Deng Xiaoping: la politica estera della Cina – 21 agosto 1982

(E’ da notare in questo scritto il grandissimo realismo dei comunisti cinesi che non ignorano affatto i pericoli di una guerra termonucleare, non si illudono sugli accordi sul “disarmo” e sanno bene di essere potenziali obiettivi di attacchi Usa. Dicono anche, con un grande spirito di disprezzo strategico del nemico, che se qualche nazione dovesse imporci la guerra noi non abbiamo paura e i nostri piani (di sviluppo) saranno semplicemente posticipati di alcuni anni. Riflettano i compagni a quanto vile ed estraneo allo spirito del marxismo sia il marcio pacifismo dei “rifondatori” di casa nostra -incarnati dai due pagliacci Bertinotti e Di liberto- che non hanno mai avuto il coraggio di denunziare dalla tribuna parlamentare (dalla quale sono stati cacciati a calci nel sedere dagli elettori comunisti) la politica di tradimento nazionale della borghesia italiana che ha permesso delittuosamente che la nostra penisola diventasse una base atomica Usa)

La Cina è consapevole delle sue responsabilità come membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ognuno può fare affidamento sulla Cina sotto due aspetti. Primo, la Cina aderisce ai principi. Secondo, la Cina mantiene ciò che dice. Noi non facciamo giochi politici, né usiamo fare giochi di parole. Io personalmente amo giocare a bridge, ma alla Cina non piace giocare a carte politicamente. E questo non riguarda soltanto l’oggi, ma tale era il suo comportamento fin dalla fondazione della Repubblica Popolare, quando il Presidente Mao e il Primo Ministro Zhou Enlai erano alla guida del paese. Ecco perché tanti amici in tutto il mondo hanno fiducia in noi. Noi comprendiamo i problemi che esistono in molti paesi, particolarmente nei paesi del Terzo Mondo. La politica estera della Cina è coerente e può essere riassunta in tre frasi: Primo, ci opponiamo all’egemonismo. Secondo, siamo per la salvaguardia della pace nel mondo. Terzo, siamo determinati a rinforzare l’unità e la cooperazione, o ciò che può essere chiamato “unione e cooperazione” con gli altri paesi del Terzo mondo. La ragione per la quale enfatizzo in modo particolare il Terzo Mondo è che l’opposizione all’egemonismo e la salvaguardia della pace nel mondo rivestono un significato speciale per il Terzo Mondo. Chi sono le vittime dell’egemonismo? Sono forse gli Stati Uniti o l’Unione Sovietica? No, sono proprio gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica che praticano l’egemonismo, quindi non sono loro le vittime. E non lo sono neanche paesi come il Giappone, il Canada, l’Europa occidentale e l’ Oceania: l’Europa dell’est ne soffre un po’. Se cessa la pace mondiale chi per primo ne diverrà vittima? Non c’è mai stata pace fin dalla fine della Seconda guerra mondiale. E sebbene non vi siano state grandi guerre, quelle “minori” hanno continuato a sussistere. Dove si svolgono queste guerre “minori”? Nel Terzo Mondo! Sono le superpotenze che praticano l’egemonismo e seminano discordia. Sono loro, con le loro mani, che agiscono in questa parte del mondo! Per molti anni le superpotenze hanno fomentato conflitti fra paesi del Terzo Mondo per raggiungere i loro scopi. Sebbene il Terzo Mondo debba fronteggiare svariati problemi, sono proprio i paesi del Terzo Mondo e i loro popoli a diventare la vera vittima. Per questa ragione è proprio il Terzo Mondo a rappresentare la principale e più genuina forza per salvaguardare la pace nel mondo e opporsi all’egemonismo, perché il problema riguarda direttamente i paesi del Terzo Mondo.

