Da Beirut importanti indicazioni per i comunisti di tutto il mondo. Di Francesco Rozza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è svolto a Beirut tra il 22 e il 25 novembre 2012, il quattordicesimo “Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai” (IMCWP). Vi hanno preso parte 60 formazioni politiche tra le quali meritano una particolare menzione il Partito Comunista Cinese, il Partito Comunista Cubano e il Partito Comunista del Vietnam che hanno guidato il loro popolo alla conquista del potere attraverso una durissima e prolungata lotta rivoluzionaria. Ora dirigono lo Stato e il governo nei rispettivi paesi e, complessivamente, amministrano la vita di quasi un miliardo e mezzo di persone, cioè circa un quarto della popolazione mondiale.

All’incontro internazionale hanno portato il loro contributo anche partiti comunisti di grandissimi paesi che partecipano direttamente al governo centrale o amministrano importanti territori, come ad esempio il Partito Comunista Indiano (Marxista) – il P.C.I.(M) governa alcuni decisivi stati dell’Unione Indiana quali il Bengala occidentale che conta quasi 100 milioni di abitanti e il Kerala con quasi 40 milioni di abitanti – il Partito Comunista del Sud Africa, il Partito Comunista del Brasile.

C’era l’Akel (Partito Progressista dei Lavoratori) di Cypro che dal 2008 governa l’isola in una difficilissima situazione per non dire proibitiva (presenza di basi Nato e ampie zone occupate militarmente da truppe turche). E altre importanti formazioni comuniste o proletarie che influenzano la vita politica del loro paese o in alleanza con la coalizione governativa, ad esempio il Partito Comunista dell’Ucraina e il Partito Comunista della Bielorussia o all’opposizione, ad esempio il Partito Comunista di Bohemia e di Moravia (Repubblica Ceca) , il Partito Comunista della Grecia, il Partito Comunista Portoghese, il Partito Comunista della Federazione Russa.

C’erano tanti altri importanti e gloriosi partiti comunisti, insieme a formazioni meno significative dal punto di vista dell’incidenza politica.

A proposito di formazioni meno significative, per dovere di cronaca, non si può sottacere la presenza del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani.

I comunisti nei quattro angoli della terra, dunque, impegnati in maniera diversificata, ma vitale e con ampie prospettive, nella lotta quotidiana per il socialismo, si sono confrontati a Beirut per quattro giorni. Alla fine è stato concordato, sulla base di un’esperienza straordinariamente ricca per diversità, articolazione e vastità, un importante documento, sottoscritto da tutti i 60 partiti presenti, che nella fase attuale rappresenta la più avanzata, forte e autorevole voce rivoluzionaria a livello mondiale.

Il documento, che costituisce la “Risoluzione conclusiva del 14° IMCWP” ed è denominato “Dichiarazione di Beirut”, ribadisce, in linea con le dichiarazioni dei precedenti incontri avvenuti tra il 2008 e il 2011, che l’attuale crisi è “crisi capitalistica di sovrapproduzione e sovraccumulazione di capitale” e si fonda sull’acutizzazione della contraddizione principale che è quella fra capitale e lavoro.

Quindi mette a fuoco in maniera dettagliata gli elementi portanti dell’offensiva sempre più aggressiva dell’imperialismo ed esorta le forze comuniste ed antimperialiste mondiali a dar vita ad azioni congiunte (azioni chiaramente specificate nella risoluzione).

Particolarmente significativo all’interno della Dichiarazione di Beirut è il seguente apprezzamento nei confronti dei paesi impegnati nella grandiosa opera della costruzione del socialismo:

“Considerando la crisi del capitalismo e le sue conseguenze, le esperienze internazionali di edificazione socialista dimostrano la superiorità del socialismo. Sottolineiamo la nostra solidarietà con i popoli che lottano per il socialismo e sono coinvolti nella costruzione del socialismo.”

Il riferimento (le esperienze internazionali di edificazione socialista) è certamente indirizzato alla straordinaria Cuba che ha respinto gli innumerevoli tentativi di sovvertimento messi in atto dal brigante imperialista, dal quale è separata da un braccio di mare di pochissime miglia; è indirizzato all’eroico Vietnam, novello Davide che sconfigge il gigante imperialista Golia; è indirizzato alla coraggiosa Corea del Nord, che mostra determinazione e spirito di sacrificio nel difendere a denti stretti la propria indipendenza e autonomia, continuamente minacciata.

