Sulla violenza come strumento di lotta, di Matteo

Ho appena finito di vedere l’ultima puntata di “Anno Zero” (se non ci fosse Vauro alla fine non so se arriverei in fondo…), con i soliti parlamentari che si coprono di sdegno per i fatti di Roma. Ho visto gli studenti in difficoltà di fronte alla fatidica domanda che puntualmente gli veniva rivolta: “Ma condannate la violenza di piazza, sì o no?” – “Perchè se non lo fate non si può proseguire, questa è una condizione indispensabile per il dibattito democratico, diventate criminali…”

Poi ho letto Saviano, su cui è già stato detto molto; rimando ai lucidissimi articoli di Amedeo Curatoli (http://www.lanostralotta.org) e Valerio Evangelisti (http://www.infoaut.org/articolo/il-telepredicatore) al riguardo. Solo vorrei aggiungere che con questa sua lettera, frettolosa e piena di odio, ci ha aiutato a capire in che situazione politica è finita l’Italia. Chi sono veramente i nostri oracoli di “sinistra” o di centro. Come il potere corrompe il pensiero di un ragazzo più giovane di me che ha perso, o forse non ha mai avuto, un’ideologia che gli permettesse di distinguere il bene dal male. Insomma, come dice mio padre, un tipo pericoloso, un vero e proprio “nemico di classe”.

Come spesso mi capita quando vedo questi dibattiti televisivi, immagino di poter stare seduto in studio, magari accanto a La Russa, e parlare della storia della non-violenza. Non parlerò ora di Ghandi e della nascita dei movimenti non violenti nel mondo, rimando anche in questo caso alla lettura di Domenico Losurdo “La non violenza, una storia fuori dal mito” edito da Laterza. Nel suo libro Losurdo ci ripropone la grande figura morale di Lenin. Losurdo scrive citando Lenin: «È bene che i soldati maledicano la guerra. È bene che essi esigano la pace. La fraternizzazione su un fronte può e deve diventare fraternizzazione su tutti i fronti. L’armistizio di fatto su un fronte può e deve diventare armistizio di fatto su tutti i fronti. Purtroppo, anche questa speranza va delusa: i governi belligeranti trattano la fraternizzazione alla stregua di un tradimento. A questo punto si tratta di scegliere non tra violenza e nonviolenza, bensì tra la violenza della continuazione della guerra da un lato e la violenza della rivoluzione chiamata a porre fine all’insensata carneficina dall’altro lato».

Forse sarebbe troppo spiegare a La Russa (e probabilmente anche a Santoro) questo concetto, mi guarderebbero come un extraterrestre. Chi conosce la storia del movimento operaio, come mio padre, afferma: “È troppo stupido considerare la violenza ‘in sé’, ed è ancora più colpevole etichettarla come riprovevole pratica del movimento. Da sempre in occasione di movimenti di protesta si sono levate voci a fare prediche sulla violenza, come se la lotta di classe non esistesse. La lotta di classe è invece una pratica che le classi egemoni concretizzano in ogni aspetto della società, ed è paradossale, ma del tutto funzionale al loro disegno repressivo, che proprio le classi egemoni la condannino, purché loro possano continuare a praticarla con i licenziamenti, la mortificazione della cultura, l’annullamento delle conquiste civili in psichiatria, la negazione dei diritti di tutti gli uomini e le donne di abitare il pianeta dove ritengono opportuno”.

Se mi dessero del “criminale” per fatti di piazza, ribatterei con una battuta: “I criminali siete voi che state in parlamento. Gente come Nicola Cosentino – indagato per concorso esterno in associazione camorristica nell’ambito di un’inchiesta sul riciclaggio di rifiuti tossici – o Marcello Dell’Utri – condannato in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa –, che è ancora un uomo libero e tiene conferenze in giro per l’Italia parlando di Mussolini. Queste persone siedono nel Parlamento, che li sottrae alla giustizia! Questa è democrazia? E condannare la gente di Terzigno a schiattare di tumori (dati già accertati, come in provincia di Caserta) cosa sarebbe? Non vi sorge forse il dubbio che questa è violenza? Fare affari sulla vita della povera gente, pagare 600 euro al mese un operaio della FIAT, distruggere il futuro dei giovani svendendo l’Università pubblica. Ah, adesso capisco, questa non è violenza…”.

Sempre ad Anno Zero La Russa ha anche aggiunto che suo figlio non sarebbe mai andato ad una di quelle manifestazioni. Il fatto che il figlio di La Russa sia nel CDA dell’Automobil Club per volontà del ministro Brambilla, non è forse un atto di violenza nei confronti di tanti giovani che non arrivano neppure a fine mese? Questa oligarchia di chi ci governa non dovrebbe generare odio di classe? Il fatto che i pazienti degli ospedali pubblici muoiano aspettando una lista di attesa infinita non è violenza? Massacrare gli immigrati che hanno diritto a cercare un poco di pace nel nostro paese o dove vogliono non è violenza? Tollerare la schiavitù delle donne e delle ragazzine che ogni notte affollano i nostri marciapiedi non è violenza?

Allora che volete? Che ci continuiamo a far massacrare per poi fare una bella manifestazione colorata come piace a voi (e a Saviano) piena di fiorellini e di allegria, ma allegria per cosa? Perché gioia, perchè allegria?

La storia umana è storia di violenza e per sovvertire l’apparato di potere borghese che difende questi privilegi e che continua ad ammazzare impunemente, esiste solo la rivoluzione armata, è la storia che ce lo insegna. Mi dispiace deludere Saviano con la mia dietrologia, il problema è che sono un comunista e non mi considero tanto intelligente da pensare che esiste una maniera “nuova” di combattere l’ingiustizia, e che vuoi fare, mi sono fermato a Marx. Mai come adesso, anche se i mass media non lo dicono, siamo vicini allo scoppio di vari fronti rivoluzionari anti-imperialisti. L’italia, grazie a Berlusconi, ne può far parte e questo movimento ne deve essere l’espressione, non si puo’ perdere questa occasione.

Vorrei chiudere questo breve articolo citando un grande “pacifista” che ha ucciso migliaia di persone (soprattuto soldati) per liberare dalla schiavitù il popolo cubano oppresso dalla dittatura filoamericana di Batista. Perciò dico con tutta tranquillita’ agli studenti del movimento: non abbiate pietà per chi difende questo stato di ingiustizie, loro hanno scelto di difendere quei porci che ci governano e se un giorno cambieranno idea saranno sempre ben accetti dalla nostra parte. Non fatevi confondere dai Saviano o dai Vendola, sbagliano perché anche loro hanno fatto la loro scelta, adesso sappiamo con chi stanno.

Spero che ogni studente che era in piazza quel giorno si senta un poco “un figlio” del Che. Questa è la sua ultima lettera:

«Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto, se un giorno dovrete leggere questa lettera, è perché non sarò più tra voi. Quasi non vi ricorderete di me e i più piccolini non mi ricorderanno affatto. Vostro padre è stato un uomo che agisce come pensa ed è certamente stato fedele alle sue convinzioni. Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, da solo, non vale niente. Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario. Arrivederci, bambini miei, spero di rivedervi ancora. Un grande bacio e abbraccio da papà.»

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