Lettera di Francesco Rozza ad un compagno sulla questione libica

Un caro compagno, al quale ho inviato un paio di giorni fa l’appello degli studenti comunisti di Bologna per la mobilitazione contro la guerra in Libia, mi ha risposto che ” se Gheddafi il dittatore non va via spontaneamente…bisogna cacciarlo con la forza”.

Così ho mandato al compagno la seguente mail, che giro ad amici, compagni e democratici della zona con piacere sperando possa contribuire, sia pur minimamente a stimolare una discussione del tutto assente qui da noi (a Caserta esiste solo l’interesse per le prossime comunali); mi auguro, inoltre, che scaturisca qualche iniziativa in proposito (un volantino, un banchetto, un presidio…) alla quale fin da ora do la mia disponibilità.

In allegato la brevissima dichiarazione per la fine immediata dei bombardamenti da parte di 44 partiti comunisti ed operai

Sono ormai molti decenni che gli Amerikani praticano una politica estera tesa all’egemonia mondiale. Hanno fatto ricorso a ogni mezzo per mantenere lo status di padroni del pianeta.

Sono intervenuti e intervengono direttamente con i loro soverchianti ferri del mestiere (dispongono di un armamentario così vasto e distruttivo che tutte le altre potenze mondiali europee ed asiatiche messe insieme non riuscirebbero nemmeno ad eguagliare) portando morte e distruzione.

Infatti hanno compiuto uno dei più grandi crimini nella storia dell’umanità bombardando con un midiciale ordigno atomico due inermi città nipponiche nell’agosto del 1945, quando la guerra in Europa era terminata già da quattro mesi e il Giappone era ormai allo stremo e stava per dichiarare la resa incondizionata; hanno invaso la Corea negli anni cinquanta, l’Indocina negli anni sessanta-settanta, Grenada e Panama negli anni ottanta, l’Iraq negli anni novanta e poi l’Afghanistan nel 2001, ancora l’Iraq nel 2003, la Somalia nel 2007. Altre volte hanno determinato gli eventi manovrando dietro le quinte e utilizzando indifferentemente governi amici di destra e/o di “sinistra”, “democratici” o meno, civili o militari. Sovente si sono serviti di dittatori-fantoccio. Molto spesso hanno intessuto manovre politico-diplomatiche intriganti, hanno fatto ricorso ai servizi segreti per seminare disordine e tensione. Hanno ordito trame incoffessabili e armato terroristi ad hoc. Hanno fomentato discordie, hanno addirittura organizzato e finanziato “rivoluzioni”: hanno veramente determinato innumerevoli crimini in ogni angolo della terra e calpestato i più elementari diritti dei popoli.

Oggi demonizzano Gheddafi come ieri hanno fatto con Saddam Hussein o Milosevic o Castro o Mao e così via.

Fanno l’elenco dei buoni e dei cattivi per imporlo a livello planetario. Quindi scelgono in maniera sistematica il paese e il popolo “canaglia” di turno da bombardare. Essi si sentono i padroni del mondo e agiscono di conseguenza.

Perciò affermare che ” se Gheddafi il dittatore non va via spontaneamente…bisogna cacciarlo con la forza”, significa spalancare le porte alle mire egemoniche dei nordamericani.

Perchè del Bharain, dove si sta massacrando la popolazione che pacificamente avanza legittime richieste di democrazia e giustizia sociale, i paladini statunitensi ed europei, pronti correre laddove si violano i diritti umani, non si azzardano a intervenure?

Eppure lì, dove vige un ordinamento statale fondato sulla monarchia assoluta (altro la Libia!), c’è un despota che si serve di truppe mercenarie per reprimere il popolo. Anzi, il brutale massacro dei manifestanti dei gioni addietro a Manama è cominciato proprio all’indomani della visita di un alto esponente della diplomazia americana (il 14 marzo se non erro), che ha anche chiesto al confinante regnante dell’ Arabia Saudita, un altro monarca assoluto, amico dei cavalieri americani senza macchia e senza paura, di dare una mano nella repressione degli isolani in mobilitazione, cosa che puntualmente è avvenuta. Così, mercenari del Bharain e esercito saudita stroncano le istanze di democrazia popolare, organizzati e diretti dall’onnipotente grande fratello.

In Libia già si contano centinaia di vittime (ti ricordi le bombe intelligenti?) in queste primissime fasi di guerra. Una guerra di ricolonizzazione per il controllo di un territorio ricco di risorse energetiche, quali il petrolio e il gas, tanto più importanti nella fase attuale di crisi del nucleare.

A combattere questo conflitto ci sono due formazioni del tutto impari: da una parte la potentissima coalizione targata USA, che pratica un vero e proprio tiro al bersaglio con armi sofisticatissime, di ultima generazione; dall’altra un popolo del terzo mondo al quale non si dà modo e tempo di risolvere pacificamente le proprie contraddizioni e lo si costringe o a schierarsi contro Gheddafi o a subire devastanti bombardamenti.

In tale situazione non è prioritario discutere se Gheddafi è più o meno cattivo, più o meno dispotico, più o meno folle.

A cavallo tra gli anni sessanta e settanta i giovani statunitensi, che ricevevano la chiamata alle armi, strappavano la cartolina non perchè fossero ammiratori di Ho Ci Min o del generale Giap, né perché parteggiassero per la causa del comunismo in Vietnam; erano semplicemente contro un’ingiusta guerra di aggressione. Così pure noi, quando abbiamo manifestato contro le due guerre del Golfo nel 1991 e nel 2003, ritenevamo prioritario contrastare la guerra di aggressione e non attardarci nella discussione sulla figura di Saddam Hussein.

Tra i principi fondamentali che regolano, o dovrebbero regolare, i rapporti internazionali tra stati, nazioni e popoli c’è senza dubbio quello della risoluzione dei conflitti con mezzi pacifici, quello della non ingerenza negli affari interni dei singoli paesi e quello dell’autodeterminazione dei popoli.

A questi principi ci siamo richiamati quando abbiamo gridato nelle piazze contro la guerra senza se e senza ma. A questi principi si sono richiamati tutti i movimenti pacifisti.

Dunque, bisogna condannare senza mezzi termini la guerra alla Libia e organizzare iniziative per un’immediato stop alle armi. Io sono disponibile a dare una mano in tal senso a qualunque organizzazione programmi uscite del genere. E mi auguro che ce ne sia qualcuna

che si faccia avanti.

Deve scendere in campo il movimento dei partigiani della pace. E lo dobbiamo costruire tutti insieme. Noi qui a Caserta. Altri a Napoli, a Roma, a Firenze, a Bologna, a Milano, a Torino e in tante altre città.

Uno dei più alti impegni civili e politici è proprio quello di contrastare la guerra. Tanto più se essa ha il profilo ipocrita di quella che stiamo vivendo in queste ore: utilizza il pretesto della democrazia, della libertà e dei diritti umani, ma mira a fini certamente meno gloriosi ed esaltanti.

Ciao.

Francesco

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.