Ma, soprattutto, il riferimento è indirizzato alla Repubblica Popolare Cinese, orgoglio del socialismo mondiale e grande riferimento dei popoli di tutto il mondo, per il ruolo di primo piano che svolge a livello planetario.

La Cina, che da paese poverissimo (uno dei più poveri della terra fino alla prima metà del secolo scorso) è diventata, dopo il trionfo della rivoluzione socialista e la proclamazione della Repubblica Popolare, una potenza di prima grandezza , ha portato nel giro di pochi decenni una consistente parte della popolazione ad un livello di vita mediamente agiato, sottraendola alla denutrizione e alla morte per inedia. Tale progresso, di una efficacia così fuori dall’ordinario che non ha paragoni nella storia universale, condurrà nel corso del prossimo decennio, stando agli standard di crescita che si sono verificati negli ultimi trent’anni, ad un livello di vita mediamente agiato anche la rimanente parte della popolazione, o, almeno, la maggioranza di essa. La Repubblica Popolare Cinese, dunque, grazie al suo modo di produzione e alla sua organizzazione sociale (il socialismo con caratteristiche cinesi) non solo ha sconfitto la condizione miserrima in cui era caduta in seguito al saccheggio imperialista, non solo sta trascinando la sua gente fuori dalla condizione di “terzo mondo”, ma si pone anche come esempio e sostegno per i popoli in lotta per la loro emancipazione.

In aggiunta, mentre il mondo capitalistico vive una profondissima crisi, la Cina riesce sia a salvaguardare e sviluppare le condizioni di vita della sua popolazione multietnica, che conta un miliardo e trecento milioni di abitanti, sia a contrastare con i successi della sua espansione economica gli effetti della depressione a livello mondiale e, contemporaneamente, a procurare ai lavoratori di tutto il globo un’attenuazione delle sofferenze a cui sono costretti, in maniera sempre più pressante, dai rispettivi governi con l’incedere della crisi.

Ecco come il socialismo, nella realtà concreta, dimostra la sua superiorità rispetto al capitalismo.

Questo è affermato con orgoglio nella risoluzione conclusiva del 14° IMCWP!

Eppure, oltre agli anticomunisti di ogni risma, ci sono dei compagni che abboccano alla propaganda contro la Cina, sapientemente diffusa a piene mani dalla potenza multimediale delle maggiori forze del capitalismo mondiale. Infatti, in un documento recente alcune piccole e poco conosciute organizzazioni marxiste leniniste, che si sono date convegno a Tunisi, parlano della Cina come di un predone, pericoloso più dell’imperialismo occidentale, impegnato nell’opera di espoliazione dei paesi dell’Asia, Africa ed America latina. Questi compagni volutamente ignorano la grande stima che proprio da quelle parti del mondo viene ripetutamente espressa nei confronti della Cina, la quale dimostra concretamente la sua solidarietà internazionalista e, soprattutto, terzomondista praticando ad ogni latitudine una politica fondata su rispetto e vantaggi reciproci. Sono tanti i paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina che hanno potuto sottrarsi totalmente o, almeno, parzialmente allo sfruttamento dell’imperialismo grazie all’aiuto della Repubblica Popolare Cinese che disinteressatamente ha offerto loro un validi e vantaggiosi sostegni a tutti i livelli.

Non a caso tutti i più prestigiosi e avveduti leader dei paesi in via di sviluppo si dichiarano grandi amici della Cina.

Non a caso Ugo Chavez, ad esempio, Libertador del popolo venezuelano e grande figura di lottatore antimperialista, più volte ha definito la Cina “faro del socialismo mondiale e grande amico dei popoli del mondo”.

E non a caso Fidel Castro, una delle più forti, prestigiose e influenti personalità del comunismo e dell’antimperialismo mondiale e, complessivamente, una delle più importanti figure storiche del novecento, ha ribadito in ogni occasione possibile la sua sconfinata ammirazione per il grande Paese asiatico.

