Ricostruire il partito “comunista” ovvero: evocare fantasmi. Parte 2

 

Emilio Sarzi Amadé, intellettuale togliattiano, impegnato a dimostrare che sul problema della via parlamentare al socialismo e su quello della guerra e della pace Krusciov aveva perfettamente ragione, così commentò questo passo: L’esperienza nazionale del passaggio al socialismo, che ai cinesi costò 22 anni di guerre e di rivoluzioni, induce ‘Viva il leninismo’ a prendere posizione anche su questo problema (intende dire: i cinesi non solo respingono la via parlamentare al socialismo, ma anche la ‘nuova’ linea sulla guerra e la pace) la cui soluzione i comunisti cinesi non vedono se non negli stessi termini in cui essa è posta nel loro paese” (Rinascita, vol 3°, pag. 1379) come a dire: questi cinesi non hanno fatto altro che combattere, per 22 anni, bisogna capirli, il loro orizzonte non può essere altro che la guerra, non sono dei raffinati leninisti come noi che abbiamo “stabilito”, innovativamente, che una terza guerra mondiale non ci sarà più. Togliatti, che non volle mai ammettere il carattere di svolta del 20° congresso del Pcus, arrivò a paragonare la linea kruscioviana sulla guerra e la pace a quella del 7° Congresso dell’Internazionale comunista. Egli, per “dimostrare” la continuità teorica, politica e storica fra il 7° Congresso dell’I.C. e il XX Congresso del Pcus, arrivò (autolesionisticamente) a citare sé stesso: Si prenda il tema della pace e della guerra. Si leggano le relazioni di Dimitrov e di Ercoli al 7° Congresso della Internazionale comunista…Ivi si troverà chiaramente dimostrata la possibilità che venga evitato lo scoppio di un secondo conflitto mondiale” (Rinascita, cit. pag.1071). A parte il fatto che se davvero fosse stata dimostrata la possibilità di evitare la guerra, si sarebbe trattato di una dimostrazione “per assurdo”, visto che poi la seconda guerra mondiale scoppiò per davvero. Ma leggiamo che cosa disse Dimitrov a quel 7° Congresso dell’IC: “I popoli d’Occidente commetterebbero un fatale errore se si lasciassero cullare dall’illusione che i mercanti di guerra fascisti in Europa ed in Estremo Oriente smetteranno di minacciare la guerra. I popoli confinanti con la Germania hanno di che nutrire i loro seri timori riguardo alla difesa della loro indipendenza e libertà”. E più avanti: “In caso di una diretta minaccia di guerra da parte di un’aggressore fascista, i Comunisti, ribadendo che soltanto il potere proletario è capace di assicurare una vera difesa del paese e della sua indipendenza, come è dimostrato in modo chiaro e semplice dall’Unione Sovietica, cercheranno di formare un governo di Fronte popolare (ed è ciò che effettivamente fecero in tutta l’Europa dell’Est)”. Non c’è forse in questo discorso il nesso dialettico “maoista” guerra-rivoluzione? Che cosa ha a che vedere un tale linguaggio rivoluzionario con quello vile, disarmante e capitolazionista di Krusciov? Come è possibile che Togliatti abbia voluto rendere un così cattivo servizio a se stesso addossando all’ Ercoli del 7°Congresso dell’I.C. il sudiciume antileninista del XX Congresso kruscioviano?

Se leggiamo Sorini, che non dice una sola parola sul contrasto di principio che esplose nel 1960 riguardo alla guerra, egli ancora oggi, dopo che sono trascorsi 50 anni da allora, in perfetta sintonia con la tradizione togliattiana (Togliatti era la punta di lancia degli attacchi alla Cina) afferma che fu il grande paese asiatico, e non l’l’Urss di Krusciov, ad avere rapporti privilegiati con l’imperialismo Usa: “La rottura ….porta ad una convergenza tra Cina e Usa per isolare l’Urss considerata allora dalla Cina come ‘nemico principale’”(pag. 46). Non è un’infamia?.

6.- Come si pone oggi il problema della pace e della guerra?

