Il nuovo Superman

Arrossiamo di vergogna nel leggere gli osannanti editoriali di Ciotta sul Manifesto e Sansonetti su Liberazione per la vittoria di un nero alla Casa bianca. Ci vergogniamo noi per loro. Le due testate si fregiano del titolo di comunista: non sarebbe più dignitoso e onesto trovare un’altra parola che contrastasse meno fragorosamente con gli inni di gloria tributati al nuovo n°1 dell’imperialismo mondiale?

 

Siamo tentati (per la prima volta, e con infinita difficoltà) a riconsiderare positivamente la linea di Bertinotti e Vendola che intendono deporre in via definitiva la parola comunismo. Costoro dicono: se siamo pacifisti e nonviolenti, se Ghandi e non Lenin è la nostra icona, se non intendiamo lottare per il potere, se da Hobbes a Lenin (passando per Marx ed Engels) è tutto da gettar via (lo scrisse Marco Revelli in un commovente scambio epistolare con Bertinotti), perché mai dovremmo portarci ancora sul groppo i simboli di una dottrina così ingombranti e in contrasto con i nostri nuovi valori rifondati? Sì, dobbiamo ammetterlo, Vendola e Bertinotti sono più onesti di quelli che ancora si tengono avvinti ai vecchi emblemi.

Scrive Ciotta sul Manifesto: “il 44° presidente degli Stati Uniti porta su di sé i segni del cambiamento storico di un’America che ha perduto il suo sogno e la sua immagine”. Due domande: A) quali sarebbero i segni del cambiamento storico? Ha forse Obama promesso che si rivolgerà ai paesi detentori di armi termonucleari per riaprire il problema del disarmo, inteso non come astuto inganno propagandistico -come è stato finora- ma con l’obiettivo di giungere alla completa distruzione di quelle armi? Questo sì che sarebbe il segno di un cambiamento storico. E se no, ci dica questa giornalista del manifesto-quotidiano-comunista di che diavolo di cambiamento storico sta parlando; B) Quale sarebbe “il sogno” che l’america ha perduto e che Obama rimetterebbe in sesto?

Il “sogno americano”, fuori dalle chiacchiere ciottesche, è il sogno di dominio planetario militare ed economico, e questo sogno egemonico gli sterminatori del tipo degli Cheney e dei Wolfowitz lo chiamano “il secolo americano” oppure la “missione senza tempo” che dio ha assegnato all’America. Il sogno americano e il sogno hitleriano si assomigliano come due gocce d’acqua, e soltanto dei leccapiedi “di sinistra” della “grande democrazia” americana, avendo dissipato fino all’ultimo milligrammo di spirito, di cultura, o chiamiamola semplicemente concretezza marxista, possono seminare, non dico senza vergogna, ma senza neanche l’ombra di un disagio, illusioni oniriche su quella specie di Terzo Reich d’oltreoceano che sono gli Stai Uniti d’America.

Sansonetti non è da meno, dice che Obama “non è un presidente prigioniero di un establishment o di un gruppo di potere. Questa -dice il Nostro- è una novità grandissima. Obama non è la costruzione di una lobby, di un circolo di potere, di un pezzo di borghesia”. Insomma Obama come Superman, Obama novità grandissima, Obama angelo nero che trascende le leggi della lotta di classe nel più ferreo e spietato sistema di “gruppi di potere” imperialisti mai apparso nel mondo. Se si fosse trovato a Washington nel giorno dello “storico” discorso del neoeletto capofila dell’imperialismo mondiale il mite Sansonetti avrebbe scandito all’unisono con i fans obamiani: O-ba-ma, O-ba-ma, O-ba-ma, e gli sarebbe venuta anche la pelle d’oca. Un’altra illusione sansonettiana è che negli Usa -da Obama in poi- il razzismo è finito. No, signor Sansonetti, tutti gli obbrobri dell’imperialismo: militarismo, razzismo, mafia, neonazismo e barbarie culturali di ogni genere e specie sono del tutto compatibili con il capitalismo monopolistico. La democrazia (cioè ogni possibile avanzamento di civiltà) e l’imperialismo si elidono vicendevolmente. Soltanto il rovesciamento rivoluzionario dell’imperialismo produrrà il “miracolo” di eliminare per sempre il militarismo e tutte le barbarie ad esso connesse, e soltanto un opportunismo dell’epoca dell’imperialismo morente può fare sviolinate ciottesco-sansonettiane (non pagate -per carità!- ma generose e disinteressate) all’indirizzo di una superpotenza criminale diffondendo non odio e propaganda di rivoluzione, ma acquiescenza e sottomissione, sperando essi stessi e inducendo la gente a sperare che il Moloch imperialista possa venire incatenato da un Superman provvidenziale.

E.F.

 

 

2 Responses to “Il nuovo Superman”

  1. G.V. says:

    Ormai non esiste più nessuna voce fuori dal coro. In questo momento storico l’america aveva bisogno di un Obama per fare finta di ripulirsi la faccia, ma la sostanza, come hai sapientemente scritto, non cambia. G.V.

  2. lotta says:

    Carissimo compagno,
    ti ringraziamo per il giudizio positivo sull’articolo. Ci farebbe inoltre piacere sapere, al fine di pubblicizzare la nostra presenza sul Web, come hai fatto a trovare il nostro sito.
    Ti inviamo cordialissimi saluti e ti ringraziamo.
    LaNostraLotta

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