 

14° IMCWP – Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai – Beirut 22-25/11/2012

Risoluzione conclusiva del 14° IMCWP Dichiarazione di Beirut

Il quattordicesimo Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP) si è svolto a Beirut, capitale del Libano, tra il 22 e il 25 novembre 2012, con il tema:

“Rafforzare la lotta contro la crescente aggressività imperialista, per soddisfare i diritti e le aspirazioni sociali, economiche e democratiche dei popoli, per il socialismo”.

L’incontro ha visto la partecipazione di 84 delegati, in rappresentanza di 60 partiti, provenienti da 44 paesi dei cinque continenti del mondo; lettere di saluto sono state inviate da quei Partiti che non sono stati in grado di partecipare a causa di circostanze non dipendenti da loro.

L’incontro segue la riunione straordinaria svolta nella regione araba, in Siria nel 2009, sulla Palestina e costituisce una nuova opportunità per i Partiti comunisti e operai per rinnovare la solidarietà e il sostegno alla lotta della classe operaia, alle lotte popolari e alle rivolte nei paesi arabi contro le aggressioni imperialiste e del grande capitale e per un cambiamento democratico. Le discussioni che hanno avuto luogo nella riunione, hanno contribuito allo scambio di opinioni circa gli sviluppi in corso in tutto il mondo e a tracciare accordi in merito alla messa in campo di azioni comuni e convergenti rivolte ad attuare una lotta rivoluzionaria per il socialismo.

***

Il 14° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP) ha riaffermato le sue precedenti dichiarazioni rilasciate nel corso degli incontri precedenti, tra il 2008 e il 2011, riguardo la crisi capitalistica di sovrapproduzione e sovraccumulazione di capitale, le cui radici si trovano nell’acuirsi della contraddizione principale, quella fra capitale e lavoro, che continua ad approfondirsi e intensificarsi. Le diverse varianti borghesi per la gestione della crisi non sono riuscite a riportarla sotto controllo. Tutte hanno gli stessi effetti barbari sui diritti dei popoli. La reazione imperialista alla crisi è stata segnata da una molteplice offensiva dell’imperialismo contro i diritti sociali, economici, democratici e nazionali dei popoli, un’offensiva che mira a distruggere le conquiste conseguite con le lotte dei lavoratori e dei popoli nel corso del XX secolo e a intensificare il livello di sfruttamento e oppressione.

Questo fatto, in combinazione con una accresciuta aggressività dell’imperialismo e all’espansione delle guerre imperialiste, i riallineamenti nella correlazione di forze internazionali, in cui il relativo indebolimento della posizione degli Stati Uniti coesiste con il crescente potere economico e politico di diversi paesi, pone una serie di problemi che indicano come il mondo sia, ancora una volta, ad uno snodo importante e pericoloso, dove le contraddizioni e le competizioni si intensificano e dove grandi pericoli convivono con reali opportunità di sviluppo delle lotte dei lavoratori e dei popoli.

A questo proposito, è utile porre la questione sul modo in cui l’universale e accresciuta aggressione imperialista si manifesta militarmente, politicamente, economicamente e socialmente e di quali forme assume.

In primo luogo, l’imperialismo sta portando avanti un’offensiva che mira alla distruzione su larga scala dei diritti economici, sociali, politici, culturali e nazionali e a un peggioramento nei rapporti di forza in senso ancora più favorevole al capitale a scapito del lavoro. Massicce operazioni sono in corso per l’ulteriore concentrazione e centralizzazione del capitale. Allo stesso tempo, attacchi di ampia portata sono lanciati contro i diritti sociali e lavorativi, con una forte riduzione dei salari e l’affermazione della disoccupazione di massa, la privatizzazione e la distruzione delle funzioni sociali degli Stati, la privatizzazione di quasi tutti i settori economici e gli ambiti della vita sociale. Questa offensiva anti-sociale è accompagnata da un’offensiva senza precedenti contro i diritti democratici, nazionali e ambientali dei popoli.

In particolare, si è inasprito l’attacco ai diritti lavorativi, economici e sociali delle donne, provocando un brutale peggioramento delle loro condizioni di vita, sia in ambito pubblico che privato. Affrontare e sconfiggere questa aggressione è fondamentale, perché la lotta per la parità delle donne è parte vitale nella lotta contro il capitalismo.

