Proposta di discussione in 8 punti. Di Amedeo Curatoli

 

 

1.- Antonio Gramsci è un grande rivoluzionario marxista leninista, la Terza internazionale lo volle segretario del Pcd’I. Al Congresso clandestino di Lione nel 1926 Gramsci conseguì una vittoria di dimensioni plebiscitarie su Bordiga, e il Pcd’I , da allora, sotto la leadership di Gramsci si affermò come partito bolscevico leninista. In quello stesso anno egli fu arrestato, e durante la carcerazione gli vennero inflitte torture tali che miravano a piegarlo fisicamente e moralmente, a cui oppose una  resistenza disperata ed eroica durata dieci anni. Morì quando era ancora relativamente giovane, all’età di 46 anni. Chi non tiene conto delle condizioni proibitive e del più assoluto isolamento a cui Gramsci fu assoggettato non è un marxista. Gramsci è stato una figura eroica di martire antifascista e un teorico leninista originale e profondo. E’ assolutamente comprensibile che nella trappola fascista egli abbia potuto avere una visione di tempi più lunghi (rispetto a quelli delineati nelle Tesi di Lione) della rivoluzione in Italia, per una sopravvalutazione, forse, della forza “egemonica” del fascismo. Sta di fatto però che il fascismo cadde per via insurrezionale e la rivoluzione armata antifascista mise all’ordine del giorno anche la possibilità di proseguire oltre la caduta del fascismo, verso la rivoluzione socialista (come avvenne in tutta l’Europa dell’Est).

 

2.- La leadership di Togliatti, dalla svolta di Salerno all’8° Congresso del Pci (1956) deve essere oggetto da parte dei marxisti leninisti di un accurato studio affinché emergano tutte le contraddizioni di questo politico italiano il cui operato, soprattutto quello relativo al suo rapporto con il mondo trotskista, non è ancora del tutto chiaro. Dall’8° Congresso (1956) in poi, invece, già abbiamo una vasta documentazione per dimostrare il carattere revisionista, controrivoluzionario, kruscioviano della svolta che Togliatti  impresse al Pci in seguito al 20° Congresso del Pcus, svolta che egli chiamò “via italiana al socialismo”. Questa “via italiana”, mai più confutata da chi gli succedette alla guida del Pci, ha portato, via via, attraverso Longo, Berlinguer, Natta, Occhetto alla distruzione del Pci. Ma l’operazione più truffaldina e malefica compiuta da Togliatti è consistita nell’associare  Antonio Gramsci alla “via italiana al socialismo”, nel farne il padre spirituale, nel ridurre Gramsci, in ultima analisi, al n° 1 del  moderno revisionismo in Italia. I marxisti leninisti devono vendicare Gramsci di questa ignobile strumentalizzazione compiendo l’operazione inversa: separare definitivamente Gramsci da Togliatti. I Quaderni del Carcere devono essere ristudiati, rimeditati dai marxisti leninisti, allo scopo di confutare e respingere tutti i vergognosi falsi, forzature e –ripetiamo- strumentalizzazioni revisioniste.dei Vacca, Ragionieri, gerratana Spriano ecc che si sono messi al servizio di Togliatti nell’opera di trasfigurazione revisionista di Gramsci.

 

3.- Un partito marxista leninista  può nascere, in Italia, solo dalle ceneri del Pdci, di Rc,  Manifesto, PCsp ecc. che hanno predicato per decenni l’antistalinismo. Queste forze politiche hanno dato dell’Urss la rappresentazione di un luogo di infamie, e in questa campagna contro il comunismo storico hanno fatto -vergognosamente- da cassa di risonanza alla propaganda borghese imperialista occidentale. Volevano “rifondare” un comunismo mai esistito, un comunismo compatibile con la cultura e l’ideologia di una piccola borghesia velleitaria, pavida e intrisa di pregiudizi. Si sono opposti alla cancellazione della parola comunismo voluta da Occhetto, ma hanno poi usato il nome e i simboli del comunismo per ritornare, di fatto, a propagandare gli inganni di una via pacifica, minimale, ingannevole, inesistente al socialismo. Le contraddizioni fra marxisti leninisti e i gruppi dirigenti di queste sunnominate forze sono di natura antagonistica, insanabile, sono come il contrasto fra rivoluzione e controrivoluzione.

