Deng Xiaoping: risposte alla giornalista italiana Oriana Fallaci – 21 e 23 agosto 1980

(Bisognerebbe mettere a confronto questa intervista e il rapporto segreto di krusciov per cogliere l’abissale differenza nel comportamento del Pcus e del Pcc in seguito alla scomparsa delle due grandi personalità che hanno improntato di sé la storia del socialismo in Unione Sovietica e in Cina, rispettivamente Stalin e Mao Zedong. Prima o poi pubblicheremo integralmente anche il rapporto segreto di Krusciov cosicché quei compagni che sono fermi all’idea preconcetta che dopo Mao in Cina non vi è più socialismo avranno di che riflettere, sulla base di una documentazione primaria, storica, e non sulle chiacchiere e sui si dice”)

Oriana Fallaci: Il ritratto del presidente Mao sarà mantenuto in piazza Tienanmen?

Deng Xiaoping: Si, per sempre. In passato vi erano troppi ritratti del Presidente Mao. Erano appesi dovunque. Ma non si trattava di una buona cosa, non era una forma di rispetto per il Presidente Mao. E’ vero, egli ha commesso degli errori in un certo periodo, ma è stato anche l’artefice principale e il fondatore del Partito Comunista Cinese e della Repubblica Popolare Cinese. Nel valutare i suoi meriti e gli errori riteniamo che gli errori siano solo secondari. Ciò che egli ha fatto per il popolo cinese non potrà mai essere cancellato. Noi Cinesi lo avremo sempre nel cuore in quanto fondatore del nostro Partito e del nostro Stato.

D.: Ci sono molte cose che noi occidentali facciamo fatica a comprendere. La Banda dei Quattro è accusata di tutte le colpe. Mi è stato detto che quando i Cinesi parlano della Banda dei Quattro molti di loro mostrano cinque (anziché quattro) dita della mano.

R.: Dobbiamo fare una chiara distinzione fra la natura degli errori del Presidente Mao e i crimini di Lin Biao e della Banda dei Quattro. Per la maggior parte della sua vita il Presidente Mao ha fatto cose buone. Molte volte ha salvato il partito e lo stato da crisi incombenti. Senza di lui il popolo cinese, a dir poco, avrebbe brancolato nel buio per molto tempo ancora. Il più grande merito del Presidente Mao è che egli ha applicato i principi del Marxismo-Leninismo alla pratica concreta della rivoluzione cinese, indicando la via della vittoria. Bisogna riconoscere che prima degli anni sessanta, o negli ultimi anni cinquanta molte delle sue idee ci hanno portato al successo, e i principi fondamentali che egli avanzò si rivelarono corretti. Egli applicò creativamente il Marxismo-Leninismo ad ogni aspetto della rivoluzione cinese ed ebbe idee originali e creative nel campo della filosofia, delle scienze politiche e militari nonché in letteratura e arte. Sfortunatamente verso il tramonto della sua vita, in particolare durante la “rivoluzione culturale” egli commise degli errori -e non erano di poco conto- che arrecarono molte sventure al nostro partito, al nostro stato e al nostro popolo. Come lei saprà, durante il periodo di Yenan decidemmo di chiamare Pensiero di Mao Zedong il complesso delle idee espresse in vari campi da Mao Zedong e facemmo di esso la nostra guida ideologica. Conquistammo grandi vittorie nella rivoluzione proprio perché aderimmo al Pensiero di Mao Zedong. Naturalmente, il Pensiero di Mao Zedong non fu creato dal solo compagno Mao -altri rivoluzionari di vecchia generazione contribuirono a formarlo e svilupparlo- tuttavia esso incorpora principalmente le idee del compagno Mao. Ciò nonostante, la vittoria lo rese meno prudente, cosicché negli ultimi anni cominciarono a manifestarsi in lui alcune posizioni e punti di vista errati, principalmente di “sinistra”. In molti casi contravvenne alle sue proprie idee, alle corrette affermazioni che aveva precedentemente fatto, e allo stile di lavoro che egli stesso aveva preconizzato. In quel periodo egli andava perdendo progressivamente il legame con la realtà. Non mantenne un buono stile di lavoro. Non praticava, di fatto, il centralismo democratico e la linea di massa. Ma questo non fu solo colpa del Compagno Mao Zedong. Altri compagni di vecchia generazione, me incluso, dovrebbero portarne la responsabilità. Apparvero cose anormali nella vita politica del Partito e dello Stato – si svilupparono modi di fare e stili di lavoro patriarcali, si diffuse la glorificazione del singolo; in generale, la vita politica non era troppo sana. Furono queste le cose che portarono alla “rivoluzione culturale”, la quale fu un errore.