In secondo luogo, va sottolineato che la conferma di Barack Obama alle Nazioni Unite sul fatto che il suo paese non si “ritirerà” dal mondo, si accorda con il programma approvato dalla NATO al suo ultimo vertice di Chicago, che implica un maggiore e più efficace intervento militare imperialista in tutto il mondo sotto lo slogan della “difesa intelligente”. Questo include il varo della prima fase dello “scudo antimissile” o delle “guerre stellari” in Europa e il programma di scudo anti-missile globale, un intervento militare diretto in Libia, le minacce ricorrenti contro l’Iran e la Repubblica Popolare Democratica di Corea, un aumento delle azioni militari, delle aggressioni e provocazioni in Medio Oriente, nella zona dell’Asia-Pacifico e in tutto il continente africano, un accentuato militarismo imperialista in America Latina e nei Caraibi. Tutto questo mentre si intensificano le ostilità e permane il blocco contro Cuba, così come i complotti contro il Venezuela.

In terzo luogo, questa campagna di aggressione militare è accompagnata da arroganti ingerenze politiche pubbliche negli affari interni della maggior parte dei paesi del mondo. Questi interventi si manifestano con l’impiego del capitale e dell’influenza per distorcere e falsificare la volontà popolare, al fine di manipolare, intimidire e impedire che i rappresentanti scelti dal popolo raggiungano il potere. Le forze imperialiste non esitano ad utilizzare i peggiori strumenti al fine di raggiungere i loro obiettivi, tra i quali l’organizzazione di attentati terroristici, colpi di stato militari, l’alleanza con poteri neofascisti, la promozione di poteri politici-religiosi e varie forze controrivoluzionarie di diversa estrazione ideologica – tutto per esercitare un controllo imperialista sull’intero pianeta, ridisegnando confini e riorganizzando i mercati, in particolare quello energetico con le sue risorse di petrolio e gas e le rotte di trasporto.

In quarto luogo, questa campagna di aggressione militare si accompagna anche con l’intensificazione dell’aggressività, ad esempio con l’impiego di tutte le risorse delle varie agenzie e organizzazioni internazionali, in particolare il FMI, la Banca Mondiale e l’Unione europea, al fine di salvaguardare il potere del grande capitale. Per garantire i propri interessi e obiettivi, oltre a sviluppare ulteriormente la sua aggressione e gli arroganti interventi nei paesi di tutto il mondo, il regime capitalista mondiale è risoluto a fare la guerra alla classe operaia internazionale e ai suoi rappresentanti, attraverso una serie di misure tra cui:

- La negazione del diritto umano fondamentale al lavoro e del relativo reddito ottenuto dalla classe operaia.

- Una offensiva ideologica mediatica globale al fine di contenere le lotte dei lavoratori e dei popoli e perseguitare tutte le forze sociali e politiche che lottano contro l’imperialismo, soprattutto i Partiti comunisti e operai.

- Sforzi e azioni concertate in violazione di tutto ciò che è incluso nella Carta delle Nazioni Unite e nella “Dichiarazione universale dei diritti umani”, formate in condizioni di una diversa correlazione di forze grazie alla presenza dell’Unione Sovietica e degli altri paesi socialisti.

In quinto luogo, dato questo contesto di aggressione imperialista mondiale, occorre prestare attenzione al modo in cui essa si manifesta in Medio Oriente, attraverso il progetto del “Nuovo Medio Oriente” che mira a ri-dividere la regione e i suoi popoli in gruppi etnici e religiosi, costantemente in lotta tra loro. Questa svolta permetterebbe di appropriarsi delle risorse naturali che si trovano in questa regione e in particolare le risorse di petrolio e gas. Le guerre militari e l’occupazione di Afghanistan, Iraq e Libia, le aggressioni israeliane contro il Libano e contro il popolo palestinese sono parte inseparabile del progetto imperialista di “Grande Medio Oriente”. Inoltre, è sempre nel quadro di questo progetto che i recenti sviluppi dovrebbero essere analizzati: 1) l’escalation nelle minacce imperialiste da parte di Stati Uniti e Unione europea di intervento militare in Iran e contro la Siria, approfittando dei reciproci atti di violenza commessi contro la popolazione civile e sulla base delle forze supportate dagli imperialisti; 2) i continui tentativi di controllare il corso delle rivolte verificatesi nel corso degli ultimi due anni in alcuni dei paesi arabi e, in particolare, in Egitto e Tunisia, attraverso l’utilizzo del settarismo, del razzismo e del pregiudizio, nonché, come sempre, attraverso i petrodollari di tutti i regimi del Golfo Persico.