E’ utile stabilire, oggi, se esistono oppure no contraddizioni in seno alla Triade (composta da 1) Usa; 2) Europa; 3) Giappone)? Sorini afferma che le contraddizioni fra queste tre entità imperialistiche “potrebbero” tendere a radicalizzarsi ma allo stesso tempo ad “assopirsi”, a seconda del contesto, a seconda dei processi economici e politici. Dice che “le contraddizioni possono spostarsi anche rapidamente, possono divenire centrali o secondarie”. Queste sono cose ovvie. Che ci sia un andamento altalenante nei rapporti interimperialistici è scontato. La questione, in termini marxisti leninisti, bisogna porla in un altro modo: i contrasti interni al mondo imperialista (la Triade) porteranno ad uno scontro armato Europa contro Usa o Giappone e Europa contro Usa? La risposta è: NO. Il ruolo di due elementi della Triade (Europa e Giappone) non può essere (e non lo sarà mai più) un ruolo di primo attore. Due guerre mondiali nate nel cuore dell’Europa per motivi classicamente imperialisti hanno spazzato via dalla scena mondiale l’Europa stessa, relegandola ad un ruolo di secondo piano. Da quelle due guerre mondiali , ne è venuto fuori (tra i due litiganti il terzo gode) un imperialismo dominante, gli Usa, la cui potenza militare non può essere raggiunta dagli altri due elementi della Triade, per cui, volenti o nolenti, pur fra contrasti, Europa e Giappone devono obbedire a Washington e al Pentagono. E’un loro destino inevitabile non certo perché vi sono “affinità elettive” tra questi predoni affamatori del mondo (affinità che pure esistono, ovviamente), ma per motivi geostrategici. La Triade non si sfascerà per contrasti al suo interno, la Triade non esploderà in interni conflitti armati. Però attenzione: la Triade (con appendice nazisionista) non è superimperialismo, perché la Triade è guerra, è guerra contro la Cina, è guerra contro il resto del mondo. Sorini invece (che dà erroneamente un eccessivo peso ai contrasti interimperialisti), di questi contrasti ne fa una descrizione “sociologica”, nel senso che non dice se e dove porteranno questi contrasti. Se in politica si fissano determinate premesse, da queste deve scaturire uno schema interpretativo generale che consegue da quelle premesse, e deve alla fine venir fuori una linea politica. Non si può “dire e non dire” per paura di sbilanciarsi, per tenere il piede in più staffe. Se Europa e Giappone, tendenzialmente, si compattano con gli Usa, e bene o male ne seguono la strategia aggressiva mondiale, se ciò è vero, i marxisti leninisti devono volgere lo sguardo ad altri scenari possibili, ad altre, nuove contraddizioni che possono implicare pericoli di una terza guerra mondiale. Oggi stanno assumendo un ruolo centrale non più gli antagonismi interimperialistici (che hanno portato a due guerre mondiali), ma contrasti fra l’imperialismo nel suo complesso (la Triade a guida Usa) da una parte, ed un’Associazione (che per ora ha solo carattere economico, finanziario, diplomatico ecc.) di Stati non imperialisti guidati da un paese socialista (la Cina) dall’altra parte. Questi grandi paesi non-imperialisti (che in un futuro non lontano si metteranno sulla strada di aperte alleanze militari) sono gli unici a poter fronteggiare anche militarmente la superpotenza Usa e i suoi complici. Se non avesse vinto la controrivoluzione kruscioviana (o fosse stata storicamente reversibile) i due schieramenti (come li delineò Enver Hoxa) sarebbero molto più semplici da individuare: da una parte l’imperialismo, dall’altra la “colossale forza economica, militare, morale, politica e ideologica del campo socialista”. Ma la storia non è andata così, e però nemmeno la storia “si è fermata”. Oggi è la Cina che tesse la rete antimperialista. Questo scontro che si delinea sotto i nostri occhi e che non è più semplicemente “potenziale” ma si va definendo in un modo sempre più “leggibile”, induce i marxisti leninisti ad una inequivocabile scelta di campo, ed a svolgere un ruolo attivo nel quadro dei summenzionati schieramenti, guardando diritto in faccia la realtà e dicendo la verità. La verità è che esiste il pericolo di una guerra termonucleare. Il tempo gioca a favore della Cina e a sfavore degli Usa, più anni passano più i rapporti di forza, economici e militari si spostano a vantaggio della Cina e della coalizione messa in campo e favorita dalla Cina e a svantaggio degli Usa. Le due precedenti guerre mondiali, come dice Sorini (questa volta giustamente!) sono “scoppiate per molto meno”. Il progressivo, inarrestabile processo di sviluppo ineguale (che non è più come per il passato fra paesi imperialisti) fra la Cina e i suoi alleati da una parte e l’imperialismo dall’altro, accelera enormemente il pericolo di un nuovo conflitto mondiale che può esplodere in qualsiasi momento. E’ una corsa contro il tempo: la Cina ha bisogno di pace e stabilità per completare il suo sviluppo, gli Usa non glielo vogliono concedere. Tirare ancora in ballo il “superimperialismo” è un elemento di scolasticismo dottrinario che non serve più a niente se non a confondere le idee. Il “superimperialismo” era l’illusione socialdemocratica pacifista del superamento dei conflitti armati, questo “superimperialismo” è stato sbriciolato dalla Prima e dalla Seconda guerra mondiale, ora basta, smettiamo di nominarlo che diventa solo uno spauracchio, non esiste più. E meno che mai dobbiamo citare a questo proposito Negri (ciò che fa Sorini). Il superimperialismo di Hilferding e Kautski -ripetiamo- era una pia illusione riformista di evitare le guerre. Negri invece nel suo “Impero” dice ben altro. In un articolo apparso su “Guerra e Pace” (n.87, marzo 2002) dal titolo “Il sacro impero”, Maria Turchetto, scrive che l’analisi di Negri “si svolge all’insegna di una dialettica di stampo prettamente hegeliano: è la storia della sovranità occidentale, quasi una Filosofia dello Spirito ad uso dei nordamericani, poiché “il percorso dello Spirito culmina qui, anziché nello Stato prussiano, nella Costituzione degli Stati Uniti” e più oltre: “L’esito dei coloni verso le Americhe – moltitudine che si sottrae alla modernità – riscopre l’umanesimo rivoluzionario del Rinascimento perfezionandolo in scienza politica e costituzionale” (pag.156), ponendo le premesse di una forma di sovranità affatto diversa da quella prevalsa in Europa. “La Rivoluzione americana è rivoluzione autentica (a differenza di quella francese) e gli Stati Uniti sono fin dall’origine – fin dalla Costituzione – Impero e non Stato-nazione; per di più un Impero del Bene, o almeno un Impero del Meno Peggio. Capito? Quindi è totalmente inutile continuare a tirare ancora in ballo questo ex operaista divenuto lacché dell’imperialismo. Il richiamo a Negri crea ancora più confusione e impedisce di focalizzare ciò che ha rilevanza ai fini della rivoluzione antimperialista mondiale.

