostri “governi”, obbligatoriamente, dovranno sborsare 1000 miliardi di euro, a 50 miliardi di euro l’anno, al potere finanziario europeo, cioè alla dittatura finanziaria che ha imposto i suoi diktat-capestro al fine di raggiungere la cosiddetta “governance” cioè un clima politico-economico ideale per i mercati borsistici e valutari e, di conseguenza, per la grande speculazione internazionale.

 

Il significato politico del fiscal compact consiste, in ultima analisi, nella la rivincita storica che la marcia borghesia si sta prendendo su tutto ciò che di concessioni sociali era stata costretta a fare dall’epoca del secondo dopoguerra. Il capitale internazionale vuole finalmente avere le mani completamente libere: il bastone di comando  è lo “spread”, cioè il ricatto che grava su ogni governo imperialista che deve affrettarsi ad eliminare  definitivamente ciò che resta dello stato sociale altrimenti viene degradato a Stato in bancarotta fraudolenta. Una tale  retromarcia sociale sta facendo cadere ad uno ad uno i residui orpelli di cui si ammantava la dittatura borghese che assume oggi le sembianze mostruose di un Cerbero famelico (finanziariamente famelico) posto a guardia del sistema imperialista. E anche Grillo, che non è comunista e ha presunto forse, in passato, di vivere nel migliore dei mondi possibili, ha avvertito via via che la vita, la quotidianità, è cambiata orrendamente in peggio negli ultimi decenni.

 

Il disastro economico delle classi intermedie spinte verso condizioni di precarietà senza scampo  produce i suoi ideologi, i suoi soggetti politici i quali, atterriti, allibiti, schifati da come stanno andando le cose, credono di individuare una linea politica “nonviolenta” e “pacifista”, o tutt’al più di “rivoluzione civile” che li porti fuori del tunnel, alla luce del sole. Accusare questi leader di fermarsi alla repellente “casta” politica senza mettere in discussione il capitalismo è scoprire l’acqua calda.

 

Tanto peggio per lo schifoso teatrino politico borghese, tanto meglio per le classi diseredate. Ci accontentiamo per ora dello sconquasso che Grillo ha creato piazzando 162 parlamentari dal volto e dalle mani pulite (ma dal cervello non troppo forte) che “vogliono mettere le cose a posto”. Non si può avere tutto dalla vita. Confidiamo che dalla breccia aperta dalle 5 Stelle ne sappiano approfittare i marxisti leninisti in un domani non troppo lontano. Per ora incrociamo le dita e speriamo che Grillo resista, come Ulisse, al richiamo del canto seducente delle Sirene, e che  non faccia la fine del tonno preso nelle maglie della tonnara.

 

A.C.

 

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