D.: Lei ha ricordato che negli ultimi anni il Presidente Mao Zedong non stava bene in salute. Ma al tempo dell’arresto di Liu Shaoqi e la sua conseguente morte in prigione, la salute del Presidente Mao non era tanto cattiva. E ci sarebbero altri errori da addebitargli. Il Grande Balzo in Avanti non fu un errore? Copiare il modello sovietico non fu un errore? E che cosa realmente intendeva fare il Presidente Mao con la “rivoluzione culturale”?

R.: Errori cominciarono a manifestarsi negli ultimi anni cinquanta – il Grande Balzo in Avanti, per esempio. Ma nemmeno questo fu un errore del solo Presidente Mao. Le persone che collaboravano con lui portarono avanti questo progetto. Agimmo in diretto contrasto con leggi obiettive, tentando di risollevare l’economia tutto d’un colpo. E quando i nostri desideri soggettivi si scontrarono con leggi obiettive, le perdite furono inevitabili. Si, dovrebbe essere ritenuto principalmente responsabile il Presidente Mao per il Grande Balzo in Avanti. Ma non gli occorse molto tempo -solo pochi mesi- per riconoscere l’errore, e lo fece davanti a noi e propose delle correzioni. Nel 1962, quando quelle correzioni non furono apportate in misura soddisfacente a causa dell’insorgere di nuovi problemi, egli si autocriticò. Ma non furono tratti insegnamenti da quelle lezioni, e come risultato si ebbe la “rivoluzione culturale”. Per quanto riguarda le speranze personali del Presidente Mao, egli diede inizio alla “rivoluzione culturale” per impedire la restaurazione del capitalismo, ma aveva fatto un’errata valutazione dell’attuale situazione della Cina. In primo luogo, gli obiettivi della rivoluzione erano erroneamente definiti, ciò che portò a concentrare le forze verso l’obiettivo di scacciare “coloro che avevano imboccato la via capitalistica e mantenevano posti di comando nel Partito”. Furono colpiti quadri dirigenti a tutti i livelli, che avevano contribuito ai successi della rivoluzione e avevano una grande esperienza, incluso il Compagno Liu Shaoqi. Negli ultimi due anni prima della morte il Presidente Mao disse che la “rivoluzione culturale” era stata sbagliata sotto due aspetti: uno consisteva nell’aver “rovesciato tutto” e l’altro nell’aver scatenato “una guerra civile su larga scala”. Solo questi due aspetti dimostrano che la “rivoluzione culturale” non può essere definita corretta. L’errore del Presidente Mao fu un errore politico – e non un piccolo errore. D’altra parte, della “rivoluzione culturale” approfittarono due cricche controrivoluzionarie guidate da Lin Biao e dalla Banda dei Quattro, che tramarono per usurpare il potere. Per conseguenza noi dovremmo tracciare una netta linea di demarcazione fra gli errori del Presidente Mao e i crimini di Lin Biao e la Banda dei Quattro.

D.: Ma noi tutti sappiamo che fu lo stesso Presidente Mao a scegliere Lin Biao come suo successore, proprio come fanno gli imperatori che designano i loro eredi.

R.: E’ proprio per questo che ho fatto riferimento ad un modo scorretto di agire. Per un leader scegliere il proprio successore è una pratica feudale. E’ la dimostrazione dell’imperfezione nelle nostre istituzioni a cui mi riferivo un momento fa.

D.: Fino a che punto il Presidente Mao sarà coinvolto nella critica al prossimo congresso del vostro Partito?

