LE ELEZIONI A NAPOLI di Amedeo Curatoli

In occasioni di consultazioni elettorali si presenta sempre, ai marxisti lenisti, l’eterno problema se votare oppure no, e, in caso affermativo, a chi dare il voto; se  è opportuno fare determinate alleanze anziché altre e così via. Simili scelte tattiche non dovrebbero mai porsi come un  principio, nel senso che alla fine sono le condizioni storiche e politiche concrete a orientare un partito rivoluzionario sulla via da percorrere. Lo studio della  storia della prima grande rivoluzione vittoriosa del Novecento ci offre un materiale ricchissimo ed istruttivo a tal riguardo: partecipare o meno ad un’istituzione sia pure orrenda come la Duma zarista (che Lenin definì una sputacchiera) non assunse mai, da parte dei Socialdemocratici russi, il valore di una questione di principio.

Il nostro problema è che in Italia, a differenza che in Grecia o in Portogallo, non esiste ancora un partito marxista leninista degno di questo nome, quindi ogni discorso in materia non può che essere relegato nel campo delle pure ipotesi astratte. Contiamo ancora poco, e dunque siamo spettatori di una rappresentazione che non ci piace e non ci appartiene, siamo convinti che la frase: un altro mondo è possibile è un inganno, che è vano e illusorio cullare le masse nel miraggio che siano ottenibili emendamenti della società borghese, del suo Stato, delle sue istituzioni politiche, dei suoi rappresentanti. No, lo Stato borghese non solo è inemendabile, ma si sta imputridendo sempre di più, e si sta anche  macchiando del sangue di guerre di aggressione neocoloniali, a dispetto di ciò che un tempo si scrisse nella Costituzione, e sta esponendo il nostro paese a rappresaglie del tipo di quelle che colpirono Londra e Madrid.  L’Altro mondo è possibile, anzi è certo, è  quello dell’aldilà, in cui gli ultimi saranno i primi. Ma essendo noi dei  comunisti, e rifuggendo da religiose aspettative millenaristiche, molto più semplicemente diciamo che in questo mondo solo la rivoluzione socialista è storicamente e politicamente possibile per rovesciare il dominio della borghesia; che alle masse popolari bisogna spiegare che non vi è nulla di più concreto della rivoluzione socialista e nulla di più astratto del “concreto” hic et nunc sbandiarato dagli arrendevoli “menscevichi” pacifisti del nostro tempo.

Nel partito socialdemocratico russo, fin dal 1902 si manifestò una corrente politica opportunista che prese, storicamente, il nome di menscevismo, e questa corrente ha accompagnato tutta la storia del comunismo russo, fino alla Rivoluzione d’Ottobre. Esisteva un menscevismo di destra (Martov, Axelrod) e uno si sinistra (Plekhanov). Anche se ci rendiamo conto che il gioco delle analogie può essere fuorviante, tuttavia non resistiamo alla tentazione di servircene e quindi  definiamo menscevichi gli aspiranti emendatori della nostra barbara società.

I menscevichi di destra hanno scelto De Magistris come candidato sindaco  (parliamo delle prossime elezioni comunali di Napoli), i menscevichi di sinistra invece si sono raggruppati intorno al candidato Pino Marziale (gli altri candidati, il berlusconiano e l’altro del Pd, nemmeno li nominiamo. Che siano dannati in eterno, amen).