 

Non siamo affatto pessimisti. Semplicemente intendiamo segnalare che esiste il pericolo di guerra. Abbiamo detto che mentre sono aumentati i fattori che portano alla guerra, sono cresciuti altresì i fattori che la contrastano. Con riferimento alle Nazioni Unite, possiamo dire che dopo la Seconda guerra mondiale un fattore positivo in politica internazionale è stato l’ascesa del Terzo Mondo. Il numero dei paesi del Terzo Mondo presenti alle Nazioni Unite è cresciuto. L’importanza di questo cambiamento deve essere riconosciuta. L’egemonismo può continuare a dilagare. Tuttavia, sono finiti i tempi in cui gli egemonisti decidevano a loro piacimento il destino dei popoli del mondo. Sebbene il Terzo Mondo sia povero, la sua influenza in politica internazionale è cresciuta considerevolmente. Su questo elemento non si può sorvolare. Ovviamente, il coordinamento fra i paesi del Terzo Mondo è tutt’altro che ideale. La questione è molto complicata; molto lavoro resta da fare al riguardo. Per ciò che attiene alla Cina, la nostra forza è limitata quanto al ruolo che possiamo giocare. Molti popoli sostengono che la Cina occupa una posizione speciale nel Terzo Mondo. Noi diciamo che la Cina è solo uno dei membri del Terzo mondo e come tale deve assumersi le sue responsabilità. Molti amici chiedono che la Cina sia il leader del Terzo Mondo. Ma noi diciamo che la Cina non può essere il leader, altrimenti si farà dei nemici . Coloro che praticano l’egemonismo sono screditati. Agire da leader del Terzo Mondo ci procurerà una cattiva reputazione. Questa non è falsa modestia , ma una considerazione di ordine schiettamente politico.

 

Abbiamo sempre detto che gli accordi sul disarmo non sono di nessuna utilità, ma siamo favorevoli a tentativi di negoziati. Alcuni asseriscono che la Cina è bellicosa, però è un dato di fatto: la Cina spera nella pace più d’ogni altri. La Cina spera che non vi sia guerra almeno fino alla fine del secolo. Abbiamo bisogno di sviluppare il nostro paese per liberarci dall’arretratezza. Il compito primario che ci siamo posti è quello di raggiungere una relativa prosperità entro la fine di questo secolo. Se riusciamo cogliere questo obiettivo ci troveremo in una situazione migliore dell’attuale. E, cosa ancor più importante, si ripartirà da un nuovo e più avanzato punto di partenza. Entro i prossimi trenta-cinquant’anni raggiungeremo il livello dei paesi sviluppati . Non intendiamo dire “competere” o “sorpassare” ma “giungere al livello” dei paesi sviluppati. Quindi abbiamo a cuore un clima politico internazionale di pace. Se scoppiasse la guerra il nostro piano sarebbe ostacolato e in quel caso non potremmo fare altro che rinviare i nostri progetti di sviluppo. Durante il periodo che ci separa dalla fine del secolo e anche nei successivi decenni, speriamo che vi sia la pace. Le nostre proposte per la salvaguardia della pace mondiale non sono affatto parole vuote, ma al contrario si fondano sui nostri stessi bisogni. Ovviamente, questo va incontro anche ai bisogni dei popoli di tutto il mondo, particolarmente ai bisogni dei popoli del Terzo Mondo. Quindi opporci all’egemonismo e salvaguardare la pace mondiale costituiscono la nostra politica e sono a fondamento della nostra politica. Alcuni popoli del mondo vorrebbero sapere se la politica della Cina cambierà una volta che gli attuali leaders del paese non ci saranno più. Ho appena risposto a questa domanda. La nostra politica non cambierà, la Cina deve continuare a perseguire questa politica se spera nello sviluppo, e nessuno deliberatamente la cambierà. Tuttavia la sola Cina non può garantire che avrà successo nel portare avanti questa politica. Se qualche nazione dovesse imporci la guerra noi non abbiamo paura e i nostri piani saranno semplicemente posticipati di alcuni anni. Ma riprenderemo la costruzione economica quando la guerra terminerà. Attualmente la nostra situazione interna è discretamente buona. Il popolo cinese è concentrato, con impegno totale, sullo sviluppo economico. La nostra politica estera coincide con questo magnifico obiettivo. Sebbene questa meta può sembrare modesta a qualcuno noi invece la riteniamo una magnifica conquista.

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