R.: Faremo un’obiettiva valutazione dei meriti e degli errori del Presidente Mao. Ribadiremo che i meriti sono principali e gli errori secondari. Adotteremo un approccio realistico verso gli errori che ha commesso negli ultimi anni della sua vita. Continueremo a seguire il Pensiero di Mao Zedong, che rappresenta la parte corretta della vita del Presidente Mao. Il Pensiero di Mao Zedong non solo ci ha guidato alla vittoria della rivoluzione in passato; è, e continuerà ad essere, un lascito prezioso per il Partito Comunista Cinese e per il nostro paese. Ecco perché continueremo a mantenere il ritratto del Presidente Mao sulla Porta di Tienanmen come simbolo del nostro paese, e lo ricorderemo sempre come il fondatore del nostro Partito e del nostro Stato. Seguiremo sempre il Pensiero di Mao Zedong, non faremo con il Presidente Mao ciò che Krusciov ha fatto con Stalin (sottolineato nel testo).

D.: Lei vuol dire che il nome del Presidente Mao verrà fuori inevitabilmente al processo che intenterete alla Banda dei Quattro ed anche al vostro prossimo congresso?

R.: Il suo nome sarà menzionato. Non solo al prossimo congresso del Partito ma anche in altre occasioni. Ma il processo alla Banda dei Quattro non sminuirà il prestigio del Presidente Mao. Tuttavia, i crimini commessi dalla Banda dei Quattro saranno sufficienti di per sé a giustificare qualsiasi sentenza il tribunale pronuncerà nei loro confronti.

D.: Ho sentito dire che il Presidente Mao si lamentava spesso perché lei non lo ascoltava abbastanza, e che lei non gli piaceva. E’ vero?

R.: Si, il Presidente Mao disse che io non gli davo ascolto. Ma questa critica non era diretta solo a me. Accadde anche ad altri dirigenti. Ciò riflette un’idea malsana che egli ebbe negli ultimi anni. Non ascoltava volentieri i punti di vista diversi dai suoi. Né possiamo dire però che tutte le sue critiche fossero errate. Ma nemmeno che egli fosse pronto ad ascoltare le molte opinioni corrette espresse non soltanto da me ma anche da altri compagni. Il centralismo democratico ne risultava così indebolito, ed anche la direzione collegiale. Altrimenti sarebbe difficile spiegare come mai sia potuta esplodere la “rivoluzione culturale”.

D.: C’è un personaggio in Cina che è rimasto sempre incolume, ed era il Premier Zhou Enlai. Come spiega Lei questo fatto?

R.: Il premier Zhou è un uomo che ha lavorato duro tutta la vita senza mai lamentarsi. Era capace di lavorare 12 ore al giorno, e qualche volta 16 ore o anche più. Ci conoscemmo in tempi remoti, quando eravamo in Francia per seguire un corso di studi durante gli anni ‘20. L’ho sempre considerato come un fratello maggiore. Prendemmo la via della rivoluzione quasi allo stesso tempo. Era molto rispettato dai suoi compagni e da tutta la gente. Fortunatamente è sopravvissuto alla “rivoluzione culturale” quando noi fummo rovesciati. Egli era, allora, in una posizione estremamente difficile e disse e fece molte cose che non avrebbe mai voluto dire o fare. Ma la gente lo perdonò perché se non avesse fatto e detto quelle cose anche lui non sarebbe stato in grado di sopravvivere e quindi svolgere quel ruolo neutrale che svolse e che ridusse le perdite. Riuscì a proteggere un gran numero di persone.

D.: Non riesco a capire come cose terribili come la “rivoluzione culturale” possano essere evitate o come si possa impedire che si ripetano.

R.: Questa questione deve essere risolta affrontando i problemi che esistono nelle nostre istituzioni. Quelle che creammo, in passato, erano contaminate di feudalesimo come si è visto in cose del tipo culto della personalità, i modi patriarcali o lo stile di lavoro, e anche le cariche a vita dei dirigenti. Stiamo ora studiando i modi di fare in modo che tali cose non si ripetano e ci stiamo preparando a dare inizio alla ristrutturazione delle nostre istituzioni. Il nostro paese ha una storia di migliaia di anni di feudalesimo e manca ancora di democrazia socialista e di legalità socialista. Solo così possiamo risolvere il problema.