Il primo è  un ex magistrato che  indagò nel verminaio dei rapporti mafia-politica e siccome non guardava in faccia a nessuno, da accusatore onesto e coraggioso fu messo sotto inchiesta dai politici da lui stesso indagati, tra cui finanche un ministro (il famigerato Mastella). Questo fatto lo ha reso un eroe popolare. Uscito dalla magistratura e messosi in politica seguendo le orme di Di Pietro, fu plebiscitariamente eletto al parlamento europeo a scorno e per imbecillità dei suoi persecutori. I menscevichi di destra, per puro calcolo elettorale, opportunista e senza principio, hanno scelto questo parvenu della politica, che sarà pure una persona dalle mani pulite, ma provenendo egli dall’apparato repressivo dello stato borghese, come si fa a credergli quando dichiara di voler guidare una “pacifica rivoluzione (ossimoro) etico-politica” per cambiare Napoli? Eh già ….questa martoriata città passata prima per i mariuoli viceré socialisti e democristiani;  poi messa definitivamente a sacco dai piragna bassoliniani acclamati, all’inizio, come liberatori; questa città sommersa  da tonnellate di spazzatura che è divenuta il simbolo mondiale del malgoverno locale; questa città, un tempo capoluogo di una Campania Felix trasformata ora  in terra morente di scarichi tossici grazie all’intreccio criminale mafia-politica (quando Bassolino pagherà per questo delitto?); questa città, dicevamo, starebbe aspettando la salvezza dalla rivoluzione pacifica di De Magistris (che sarà costretto da Di Pietro a fare accordi spartitori con il pd)?   Mah…

Di tutt’altra statura politica, militante antifascista da sempre, è Pino Marziale, giurista del lavoro, che pur non avendo praticamente nessuna possibilità di essere eletto sindaco, rappresenta tuttavia una figura emblematica, il punto di riferimento di una tradizione di lotte  e di radicamento nel mondo del lavoro e nelle realtà sociali disgregate della città. E’ un menscevico di sinistra perché è un predicatore di riforme irrealizzabili, dice che vuole “affermare il primato degli interessi collettivi su quelli speculativi del Capitale”; che un suo obiettivo prioritario è “l’abbattimento della disuguaglianza sociale”; che Napoli deve ridiventare una città industriale; dice che conseguire queste finalità “significa avviare a soluzione tutti i problemi” di tipo sociale, di vivibilitàdi sicurezza; afferma che “la disoccupazione ha consegnato alla malavita un’intera generazione” e che deve essere eliminata (non la malavita, la disoccupazione) eccetera eccetera. Insomma Pino Marziale con più  forza e capacità di convincere di De Magistris è  il fautore di un altro mondo possibile a costo zero. E’ chiaro che tutte le belle cose del suo programma sono irrealizzabili. Ma immaginiamocelo come se fosse un dirigente di una rivoluzione appena vinta e che proclamasse in piazza Plebiscito (la più grande piazza di Napoli), davanti a 50-100mila componenti della milizia rivoluzionaria popolare armata, l’imminente attuazione delle misure testé citate e cioè: affermare interessi colettivi su quelli speculativi (espropriare manu militari il grande capitalismo, andare alla caccia di marchionne e arrestarlo immediatamente e processarlo); l’abbattimento della disuguaglianza sociale (requisire manu militari, tutti gli alloggi sfitti e darli in uso alla povera gente, arrestare immediatamente la cupola affaristica della malasanità e requisire tutte le strutture sanitarie private). E per quanto riguarda la Camorra che lui dice pudicamente “il problema della sicurezza”? Compagni! direbbe- è giunto il momento, dopo 50 anni di intreccio camorra-politica, di regolare i conti con le bande camorristiche. Ora che abbiamo costituito la Milizia popolare rivoluzionaria armata li andremo a scovare nei loro nascondigli piu’ segreti, li inseguiremo fino all’inferno, non gli daremo tregua, e una volta catturati pagheranno il conto di tutti i crimini che hanno commesso e che sono rimasti finora impuniti. Ora la storia è cambiata! Non è più il popolo ad essere terrorizzato dalla Camorra, ma è la Camorra ad essere terrorizzata dal popolo in armi!