 

4.- Prima di suonare il de profundis alla classe operaia italiana e avventurarsi in nuove “analisi di classe” i marxisti leninisti si devono distinguere, dai revisionisti e dai trotskisti, per il rigore della ricerca in questo importantissimo terreno di analisi, e poter dire una parola definitiva solo dopo seri e approfonditi studi. Questo vale anche per il mondo agricolo e per le nuove figure sociali che sono emerse dalla decomposizione e dall’imbarbarimento del capitalismo . Non bisogna mai enunciare senza dimostrare.

 

5.- Compito primario dei marxisti leninisti è fare un bilancio storico corretto della Rivoluzione d’Ottobre e dell’edificazione del socialismo in Urss.  Stalin ha ereditato e sviluppato il leninismo, fra Lenin e Stalin vi è stata una ininterrotta linea di continuità. Il grande Georgiano è stato l’artefice, insieme al popolo multinazionale sovietico, dell’industrializzazione socialista e della collettivizzazione dell’agricoltura. Questa colossale opera di edificazione venne messa alla prova e al vaglio di una feroce guerra aggressiva sul territorio sovietico che la borghesia mondiale direttamente e indirettamente ha finanziato. Tale prova è stata superata, e dalle rovine dell’invasione hitleriana l’Urss, lungi dallo sgretolarsi come era nell’auspicio dell’imperialismo, è risorta più potente di prima, economicamente, politicamente, militarmente, ed è stata d’esempio ai popoli oppressi di tutto il mondo, che hanno ridato impulso al movimento mondiale di lotta anticoloniale e per l’emancipazione, movimento mondiale ancora maggiore di quello seguito alla Rivoluzione d’Ottobre. Grazie all’esistenza dell’Urss vittoriosa, è stata possibile la creazione delle Repubbliche socialiste in mezza Europa e la vittoria della Guerra rivoluzionaria in Cina. Nel bilancio storico dell’Urss vi sono due personaggi negativi, orrendi, criminali: Trotski e Krusciov. Trotski mise su una cospirazione antisovietica che non si fermò neanche di fronte alla collusione con la Gestapo hitleriana per divenire Quinta colonna in caso di aggressione nazista all’Urss. Le malefatte di questo personaggio e dei suoi uomini Zinoviev, Kamenev, Bucharin, Rikov ecc. vennero alla luce del sole in Processi pubblici celebrati a Mosca, nel 1936, 1937 e 1938, dal Tribunale Militare dell’Urss, alla presenza della stampa mondiale.