D.: Lei è sicuro che da ora in poi le cose procederanno in modo più tranquillo? Riuscirete a raggiungere la meta che vi siete prefisso? Ho sentito dire che i cosiddetti Maoisti stanno ancora in giro. Per “Maoisti” intendo coloro che hanno appoggiato la “rivoluzione culturale”.

R.: L’influenza della Banda dei Quattro non dovrebbe essere sottovalutata, ma bisogna tener conto che il 97 o 98% della popolazione li odia intensamente per i loro crimini. E’ dimostrato dal movimento di massa contro la Banda dei Quattro che scoppiò a piazza Tienanmen il 5 aprile del 1976 quando la Banda era ancora ai vertici del potere, il Presidente Mao era gravemente malato e il Premier Zhou era scomparso. Fin dal rovesciamento della Banda (1976) e particolarmente nei due anni trascorsi i desideri e le richieste del popolo hanno trovato espressione nella Terza, Quarta e Quinta Sessione plenaria del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. Stiamo esaminando le vie concrete per risolvere i problemi migliorando le nostre istituzioni. Molte questioni sono già state sollevate ora. Un’enfasi particolare è stata posta sul lavoro unitario per la realizzazione delle quattro modernizzazioni e ciò sta riscuotendo l’approvazione del popolo, il quale rivendica stabilità politica e unità. La gente è stufa di movimenti di massa, questi movimenti finivano con il colpire una quantità -e non era una piccola quantità- di persone. I continui movimenti di massa rendono praticamente impossibile il concentrarsi sulla edificazione socialista a livello nazionale. Quindi possiamo dar per certo che, data la correttezza della nostra attuale linea politica, il popolo ci appoggerà e fenomeni come la “rivoluzione culturale” non ne accadranno ancora.

D.: La Banda dei Quattro avrebbe potuto essere arrestata solo dopo la morte del Presidente Mao. Chi ha progettato il loro arresto? Da chi è partita l’idea?

R.: E’ stato uno sforzo collettivo. Prima di tutto, credo, vi era una base di massa (in appoggio al loro arresto ndr) guidata dal Movimento del 5 Aprile (del 1976). Il termine “Banda dei Quattro” fu coniato dal Presidente Mao un paio di anni prima della morte. Noi abbiamo condotto lotte contro questa Banda per due anni, nel 1974 e nel 1975. Da allora il popolo sapeva chiaramente da che parte stare. Sebbene il Presidente Mao avesse nominato il suo successore, la Banda dei Quattro si rifiutava di accettarlo. Dopo la morte del Presidente Mao la Banda colse l’occasione per tentare di prendere tutto il potere nelle sue mani, dunque la situazione richiedeva un’azione tempestiva da parte nostra. Essi a quel tempo erano decisi a rovesciare la nuova leadership. In tali circostanze, la grande maggioranza dei compagni dell’Ufficio Politico era d’accordo che bisognava prendere misure tempestive contro la Banda. Gli sforzi di uno o due individui non sarebbero stati sufficienti a raggiungere lo scopo.

Bisogna anche sottolineare, però, che alcune cose fatte dopo l’arresto della Banda dei Quattro andavano in direzione opposta ai desideri del Presidente Mao, per esempio la costruzione del Mausoleo del Presidente Mao. Egli propose negli anni cinquanta che noi tutti, dopo la morte, avremmo dovuto essere cremati e che bisognava conservare solo le nostre ceneri, che non avrebbero dovuto essere preservati resti e costruite tombe. Il Presidente Mao fu il primo a firmare queste disposizioni e noi tutti lo seguimmo. Successivamente tutti i vecchi quadri a livello centrale e periferico firmarono. Abbiamo ancora questo libro con tutte le firme. Ciò che fu fatto dopo la cacciata della Banda dei Quattro era dettato dal desiderio di raggiungere una relativa stabilità.

