TROTSKOVALDISMO: IL MAMOZIO PREDICANTE

Parliamo di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, di religione Valdese. Disse che c’erano “diversi punti di contatto” fra valdismo e comunismo”. E sia! In effetti Pietro Valdesio era a suo modo un rivoluzionario, come lo sono stati tutti gli “eretici” della Chiesa cattolica: qualche secolo dopo le sue predicazioni eversive, gli ultrareazionari vertici della gerarchia ecclesiastica lo demonizzarono oltre ogni limite e decenza, lo accusarono di tutte le nefandezze possibili, e i seguaci della sua dottrina furono perseguitati e scovati e poi scannati a migliaia, forse a decine di migliaia, come capri espiatori da immolare sull’altare della Controriforma. Si può quindi capire l’orgoglio di appartenenza alla minoranza valdese d’oggigiorno di uno che che intende così testimoniare una sua radicale diversità.

Peccato che di questa “estetica dell’opposizione”, di questo gusto anticonformista di nuotare controcorrente non ci sia più traccia nel Paolo Ferrero valdese del XXI secolo quando ha a che fare con il comunismo storico. Egli accetta per buona una demonizzazione universale scopertamente strumentale: quella di Stalin. Occorrerebbe un minimo di istinto di classe per capirlo. Ma no, egli si schiera con i personaggi da cui quella trasfigurazione in Demone principiò e di cui non ha capito nulla: Trotski e Krusciov; è allineato, di fatto, con i luridi rinnegati del 68 francese autori del “Libro nero del comunismo”; sta dalla stessa parte dell’imperialismo Usa ed Europeo che dal dopoguerra in poi stanno agitando lo Spauracchio Stalin-assetato-di-sangue per stendere una cortina fumogena sul loro dominio incontrastato, sulle loro guerre neocoloniali che stanno insanguinando il Globo e cospargendolo di uranio impoverito.

Ma è tale il pregiudizio che il tarlo trotskista ha intro-jettato nel suo cervello, che Ferrero, pur definendosi comunista, ha smarrito le coordinate principali della politica del nostro tempo: egli non capisce che viviamo in un’epoca tremenda, nell’epoca degli ultimi sussulti dell’imperialismo morente che non intende abbandonare la scena, che la sequela dei suoi crimini sono atti preparatori all’ultima impresa, quella di far saltare atomicamente mezzo mondo prima di scomparire; non ha capito che per scongiurare la guerra bisogna chiamare i popoli a opporsi alla guerra per via rivoluzionaria invece di addormentarli con le isulsaggini di altri mondi posssibili. Ma soprattutto non ha capito che l’edificazione socialista dell’Urss rappresentò il vero, insormontabile ostacolo all’espansione imperialista mondiale; che quando c’era Stalin alla guida dell’Urss l’imperialsmo non poteva dettar legge come oggi sta facendo; che dopo la vittoria sul nazifascismo e la conseguente creazione del campo socialista che comprendeva la Cina Popolare e mezza Europa, l’imperialismo si vide costretto ad arretrare, a mordere il freno. Come si fa a non capire cose così lampanti? Possibile che Trotski e il revisionismo kruscioviano-togliattiano conservano il loro potere malefico sui cervelli di tanta gente, ancora?

Quest’anno Ferrero, commemorando “sui modo” la Comune di Parigi, ha così concluso:

Ecco l’insegnamento che Marx trae dalla Comune: il compito dei rivoluzionari non è quello di gestire lo stato al posto della borghesia ma di dar vita ad una forma di organizzazione sociale diversa, che metta in discussione le gerarchie e la concentrazione di potere all’interno dello stato, che operi per il suo superamento. Cioè il contrario dello stalinismo”.