Fuori da ogni scherzo: uno non può fare rivendicazioni socialiste senza che ci sia il socialismo, se no è un imbroglione. Uno non può promettere che si possono sanare  le piaghe purulente della dittatura borghese capitalistica senza ricorrere a mezzi rivoluzionari:  i menscevichi, i sindacati venduti, i revisionisti togliattiani, i pagliacci trotskoingriani rossanda il manifesto liberazione  il pugliese anticomunista ci hanno sempre stritolato gli organi interni  con l’antistalinismo e la contrapposizione della concretezza microminimalista all’utopia della rivoluzione. Col risultato miserabile che sta davanti agli occhi di tutti: una repubblica nata dalla Resistenza che, messasi al soldo degli Usa, va a bombardare la Resistenza antimperialista di altri popoli. Non sarebbe ora di propagandare il rovesciamento di questa Repubblica borghese totalmente marcia (e non il colpo si stato di quel minchione politico di Asor Rosa)?

Una cosa buona c’è però, nel programma di Pino Marziale:

Napoli non si piega si impegna a che nella rada antistante il porto di Napoli finisca la sosta di navi USA a propulsione nucleare e con armamenti nucleari ed intende pubblicizzare i piani di emergenza per gli incidenti nucleari che potrebbero verificarsi”

Bravissimi! qui ci spelleremmo le mani per applaudire Napoli non si piega : è la prima volta che qualcuno parla di questo mortale pericolo che incombe sul popolo e sulla nazione italiana. Qui non occorre rivendicare il comunismo: prima di decidere se l’Italia deve appartenere alla borghesia o al proletariato  bisogna stabilire se essa deve esisterefisicamente in quanto territorio su cui vivono  oltre 50 milioni di esseri umani oppure no. Il supremo  crimine della borghesia italiana, di tradimento nazionale, è  consistito nel sottoscrivere accordi militari segreti che hanno  trasformato la nostra Penisola in una base militare degli Stati uniti d’America. L’Italia è un deposito di bombe termonucleari e di superbombardieri e rampe di lancio missilistici da cui partiranno questi ordigni distruttivi. Di fatto, l’Italia non ha una sua effettiva sovranità militare perché questa, in occasione di conflitto termonucleare, passerebbe immediatamente nelle mani degli Usa. Per questi motivi l’Italia è uno dei primi obiettivi atomici “sensibili”.

I bertinottocossuttodilibertoferreriani hanno avuto la sorte , per la generosità degli elettori che essi hanno poi tradito, di avere decine di parlamentari, i quali  per pura codardia e suprema viltà non hanno mai fatto una seria campagna di controinformazione e svelato alla luce del giorno il lato oscuro di questa terribile realtà borghese italiana. Quindi è bene che di questa cosa si parli, è bene che l’opinione pubblica sia sensibilizzata sui pericoli di sterminio di massa che incombono sulla nostra nazione. Dobbiamo rivendicare la pubblicazione dei trattati militari di tradimento nazionale fatti dai nostri governi, di tutti i colori, dal dopoguerra ad oggi. La rivendicazione prioritaria, prima ancora che migliorare le condizioni di vita, è la vita stessa. Queste luride canaglie che ci governano ci hanno incatenato al peggior nemico del genere umano: gli Stati uniti d’America. Quindi la rivendicazione della denuclearizzazione non solo del golfo di Napoli, ma di tutta l’Italia deve diventare aspirazione commune di tutto un popolo. La rivendicazione dell’uscita dell’Italia dalla Nato è ancora generica e incomprensibile: bisogna costringere la gente a guardare in faccia alla realtà, bisogna dimostrare come e perché la Nato  è un pericolo mortale per la nazione, per il paese, per il popolo, un pericolo niente affatto aleatorio ma che ci sovrasta minacciosamente proprio nella misura in cui aumenta l’impegno militare neocoloniale taliano al servizio degli Usa. La denunzia del pericolo atomico deve essere il banco di prova di ogni forza politica che si richiami in qualche modo al marxismo. Chi può escludere l’eventualità di un conflitto termonucleare? Soltanto uno sprovveduto o uno in malafede intriso di spirito servile verso il suo padrone d’oltreoceano. I marxisti leninisti non possono e non devono escludere questa eventualità e prepararsi e preparare l’opinione pubblica.

Amedeo Curatoli

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