Sorini che pur individua (marxisticamente, finalmente!) nell’odierno schieramento guidato dalla Cina una concreta e realistica forza antimperialista, non perde però l’abitudine revisionista di diffondere illusioni sul fatto che sia possibile mettere pacificamente la camicia di forza all’imperialismo: “Vincere la lotta per la pace e il disarmo (che passa per l’affermazione di un Trattato internazionale vincolante che comporti la messa al bando e la distruzione di tutte le armi di distruzione di massa) è una battaglia storica prioritaria, di lungo periodo”(pag. 90.). Fare affidamento su un movimento di lotta per la pace che costringa gli Usa a firmare un trattato internazionale “vincolante” che comporti la distruzione delle armi atomiche è un sognare ad occhi aperti, è la riproposizione di una tesi kruscioviana contro cui parlarono i marxisti leninisti cinesi e albanesi nel succitato incontro a Mosca. Che cosa sarebbero gli Usa senza le armi termonucleari? Non farebbero paura più a nessuno, crollerebbe catastroficamente il dollaro (non capiscono i teorici della transizione che sono queste migliaia di bombe americane sparse nel mondo che danno agli Usa il potere di stampare dollari a volontà?), andrebbero precipitosamente incontro alla bancarotta totale, si aprirebbero così, nel loro paese, grandiosi scenari di rivoluzione. Gli strateghi del Pentagono le sanno bene queste cose, figurarsi se acconsentirebbero a firmare i trattati della loro autocastrazione. Ma Sorini, continuando a sognare ad occhi aperti, ci racconta che il “trattato vincolante” aprirebbe all’umanità “prospettive più avanzate di liberazione” e “i settori più aggressivi dell’imperialismo” sarebbero sconfitti (pag. 91). Prima cosa: tutti i settori dell’imperialismo sono “più aggressivi”, soltanto il Candido Sorini parla della presidenza Obama come di una “variante più soft e articolata dell’imperialismo” (ora che anche la popolazione nera d’America comincia a schifare Obama perché ha capito l’inganno!). E poi che cosa sono le oniriche “prospettive più avanzate di liberazione” soriniane? Sembra di sentire Togliatti: quanti milioni di volte il “Migliore” ha parlato di “prospettive più avanzare”, “equilibri più avanzati” mentre la dittatura borghese retrocedeva immancabilmente verso “prospettive più arretrate” e verso “equilibri più arretrati” fino ad arrivare all’attuale merdume di ministre prostitute e capi di governo ricottari?