            Krusciov, che nelle sue memorie ha svelato e rivendicato pienamente il suo passato trotskista (in: Krusciov ricorda, ediz. Sugar, 1970) riuscì in ciò in cui fallì Trotski. Egli è stato il cavallo di Troia che ha creato le condizioni (rivelatesi storicamente irreversibili) per distruggere dall’interno il paese dei Soviet, distruzione portata progressivamente a compimento dai suoi successori, da Breznev via via fino ad arrivare a Gorbaciov il rinnegato demolitore dell’URSS n.1. Egli, che ha agito esattamente come uno strumento nelle mani dell’imperialismo, ha diffuso nel mondo l’odio e la calunnia contro l’edificatore del socialismo. Ancora oggi, l’antistalinismo è largamente diffuso finanche nella cosiddetta nuova sinistra che accusa i marxisti leninisti di essere “stalinisti”. Noi non siamo “stalinisti”, siamo marxisti leninisti, lo stesso Stalin insorgeva contro questo termine considerandosi solo e sempre un discepolo di Lenin. La parola “stalinismo” soprattutto dopo il famigerato rapporto segreto di Krusciov passato alla Cia prima ancora che agli altri partiti comunisti, è divenuta, sia nel linguaggio borghese imperialista che in quello dei trotskisti e revisionisti, il contenitore di nefandezze di ogni genere, di delitti inspiegabili, di stragi insensate, è divenuta una parola d’ordine infamante, che si compendia, in ultima analisi, nel rifiuto del comunismo storico, nella demonizzazione del comunismo. I Processi di Mosca non sconfissero definitivamente la congiura trotskista: rimase libero di agire ancora uno della banda criminale sfuggito agli investigatori sovietici, Ezhov. Egli fu nominato Commissario del Popolo agli Affari Interni il 26 settembre 1936, e nel clima avvelenato dai sospetti indotti dalle rivelazioni dei Processi di Mosca, ebbe buon gioco, nei  circa 2 anni in cui ricoprì la carica di Commissario del Popolo a confezionare false prove e a far condannare a morte centinaia di migliaia di innocenti allo scopo di screditare, indebolire, far odiare il regime sovietico, darne un’immagine di sistema in cui vigeva un terrore cieco e indiscriminato rivolto contro il popolo lavoratore e membri di partito. E’ ciò che è passato alla storia, nella propaganda kruscioviana e imperialista (a cui ha abboccato un gran numero di ingenui in tutto il mondo) con l’espressione infamante di “Grandi purghe”. I verbali stenografici degli interrogatori di Ezhov da poco resi accessibili sono stati tradotti in inglese e pubblicati dallo storico statunitense Grover Furr (http://msuweb.montclair.edu/~furrg/research/ezhov042639eng.html). Bucharin, nelle ore che precedettero la sua esecuzione capitale, scrisse ben due lettere al Presidium del Soviet Supremo (pubblicate dalle Isvestia il 9 settembre1992 e anch’esse tradotte in inglese da Grover Furr e pubblicate nel sito: http://msuweb.montclair.edu/~furrg/research/bukharinappeals ) chiedendo che gli salvassero la vita. Dichiarò di essersi amaramente pentito e di aver completamente disarmato. Ma fu l’ultima infamia della sua vita, l’ultima sua menzogna, perché non rivelò che Ezhov faceva parte della congiura e avrebbe potuto creare colossali danni (ciò che in effetti avvenne). A buon diritto quindi si può dire che è stato Bucharin (e Trotski, ovviamente) l’artefice (gli artefici) delle cosiddette Grandi purghe.

 

6.- Il mondo imperialista è composto da tre entità, la Triade, di cui fanno parte gli Stati Uniti d’America, l’Europa  (U.E. e Europa dell’Est ex socialista) e il Giappone. Gli Usa sono l’imperialismo dominante, Europa e Giappone sono imperialismi di second’ordine che non avranno mai più un ruolo autonomo ma agiranno come ausiliari e complici dell’imperialismo dominante. La prima e la seconda guerra mondiale sono esplose nel cuore dell’Europa per motivi classicamente imperialisti, cioè per una nuova spartizione del mondo a sua volta già diviso fra gruppi di paesi imperialisti contrapposti. Anche se nella Seconda guerra mondiale è stato coinvolto il paese del socialismo (l’Urss), ciò nonostante anche quella guerra ha avuto un carattere prettamente imperialista.

            Oggi, i contrasti fra stati imperialisti che pure si manifestano (e sarebbe antistorico se non fosse così) non porteranno più, come per il passato, a scontri armati fra di essi. Due elementi della Triade (Europa e Giappone) non possono più aspirare a detronizzare gli Usa dal ruolo predominante perché il gap militare che hanno verso gli Usa è assolutamente incolmabile.

 

7-. La magistrale analisi leninista del capitalismo nell’epoca dell’imperialismo e la legge dello sviluppo ineguale dei paesi capitalisti nell’epoca dell’imperialismo (anch’essa scoperta da Lenin), lo indussero a trarre due conclusioni: a) l’imperialismo è la vigilia della rivoluzione proletaria; b) il risvolto dell’ineguaglianza dello sviluppo dei paesi capitalisti nell’epoca dell’imperialismo conduce alla possibilità della vittoria della rivoluzione proletaria in un gruppo di paesi capitalistici o addirittura in un paese capitalista preso singolarmente. Queste previsioni si sono rivelate scientifiche nel pieno significato del termine poiché hanno trovato puntuale conferma negli eventi storici susseguiti a queste analisi: la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione socialista vittoriosa nella sola Russia.