Il nostro commento al commento: “suprema ignoranza, supremo analfabetismo politico”. Innanzitutto Marx non ha mai detto della Comune di Parigi le sciocchezze anarchiche che il Nostro gli attribuisce. Il socialismo vittorioso è la fase della dittatura del proletariato, del dominio politico della classe rivoluzionaria che ha rovesciato ed espropriato le vecchie classi che detenevano il potere. La neonata Repubblica dei Soviet, per la prima volta nella storia dell’umanità diede inizio ad un esperimento grandioso, politico ed economico, di nuova cultura, di nuova civilità, che richiedeva un’estrema concentrazione del potere che si andava strutturando attraverso nuove “gerarchie” non solo comuniste ma anche popolari non-comuniste. Il Ferrero, che ha in obbrobrio anarchico le gerarchie come “cose in sé” metastoriche, dice stoltamente una cosa miserabile e falsa: che Stalin ha fatto tutto “il contrario” (di che?).

Intervistato da una delegazione di operai stranieri che gli chiesero “Dal momento che in Russia solo il vostro partito gode di status legale, come fate a sapere che le masse simpatizzano per il comunismo? Il grande Georgiano rispose:

“…Parliamo delle innumerevoli assemblee, conferenze, incontri di delegati ecc. che abbracciano vaste masse di popolo lavoratore, uomini e donne di tutte le nazionalità che compongono l’Unione delle nostre Repubbliche socialiste. Nei paesi Occidentali, la gente qualche volta fa dell’ironia su queste conferenze e assemblee e dice che ai Russi, in generale, piace parlare molto. Per noi, invece, simili conferenze e assemblee sono di enorme importanza sia perché danno l’opportunità di sondare lo stato d’animo delle masse, e sia per mettere a nudo i nostri errori e capire come rettificarli; perché noi facciamo non pochi errori e non vogliamo nasconderli poiché pensiamo che denunziarli e onestamente correggerli è l’unico modo per migliorare i metodi amministrativi del Paese. Leggete i discorsi fatti in queste assemblee e conferenze, leggete le critiche schiette e sincere mosse da questo “popolo comune” di lavoratori e contadini, leggete le decisioni che adottano e vedrete quanto grande è il prestigio e l’influenza di cui gode il Partito comunista, vedrete che si tratta di un’influenza e di un prestigio che ogni altro partito al mondo potrebbe invidiarci” (Stalin, complete works, vol. 10, pag. 113-114 in: J.V.Stalin Internet Library)

Le ha mai lette queste cose il trotskista valdese? Sicuramente no. Non avrebbe forse potuto, in occasione della commemorazione della Comune, lanciare fuoco e fiamme contro l’imperialismo? Non sarebbe stato meglio ricordare al mondo i veri criminali, i veri artefici di stragi di inermi popolazioni con i reali milioni di morti realmente accertati? Da Franklyn Roosvelt (che aprì con 3 anni di ritrardo il secondo fronte in Europa facendo pagare alla Russia Sovietica un tributo di sangue di 27 milioni di morti) a Truman (due bombe atomiche su Hiroscima e Nagasaki); da Eisennower (guerra di Corea, 1 milione di morti) a Kennedy e Johnson (guerra del Vietnam, 1 milione di morti); da Nixon-Kissinger (4 anni di seguito di bombardamenti a tappeto alla Cambogia con i B52, colpo di Stato in Cile) a Bush padre (guerra del Golfo); da Clinton (guerra alla Yugoslavia) a Bush figlio (guerra all’Iraq, 1 milione di morti) e per finire con Obama (guerra al Pakistan, all’Afghanistan e alla Libia).

E invece che cosa ha fatto il segretario di Rifondazione? Ancora una volta ha preferito il ruolo del Mamozio che attacca il comunismo e non l’imperialismo, del Mamozio predicatore dell’antistalinismo, mettendoci lo stesso livore e lo stesso vigliacco e reiterato accanimento necrofilo dei suoi non illustri predecessori.

Ma forse non passerà troppo tempo prima che l’antistalinismo imperialista, che trova sempre meno fautori, sarà costretto a fare i conti con la Storia.

Amedeo Curatoli

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.