E’ fuor di dubbio che l’imperialismo sarà annientato, non saranno le bombe atomiche a distruggere l’umanità, ma sarà l’umanità a distruggere le bombe atomiche. E tutto ciò accadrà non per quel “Trattato vincolante” che si firmerà nella Wonderland del Sorini ridiventato bambino e amante delle favole. Le bombe termonucleari, per essere distrutte devono essere impiegate o devono essere “sul punto” di essere impiegate. La formula di Mao Zedong: o la rivoluzione ferma la guerra o la guerra suscita la rivoluzione è ancora valida. Qui i trattati non c’entrano niente, c’entrano le guerre e le rivoluzioni. Attribuire agli imperialisti del IV Reich comportamenti da persone normali è fuori dalla realtà. Se due Guerre mondiali (per nostra fortuna di rivoluzionari) non hanno insegnato niente all’imperialismo, possibile che non abbiano insegnato nulla nemmeno a gente che si definisce comunista? Se impostiamo correttamente il problema della pace e della guerra, invece di allungare a dismisura i tempi nella vana attesa di “trattati”, dobbiamo porre immediatamente all’ordine del giorno la questione dei pericoli mortali che corre la nostra penisola a causa dei trattati segreti di tradimento nazionale della borghesia italiana con gli Usa. Dobbiamo denunziare da subito che l’Italia è un deposito di bombe termonucleari, per cui, in caso di esplosione di una guerra termonucleare (che i marxisti leninisti non devono assolutamente escludere) il nostro Paese sarà un obiettivo “sensibile”.

 

7.- Il programma soriniano del futuro partito “comunista” da ricostruire è la riproposizione anacronistica di una via togliattiana al “socialismo”.

 

E’ un programma che si compendia in una lista di obiettivi presentati come di possibile attuazione all’interno degli attuali rapporti di classe; obiettivi mirifici che cancellano l’incompatibilità fra comunismo e capitalismo, che fanno credere alle masse lavoratrici, ai disoccupati, ai diseredati, agli oppressi, che sia possibile il raggiungimento di avanzati traguardi sociali e politici all’interno di una società (borghese) che regredisce di anno in anno, sempre più arretrata, inetta e corrotta; è la riproposizione, dopo oltre mezzo secolo, di qualcosa che assomiglia alle “riforme di struttura” togliattiane altrimenti chiamate; è un programma che si guarda bene dal nominare (non fosse che un semplice nominare) una prospettiva di rivoluzione. Si parla di: un nuovo rapporto tra Stato e mercato, tra pubblico e privato, tra proprietà pubblica e proprietà individuale (e chi imporrebbe questo “nuovo rapporto di proprietà” se non la rivoluzione socialista che non è una rivoluzione culturale ma è una rivoluzione che capovolge, all’indomani della presa del potere proprio i rapporti di proprietà?); si parla di “rimettere in discussione” la democrazia in Occidente, si parla di riforme istituzionali e costituzionali, di leggi elettorali, della “centralità del Parlamento come paradigma della democrazia sostanziale”. Rimettere in discussione la “democrazia in Occidente” è una frase sonora, dietro cui si cela un puro inganno riformista poiché tale rivendicazione non si situa all’interno di una prospettiva rivoluzionaria. Le “riforme istituzionali e costituzionali” (cioè il ripristino degli assetti giuridici fissati nella Carta costituzionale dell’Italia post-fascista) sono impossibili, la legge elettorale attuale è peggiore della “legge truffa” contro cui insorse il vecchio Pci; la marcia borghesia dominante non può permettersi più neanche una legge elettorale proporzionale. Sorini evidentemente non sa che fin dai tempi remoti del nostro Risorgimento le reazionarie dinastie regnanti concedevano le Costituzioni -che allora si chiamavano Statuti- in tempi difficili per loro, e poi, riassestatesi al potere, se le rimangiavano. E’ esattamente ciò che è avvenuto in Italia dal 1948 ad oggi. E poi…questo Parlamento borghese (i revisionisti preferiscono non mettere mai quest’aggettivo davanti alla sacra parola “Parlamento”) decaduto via via a vero e proprio mercato delle vacche dove la compravendita dei deputati e senatori per puntellare maggioranze in pericolo avviene spudoratamente, sotto gli occhi di tutti, questo parlamento, dicevamo, Sorini si illude che sia possibile rigenerarlo, farlo ridiventare sede di “democrazia sostanziale”. Bene, ammettiamo che siano rivendicazioni raggiungibili, cioè realistiche: come sarà possibile arrivarci? “Tutto ciò -avverte Sorini- richiede la pazienza e la severità degli studi”. E qui ci viene in mente ciò che una volta ci raccontò un operaio: che un vecchio partigiano con il fucile a tracolla, in una borgata romana, si avvicinò a Togliatti e gli chiese: ”compagno Segretario, .quando facciamo la rivoluzione?”, Togliatti battendogli la mano sulla spalla gli disse: “studia, compagno, studia…” Da allora sono trascorsi 67 anni e Sorini, discepolo e ammiratore di Togliatti, ancora ci ammonisce a studiare.