D.: Questo significa che il Mausoleo del Presidente Mao sarà presto abbattuto?

R.: Non sono favorevole a operare cambiamenti. Ora che sta lì non sarebbe appropriato rimuoverlo. In primo luogo non è stato corretto costruirlo, ma cambiarlo darebbe adito ad ogni genere di dicerie. Molta gente si sta chiedendo se noi demoliamo il Mausoleo. Non abbiamo questa intenzione.

D.: Si dice che lei rinuncerà alla carica di vice-Premier.

R.: Non sarò il solo a dare le dimissioni. Tutti gli altri compagni della vecchia generazione si dimetteranno dai loro attuali incarichi. Il Presidente Hua Guofeng non svolgerà più la funzione anche di Premier del Consiglio di Stato. Il Comitato Centrale del Partito ha raccomandato che sia il compagno Zhao Ziyang a ricoprire quell’incarico. Se noi vecchi compagni restiamo ai nostri posti, ai nuovi arrivati sarà inibita la candidatura a quelle cariche. Stiamo affrontando il problema di ridurre gradualmente l’età media dei leaders a tutti i livelli. Noi ci dobbiamo fare da parte.

Prima, non erano fissate regole, al riguardo. Di fatto, andava a finire che le cariche erano a vita. Ciò non facilita il rinnovamento della leadership o la promozione di gente più giovane. Si tratta di un difetto istituzionale che non appariva evidente negli anni sessanta poiché eravamo allora nel pieno della vita. Questo è un problema che non riguarda solo i singoli individui, ma anche le corrispondenti istituzioni. Ha un’attinenza ancora più grande con la nostra politica generale: dipende da ciò se le nostre quattro modernizzazioni avranno successo oppure no. Quindi noi diciamo che sarebbe meglio per noi vecchi compagni assumere un atteggiamento progressista e dare il buon esempio.

D.: ho visto altri ritratti in Cina. In Tienanmen ho visto ritratti di Marx, Engels e Lenin e particolarmente di Stalin. Intendete lasciarli?

R.: Prima della “rivoluzione culturale” venivano esposti solo in occasione di importanti festività. La pratica fu cambiata durante la “rivoluzione culturale”, quando furono mostrati permanentemente. Ora stiamo ritornando alle vecchie abitudini.

D.: Le quattro modernizzazioni porteranno in Cina capitali stranieri, e ciò farà inevitabilmente crescere gli investimenti privati. Non rappresenterà questo, come risultato, l’inizio del capitalismo?

R.: In ultima analisi, il principio generale del nostro sviluppo economico è ancora quello formulato dal Presidente Mao, che è di contare principalmente sulle nostre forze e sfruttare, come fattore secondario, l’assistenza esterna. Fino a che punto ci apriamo all’estero e ammettiamo capitali stranieri sarà di importanza relativamente scarsa che non potrà intaccare il nostro sistema socialista di proprietà pubblica dei mezzi di produzione. Assorbendo capitali stranieri e tecnologia ed anche permettendo agli stranieri la costruzione di impianti industriali nel nostro paese, tutto ciò può giocare un ruolo soltanto complementare rispetto ai nostri sforzi di sviluppare le forze produttive in una società socialista. Naturalmente ciò introdurrà in Cina una qualche influenza decadente del mondo capitalistico. Siamo consapevoli di questa possibilità, ma non vi è nulla di cui aver paura.

D.: Significa questo che non tutto è poi così malvagio nel capitalismo?

R.: Dipende da come definisci il capitalismo. Ogni capitalismo è superiore al feudalesimo. E non possiamo dire che tutto ciò che vi è di sviluppato nei paesi capitalistici sia di natura capitalistica in quanto tale. Per esempio, la scienza, la tecnologia –ed anche un’avanzata organizzazione della produzione è una sorta di scienza- sarà utile in ogni società o paese. Intendiamo acquisire tecnologia avanzata, scienza e una gestione efficiente. Tutte queste cose non hanno un carattere di classe.