Questi sviluppi, e le loro potenziali conseguenze, esercitano pressioni sulla classe operaia e sui Partiti comunisti e operai perchè si assumino le responsabilità storiche di confronto con il sistema capitalista e l’aggressione imperialista. Questo confronto, che deve avvenire a livello internazionale e nei diversi paesi separatamente, è necessario per raggiungere risultati in termini di rottura anti-monopolistica e antimperialista, come per la riuscita nell’edificazione del socialismo, come specificato dal 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai svoltosi ad Atene nel dicembre 2011.

Il confronto con l’imperialismo impone il rafforzamento della cooperazione e della solidarietà dei nostri Partiti e la definizione dei nostri obiettivi e linee guida comuni di lotta, da un lato, e l’azione convergente con le varie forze antimperialiste e i movimenti di massa, tra cui i sindacati, le donne, le organizzazioni intellettuali e della gioventù, dall’altro.

In America Latina, le forze antimperialiste, i sindacati e gli altri movimenti sociali continuano la loro lotta per i diritti dei popoli e contro l’imperialismo. Queste lotte, che sono oggetto di una controffensiva dell’imperialismo, hanno portato, in alcuni casi, alla nascita di governi che hanno nei loro programmi la dichiarata difesa della sovranità nazionale e dei diritti sociali, per lo sviluppo e la tutela delle risorse naturali e della biodiversità, dando nuovo impulso alla lotta antimperialista.

Questo confronto universale determina anche l’organizzazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro e nei sindacati, il rafforzamento del movimento di classe e lo sviluppo dell’alleanza della classe operaia con gli strati popolari oppressi, l’intensificazione della lotta della classe operaia internazionale e dei popoli del mondo. Al fine di impedire le misure antipopolari e promuovere gli obiettivi di lotta che soddisfano i bisogni popolari attuali, è richiesto un contrattacco per una rottura antimonopolista e antimperialista e per il rovesciamento del capitalismo.

La lotta ideologica del movimento comunista è di vitale importanza al fine di difendere e sviluppare il socialismo scientifico, per respingere l’anti-comunismo contemporaneo, per affrontare l’ideologia borghese e tutte quelle tendenze aliene, teorie scientifiche e correnti opportuniste che rifiutano la lotta di classe, e combattere il ruolo delle forze socialdemocratiche che difendono e pongono in atto politiche antipopolari e pro-imperialiste sostenendo la strategia del capitale e dell’imperialismo. La comprensione del carattere unitario dei compiti della lotta per l’emancipazione sociale, nazionale e di classe, per la chiara promozione dell’alternativa socialista, richiede la controffensiva ideologica del movimento comunista.

Considerando la crisi del capitalismo e le sue conseguenze, le esperienze internazionali di edificazione socialista dimostrano la superiorità del socialismo. Sottolineiamo la nostra solidarietà con i popoli che lottano per il socialismo e sono coinvolti nella costruzione del socialismo.

Sulla base di tutto quanto esposto sopra, evidenziamo la necessità di concentrarsi sulle seguenti azioni congiunte:

1. Lottare per fronteggiare i nuovi piani dell’imperialismo a livello militare, politico, economico e sociale, al fine di evitare che possa controllare il mondo e distruggerlo.

2. Mobilitarsi per la rimozione delle basi militari NATO e il disimpegno dalle alleanze imperialiste.

3. Esprimere la solidarietà di classe e fornire un sostegno per rafforzare la classe operaia e le lotte popolari nei paesi capitalisti contro le politiche che pongono ulteriori oneri sui popoli, per conquistare benefici e miglioramenti delle condizioni di vita dei lavoratori e dei popoli ed effettuare un cambiamento rivoluzionario.