 

Sorini è un togliattiano ortodosso, quelli di Marx XXI secolo sono togliattiani ortodossi.”Un primo nodo di riflessione storica -c’è scritto nel libro a pag. 256)- riguarda l’VIII congresso del Pci (1956), quello della via italiana al socialismo. Questo congresso rappresenta – ciò è da tutti riconosciuto (cioè da tutto il simposium di Marx XXI secolo n.d.r.) un grande passo avanti nell’elaborazione del Pci, un congresso di grande innovazione qualitativa: e se Gramsci era stato il protagonista della svolta del Congresso di Lione (1926), qui è Togliatti il protagonista della linea del partito nuovo.” Il passo citato non ha bisogno di commenti, si commenta da sé. E’ il recupero pieno di Togliatti, l’”innovatore” della via italiana al socialismo (che ha portato alla distruzione del comunismo in Italia. Prendetevelo Togliatti, egregi signori di Marx XXI secolo, ve lo lasciamo volentieri. Ma non strumentalizzate Gramsci, come fece Togliatti. Gramsci non vi appartiene, il Gramsci delle Tesi di Lione era un grande rivoluzionario, era il comunista italiano che la Terza Internazionale volle alla testa del Pcd’I. Il Togliatti dell’VIII Congresso del ’56, invece, è stato l’artefice di una svolta antileninista su tutta la linea. Questa svolta è ampiamente documentata, non solo negli scritti e discorsi di Togliatti ma anche nei tentativi “teorici” di molti intellettuali “organici” a Togliatti di conciliare leninismo e via pacifica al socialismo. A distanza di oltre mezzo secolo, e visto ciò che è diventata l’Italia di oggi, non vi accorgete di quanto lontane fossero dalla realtà della lotta di classe rivoluzionaria le formule teoriche “innovative” del “Migliore”?

L’VIII Congresso del Pci non fu un grande passo avanti come dite voi ma un grande passo indietro, non fu un congresso di grande innovazione qualitativa ma, al contrario un regresso verso vecchie posizioni socialdemocratiche espresse in modo nuovo, cioè in modo “revisionista moderno”.

Come voi, signori di Marx XXI secolo, ignorate (come abbiamo visto prima) i motivi della grande polemica internazionale dei marxisti leninisti contro Krusciov da parte dei compagni cinesi e albanesi, così respingete -ripetiamo- le critiche (grandiose e ancora attuali – andatevele a leggere!) del Pcc in due famosi opuscoli contro Togliatti.