Oggi l’imperialismo nel suo insieme è alla vigilia storica del suo crollo. Il dominante imperialismo Usa nel giro di pochi anni sarà scavalcato da paesi emergenti e perderà tutti i privilegi di cui ha goduto fino ad oggi per effetto del suo ruolo di iperpotenza termonucleare con basi militari disseminate su tutto il globo terrestre. Il più importante di questi privilegi è consistito nello stampare illimitatamente carta-moneta senza copertura e senza dover dar conto a nessuno. L’imperialismo statunitense avverte il declino inevitabile verso cui sta andando. Esso vede nella Cina socialista un potenziale pericolo(!) per la sua sicurezza (!) e per la fine del suo dominio sul pianeta.

 

8.- Dopo la seconda guerra mondiale la legge dello sviluppo ineguale ha agito su scala planetaria, in generale, tra l’imperialismo nel suo insieme e il resto del mondo; in particolare, fra l’anarchia dell’economia imperialista e l’economia pianificata socialista.  Anche dopo la tragedia del crollo dell’Urss e delle democrazie popolari dell’Est europeo questa legge è ancora operante. La corrente storica principale della nostra epoca è il contrasto che si va delineando fra imperialismo e paesi non-imperialisti. Si sta sviluppando, e consolidando, sotto i nostri occhi, un’Associazione di Stati che comprende la Cina, la Russia e una serie di paesi in via di sviluppo (India, Brasile, Sud Africa), associazione di Paesi attivamente promossa dalla Repubblica popolare Cinese. Gli stessi economisti globali di parte imperialista, prevedono che nel giro di un paio di decenni, questi Paesi, nel loro insieme,  soppianteranno il primato economico dell’imperialismo e lo scavalcheranno. Per questi motivi, gli Stati Uniti d’America si preparano a scatenare una nuova guerra mondiale. E’ tuttora valida la sintesi maoista della situazione internazionale della nostra epoca espressa nei termini: o la guerra dà impulso alla rivoluzione o la rivoluzione ferma la guerra.

L’oggetto principale della polemica mondiale che negli anni ’60 i marxisti leninisti del Partito Comunista Cinese e del Partito del lavoro d’Albania condussero contro il revisionismo moderno verteva soprattutto sull’effettivo pericolo di una nuova guerra mondiale scatenata dall’imperialismo e contro le irresponsabili illusioni  diffuse dal grande bandito trotskista Krusciov sulla ragionevolezza dei “circoli dirigenti americani”. Il prevalere in Italia e in Europa  dei Krusciov occidentali (Togliatti, Thorez Carrillo) mise la sordina al problema del reale pericolo di una nuova guerra imperialista. Le pacifistiche  illusioni sulla possibilità di evitare la guerra sono state ereditate dalla cosiddetta nuova sinistra (Manifesto, Pdci, Prc, Pcsp) la quale  ha rinunziato codardamente a fare, della presenza atomica Usa in Italia, un cavallo di battaglia all’epoca in cui aveva una consistente rappresentanza parlamentare. I marxisti leninisti devono lottare contro queste illusioni, legarsi alla tradizione della forte polemica antirevisionista degli anni ’60, e denunciare i pericoli mortali che incombono sul nostro popolo e sulla nostra Penisola divenuta un deposito di bombe termonucleari grazie a trattati segreti di tradimento nazionale stipulati da marci esponenti politici dell’altrettanto marcia e  criminale borghesia italiana. I suddetti trattati segreti hanno fatto dell’Italia un obiettivo termonucleare “sensibile”. Il compito primario dei marxisti leninisti è la ripresa della lotta per cacciar via dal suolo italiano gli Stati Uniti d’America e la Nato.

 

Amedeo Curatoli

Comments are closed.