PROFETA DISARMATO E DISCEPOLI VARI, di Amedeo Curatoli.

L’attuale trotskismo, inteso non in senso dottrinario, (nel senso, cioè, della diretta provenienza dalle formulazioni via via enunciate dal Profeta), ma come generica ideologia ultrasinistra e disfattista, si manifesta episodicamente anche in gruppi che dicono esplicitamente di rigettare il trotskismo. Quindi è difficile ma non impossibile che da quegli ambienti possa venire di tanto in tanto un qualcosa di politicamente apprezzabile.

Ma da parte di Ferrando (capo di un picolo partito trotskista) non accadrà mai. Egli si è autodannato al ruolo di profeta del Profeta, di Ripetitore creativamente pedissequo delle posizioni che avrebbe assunto il Maestro in tutte le occasioni importanti. Per questo motivo Ferrando è uno prevedibile al 99%: prima di assumere una posizione si ferma un attimo in devoto raccoglimento: “che cosa avrebbe detto Lui in questa circostanza?”

E su cio’ che affermò LUI in tutte le occasioni storiche della sua epoca vogliamo brevemente rinfrescare la memoria ai compagni.

Rimase inchiodato per tutta la vita al dogma dell’impossibilità, per la grande Unione Sovietica, un sesto delle terre emerse, di costruire il socialismo. Egli non capì la potenza internazionale della Rivoluzione d’Ottobre, e per restare fedele al suo dogma si adoperò con tutte le forze per svalutare, infangare e finanche ridicolizzare, le grandiose conquiste dell’edificazione socialista che avvenivano per la prima volta nella storia dell’umanità. Questa instancabile e forsennata propaganda antisovietica che aveva come centro propulsore la villa messicana di Coyacan dove egli abitava si svolgeva sotto lo sguardo tenero, comprensivo (ed anche protettivo) dell’Occidente borghese.

Della Rivoluzione cinese non capì nulla e nonostante le sue posizioni fossero state rigettate dalla Terza Internazionale egli continuò ad opporsi alla linea del Partito comunista cinese sostenendo che la politica di Fronte unito dovesse cedere il posto alla la rottura con il Kuomintang e

sostituita dalla lotta per la Repubblica socialista sovietica, assimilando così, scolasticamente, la Rivoluzione cinese a quella russa.

Lo stesso estremismo, puntualmente ricorrente (e quindi facilmente prevedibile!) lo manifestò in occasione della guerra di Spagna: anche lì bisognava superare, secondo la sua idea, i limiti “borghesi” del fronte unito delle forze repubblicane anti-franchiste ed imboccare immediatamente la via della rivoluzione socialista. Dà ai suoi scritti titoli iettatori che diffondono nero pessimismo e odio contro la “burocrazia stalinista”: “La rivoluzione tradita”, “La tragedia della rivoluzione cinese”, “L’ultimo avvertimento” (sulla guerra antifranchista, lasciando intendere che la catastrofe conseguirà dal fatto che non gli si è dato ascolto) .

Ma la cosa che coprirà di vergogna Trotski, in eterno, è che nell’approssimarsi dell’aggressione hitleriana, egli si adoperò per la disfatta dell’URSS, per poi svolgere il ruolo di Quisling in un paese smembrato e asservito alla Germania di Hitler e al Giappone del Mikado. Avrebbe così anticipato di 30 anni, in caso di vittoria della Quinta Colonna da lui attivamente diretta, ciò che invece, grazie a Krusciov, è riuscito a Gorbaciov ed a Yeltsin

Le infamie di Trotski sono ben note agli storici (tipo Deuthcher) e ai leaders trotskisti europei e sud americani. Sono ben note, queste infamie, sia al vecchio e trapassato Livio Maitan sia al più giovane Marco Ferrando. Ma è tale l’odio implacabile ereditato dal loro Maestro per lo “Stalinismo”, che i suddetti leaders sono consapevolmente schierati dalla parte delle scellerate imprese cospirative del cosiddetto Profeta cosiddetto disarmato, imprese di cui conoscono tutto (se ne può trovare su internet un’ampia documentazione), ma che, in perfetta malafede, negano del tutto.

Ora, in occasione dell’aggressione alla Libia, Ferrando non ha perso l’occasione di trasformarsi in un minuscolo Trotski . Quest’ultimo era solito autodefinirsi bolscevico, mentre menscevichi erano gli “stalinisti”. Lo stesso fa il minuscolo Trotski, che ci ammannisce una lezioncina usando proprio la medesima terminologia del Trotski Maggiore: dice che l’arcipelago neostalinista (grazie per l’arcipelago) appoggia Geddafi e “respinge fortemente l’intervento imperialista” (grazie ancora), ma che la posizione del marxismo rivoluzionario (cioè trotskista) combina l’opposizione all’intervento imperialista col sostegno alla rivoluzione (!!) libica. Si tratta, come si può vedere di una variante della marcia e vile filosofia del “né con…né con” che l’”arcipelago” marxista leninista ha già denunziato.

Solo il grave handicap del legame politico-ideologico con Trotski puo’ produrre una simile aberrazione: una “rivoluzione libica” sostenuta dalle bombe della Nato.

Amedeo Curatoli

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