 

Antonio Gramsci quando fu arrestato, aveva 37 anni. Lo hanno torturato, gli impedivano di dormire. Ingaggiò una lotta eroica contro la degradazione morale intellettuale e fisica nel quale il regime carcerario fascista voleva farlo precipitare. Riuscì a resistere solo dieci anni. Morì giovanissimo, a 47 anni anni. Egli scrisse, scrisse disperatamente su tutto ciò che il regime di censura gli consentiva di leggere in carcere, inutile dire: nessun libro di marxismo, e su ogni argomento, sia pure il più lontano dai drammi che viveva il mondo esterno (nel quale l’imperialismo stava preparando la Seconda guerra mondiale) espresse idee profonde e originali. Chi non tiene conto delle condizioni nelle quali Antonio Gramsci si trovò forzatamente immerso, non è un marxista. E’ del tutto comprensibile che egli, nel totale isolamento (gli impedirono finanche, criminalmente, di vedere i suoi bambini – la rivoluzione proletaria regolerà definitivamente i conti con i fascisti, senza amnestie) e lontano dalla vita pulsante del movimento comunista mondiale (egli che aveva frequentato i circoli dirigenti della Terza Internazionale a Mosca), abbia potuto sopravvalutare la durata e la forza “egemonica” del regime fascista e accedere all’idea che, a differenza di quanto scrisse nelle Tesi di Lione, la rivoluzione proletaria potesse avere tempi più lunghi. Espresse queste idee parlando di “guerra di posizione” e di “casematte” da conquistare progressivamente. Ma pochissimi anni dopo, questa visione dei tempi lunghi fu contraddetta dall’esplodere della guerra partigiana che fu rivoluzione armata antifascista che poteva sfociare in rivoluzione socialista. L’insurrezione partigiana non fu “guerra di posizione” ma guerra di movimento in cui le “casematte” del nemico vennero conquistate di slancio, armi alla mano. Bisognava solo che il Pci desse l’ordine di farla finita anche con il capitalismo (e chi sa come sarebbero andate le cose se a dirigere il Pci vi fosse stato Gramsci!)

 

La Democrazia progressiva fu teorizzata da Curiel nel fuoco della rivoluzione antifascista (tale è stata la guerra di Resistenza). Era una tattica per giungere, ininterrottamente, dall’abbattimento del fascismo al socialismo, dalla dittatura borghese alla dittatura del proletariato, come avvenne in tutti i paesi dell’Europa dell’Est. Questa tattica fu discussa e approvata al Quinto congresso del Pci e ne diventò la linea ufficiale. La democrazia progressiva, per poter “progredire” fino al socialismo avrebbe dovuto fondarsi sui Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) che sarebbero divenuti gli organi “istituzionali” del nuovo Stato antifascista. Uno Stato di tale genere avrebbe determinato il massimo di condizioni favorevoli per i comunisti. Secchia affermò :“Prima, durante e dopo l’insurrezione, dovremo riuscire a coprire le nostre città e le nostre campagne di una rete di migliaia e migliaia di Comitati di liberazione, di fabbricato, di villaggio, di officina. Saranno questi gli organismi popolari su cui poggia il movimento insurrezionale, sui quali poggerà il governo democratico in Italia. Senza questi organismi, base del potere popolare, è vano parlare di democrazia progressiva”. Questa battaglia fu persa, il suffragio universale ebbe esiti catastrofici. De Gasperi in seguito alla vittoria elettorale, fece un colpo di Stato, cacciò via dal governo comunisti e socialisti e la “Repubblica nata dalla Resistenza” si avviò ad essere un’ordinaria repubblica borghese che sotterrò definitivamente la Democrazia progressiva e instaurò al suo posto una “Democrazia regressiva”. Il Pci, e in particolare Togliatti, furono aspramente criticati da Dimitrov per non aver opposto alcuna resistenza al colpo di Stato reazionario.

L’idea di Democrazia progressiva era strettamente intrecciata a organi insurrezionali armati (i CLN) per questo essa visse un momento storico transitorio, quando larghe masse di popolo erano in armi e aspettavano direttive (questo è assolutamente certo!) per passare alla rivoluzione socialista. La Democrazia progressiva configurava un dualismo di potere dal quale bisognava venir fuori in un modo o nell’altro, o in avanti, verso il socialismo, o all’indietro verso la restaurazione della repubblica borghese. Dire di voler attuare oggi la tattica della Democrazia progressiva è un imbroglio, significa non aver capito né quella parola d’ordine, né la storia della lotta armata antifascista in cui quella parola d’ordine si inseriva.. Dice il libro a pag. 216: “Togliatti è stato in Italia il principale interprete politico di Gramsci: la strategia della democrazia progressiva e delle riforme di struttura si iscrive in quella “guerra di posizione”, imposta dalla struttura del potere capitalistico organizzata attraverso i diversi centri e istituzioni della società civile…ecc.”. Innanzitutto Togliatti non è stato l’ interprete politico di Gramsci, ma il manipolatore e lo strumentalizzatore del pensiero di Gramsci per piegarlo ai suoi fini, per dare lustro alla sua antileninista “via italiana al socialismo” attribuendone la paternità spirituale ad Antonio Gramsci.