4. Riaffermare la solidarietà internazionale con i movimenti popolari democratici e le insurrezioni contro l’occupazione e i regimi oppressivi, e il rifiuto categorico di un intervento imperialista in questi paesi.

5. Far fronte alle leggi, alle misure e persecuzioni anti-comuniste, conducendo una lotta ideologica contro la revisione della storia, per ribadire il contributo del movimento comunista e dei lavoratori alla storia umana.

6. Condannare il blocco degli Stati Uniti contro Cuba e sostenere la lotta di Cuba per l’immediata revoca. Rafforzare le campagne per la liberazione e il ritorno a Cuba dei Cinque patrioti cubani.

7. Condannare le continue atrocità perpetrate dalle forze di occupazione israeliane contro il popolo palestinese, sostenere il loro diritto a resistere all’occupazione e a costruire il loro Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale, e rafforzare la campagna per la revoca immediata del blocco contro Gaza e per la Diritto al Ritorno.

8. Promuovere il fronte internazionale contro l’imperialismo e il sostegno alle organizzazioni internazionali antimperialiste di massa, la Federazione Sindacale Mondiale (FSM), il Consiglio Mondiale della Pace (WPC), la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY) e la Federazione Internazionale delle Donne Democratiche (WIDF), nello specifico contesto di ogni paese.

Beirut, 25 Novembre 2012

 

Partiti partecipanti :

1- Parti Algérien pour la démocratie et le socialisme (PADS)

2- Communist Party of Azerbaïdjan

3- Democratic Progressive Tribune (Menbar) of Bahrain

4- Workers’ Party of Bangladesh

5- Communist Party of Bangladesh

6- Communist Party of Belarus

7- Workers’ Party of Belgium (PTB)

8- Brazilian Communist Party (PCB)

9- Communist Party of Brazil (PC do B)

10- Communist Party of Britain

11- Communist Party of Canada

12- Communist Party of China

13- Socialist Workers’ Party of Croatia

14- Cuban Communist Party

15- AKEL- Cyprus

16- Communist Party of Bohemia and Moravia

17- Communist Party in Denmark (KPID)

18- Communist Party of Denmark

19- Communist Party of Egypt

20- Communist Party of Finland

21- French Communist Party (PCF)

22- DKP- Germany

23- Communist Party of Greece (KKE)

24- Hungarian Communist Workers’ Party

25- Communist Party of India (Marxist)

26- Iraqi Communist Party

27- Communist Party of Kurdistan – Iraq

28- Communist Party of Ireland

29- Workers’ Party of Ireland

30- Party of the Italian Communists

31- Party of the Refoundation Communist

32- Jordanian Communist Party

33- Lebanese Communist Party

34- Communist Party of Mexico

35- Communist Party of Nepal [UML]

36- Communist Party of Netherland

37- Palestinian People Party (PPP)

38- Communist Party of Norway

39- Palestinian Communist Party

40- Portuguese Communist Party

41- Communist Party of the Russian federation

42- Communist Workers Party of Russia – Revolution Party of Communists(RKRP-RPC)

43- Communist Party of Soviet Union

44- South African Communist Party

45- Communist Party of Spain

46- Communist Party of Cataluña

47- Communist Party of Peoples of Spain (PCPE)

48- Communist Party of Sri Lanka

49- Sudanese Communist Party

50- Communist Party of Sweden (SKP)

51- Syrian Communist Party

52- Syrian Communist party (Unified)

53- Communist Party of Tajikistan

54- Labour Party, Turkey (EMEP)

55- Communist Party of Turkey (TKP)

56- Communist Party of Ukraine

57- Union of Communists of Ukraine

58- Communist Party of USA (CPUSA)

59- Communist Party of Vietnam

60- New Communist Party of Yugoslavia

 

Apology messages

1- Communist Party of Australia

2- Communist Party of Chile

3- Communist Party of India (CPI)

4- Communist Party of Iran (TUDEH)

5- Communist Party of Luxembourg

6- Communist Party of Malta

7- Communist Party of Pakistan (passport)

8- Communist Party of Philippine

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