D.: Mi ricordo che molti anni fa, quando si parlava di appezzamenti privati nelle aree rurali, voi riconosceste che l’uomo va alla ricerca di un qualche utile personale nel produrre. Non significa questo mettere in discussione il comunismo stesso?

R.: Secondo Marx, il socialismo è lo stadio iniziale del comunismo e richiede un lungo periodo storico nel quale bisogna praticare il principio “a ciascuno secondo il suo lavoro” e combinare gli interessi dello stato, la collettività e l’individuo allo scopo di suscitare l’entusiasmo per il lavoro e sviluppare la produzione socialista. Al più elevato stadio del comunismo, quando le forze produttive saranno enormemente sviluppate e il principio “da ciascuno secondo il suo lavoro, a ciascuno secondo le proprie necessità” verrà praticato, allora gli interessi personali verranno riconosciuti ancora di più e sarà soddisfatto un maggior numero di bisogni personali.

D.: Lei ha detto che vi sono altri che hanno dato contributi al Pensiero di Mao Zedong. Chi sono questi altri?

R.: Altri rivoluzionari della vecchia generazione, per esempio Zhou Enlai, i compagni Liu Shaoqi e Zhu De- e tanti altri. Molti vecchi quadri sono creativi e originali nel loro modo di pensare.

D.: Perché non ha citato anche Lei?

R.: Io sono quasi insignificante. Naturalmente anch’io fatto la mia parte di lavoro. Altrimenti non apparterrei al numero dei rivoluzionari.

D.: Ciò che noi non capivamo era: se la Banda dei Quattro consisteva, come lei ha detto, in una minoranza che aveva tutto il paese contro, come è potuto accadere che essi tenessero in pugno tutto il paese, compresi i veterani del Partito? Non è forse avvenuto perché uno dei Quattro era la moglie di Mao Zedong e i legami fra Mao Zedong e lei erano così profondi che nessuno osava toccarla?

R:. Questo era uno dei fattori. Come ho detto, il Presidente Mao ha commesso degli errori uno dei quali era di usare la Banda fino al punto da consentire che arrivassero al potere. Inoltre, la Banda aveva una sua organizzazione frazionista e ha costruito una rete di una certa ampiezza – in particolare strumentalizzavano giovani ignoranti da usare come facciata, e dunque hanno costruito una loro base che aveva discrete proporzioni.

D.: Mao Zedong era accecato da lei a tal punto da non riuscire a vedere ciò che lei stava facendo? Era un’avventuriera come l’Imperatrice Dowager Yehonala?

R.: Jiang Qing fece cose diaboliche sollevando la bandiera del Presidente Mao. Ma il Presidente Mao e Jiang Qing vivevano separati da anni.

D.: Non sapevamo questa cosa.

R.: Jiang Qing poté fare quel che fece innalzando la bandiera del Presidente Mao, però egli non riuscì ad intervenire. Per questo dovrebbe essere ritenuto responsabile. Jiang Qing è una persona marcia fin nelle midolla. Qualsiasi sentenza verrà pronunciata contro la Banda dei Quattro non sarà mai eccessiva. Hanno fatto del male a milioni e milioni di gente.

D.: Come valuterebbe lei Jiang Qing? Che voto le darebbe?

R.: Sotto zero. Le darei mille sotto zero.

D.: E Lei che valutazione darebbe di se stesso?

R.: Mi accontenterei se di me si valutasse un 50% di meriti e altrettanto di demeriti. Per quanto mi riguarda posso dire una cosa: ho avuto la coscienza pulita tutta la mia vita. Ma non dimentichi le mie parole: ho commesso non pochi errori e ho la mia parte di responsabilità per alcuni degli errori fatti dal Compagno Mao Zedong. Ma potrei dire di averli commessi in buona fede. Non c’è nessuno che non faccia errori. Non dovremmo addossare al solo presidente Mao tutte le scelte errate del passato. Quindi dovremmo essere molto obiettivi nel giudicarlo. I suoi contributi sono stati primari, gli errori secondari. Erediteremo le molte buone cose del modo di fare e pensare del Presidente Mao, mentre -allo stesso tempo- spiegheremo con chiarezza gli errori che ha commesso.

 

 

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