Come si vede in questa citazione, Sorini mette insieme: A) la “democrazia progressiva” di Curiel-Secchia B) le “riforme di struttura” di Togliatti; C) la “guerra di posizione” di Gramsci . Queste tre categorie politiche non possono stare insieme, sono cose diverse tra loro, altrimenti si falsifica la storia del Pci, se ne fa una ricostruzione postuma “restaurata” e abbellita allo scopo di dare un quadro d’insieme nel quale tutto si compone armoniosamente. Al partito comunista che vogliono “ricostruire”, Sorini, Diliberto & C intendono dare, come fece Togliatti, nobili natali, nobili ascendenze, ma oltre a Gramsci vi aggiungono anche Secchia (che invece da Togliatti fu epurato!). A che scopo? Allo scopo di riproporre un’aggiornata, riformista, pacifista, parlamentare, istituzionale, estenuante, secolare via pacifica al nulla.

Prima di concludere, un’ultima delucidazione su tre categorie inconciliabili fra loro.

 

A) La Democrazia progressiva. Il terreno si scontro fra Togliatti e il gruppo dirigente politico-militare della guerra partigiana di cui Secchia era un esponente noto e di grande prestigio verteva proprio sul come intendere la democrazia progressiva e i Comitati di Liberazione Nazionale. Mentre Secchia, come si è visto, considerava questi ultimi gli strumenti essenziali ed esclusivi di “un governo democratico in Italia”, Togliatti li vedeva come organi transitori che dovevano cedere il potere alle truppe Alleate come era giusto che fosse, e affiancare queste ultime nell’esercizio del potere. (Ci rendiamo conto che questo è un argomento estremamente serio, che implica una riscrittura della vera storia del Pci, un riportare alla luce ciò che è stato volutamente messo in ombra o occultato o falsificato. Sono passaggi cruciali di quella storia sui quali i marxisti leninisti ritorneranno più e più volte. Ma per ora consigliamo la lettura dell’articolo “Il Migliore ha affossato il comunismo in Italia” già messo in rete e apparso anche su: www.lanostralotta.org).

 

B) Le riforme di struttura. Sono l’asse portante della togliattiana via italiana al socialismo, appartengono ad un altro momento storico che non ha nulla a che vedere con il precedente periodo della democrazia progressiva e dei CLN. La democrazia progressiva era stata sconfitta, l’occasione per instaurare il socialismo (come avvenne in Europa dell’Est) era stata definitivamente perduta. Inserire le riforme di struttura (che nessuno ha visto mai) nella democrazia progressiva è una mistificazione, un inganno.

 

C) La Guerra di posizione. Ripetiamo cose già dette, ma le vogliamo ripetere. Del Calvario che sono stati gli ultimi dieci anni di vita di Gramsci, assoggettato alla tortura fascista ed al più totale isolamento bisogna tener conto, altrimenti non si è marxisti. In quelle terribili condizioni, che Gramsci affrontò con eroismo ingaggiando una lotta contro l’annichilimento e la morte egli può aver avuto, della rivoluzione socialista, una visione diversa da quella espressa nelle tesi di Lione. Non vogliamo stupidamente contrapporre il Gramsci libero, dirigente carismatico del Pci riconosciuto tale dalla Terza Internazionale, e il Gramsci nel buco nero della trappola fascista. Egli è stato un grande uomo prima del carcere e durante la carcerazione, egli è stato un grande uomo fino alla morte. Ma strumentalizzare un Martire dell’antifascismo è una cosa sconcia, anzi è un’infamia. Ed è ciò che ha fatto Togliatti quando ha assunto strumentalmente “le casematte” e la “guerra di posizione” per incasellarvi dentro la sua teoria antileninista della via pacifica. I rivoluzionari marxisti leninisti italiani si rifiuteranno sempre, per l’eternità, di ritenere Antonio Gramsci il teorico “ante litteram” di una via parlamentare al socialismo, e additeranno al disprezzo il moderno revisionismo italiano per aver compiuto tale operazione.

Amedeo Curatoli

 

 

 

 

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