CONTRO LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA di Amedeo Curatoli

Il capitalismo gronda di sangue e di sporcizia dalla testa ai piedi, da ogni poro”.

Lo disse Marx un secolo e mezzo fa e a quell’epoca la borghesia non aveva ancora scatenato due guerre mondiali, né aveva ancora prodotto il fascismo e il nazismo o sganciato  bombe atomiche su due città inermi. Oggi noi, gente di cultura marxista che abbiamo vissuto nell’era di quelle eroiche gesta del capitalismo, dovremmo rinnovare la stupenda definizione marxiana o addirittura, se fosse possibile, rafforzarne il carattere “agitatorio”. E invece? Sentite:

Il capitalismo non è in grado di garantire lo sviluppo sociale e civile e l’equilibrio ambientale del pianeta”.

E’ questo l’incipit delle tesi da cui nascerà ufficialmente la Federazione della cosiddetta sinistra. Secondo gli estensori  del documento il capitalismo non è più capitalismo imperialista criminale, barbarico, morente, guerrafondaio, sostenitore e fomentatore di tutto ciò che di politicamente sudicio e reazionario esiste al mondo. No. Per questi maestri di concretezza antiutopica il capitalismo semplicemente “non è in grado” di “assicurare” tutte le belle cose che essi chiedono. Siccome la borghesia è una classe putrida e reazionaria, essa puntualmente si rimangia, anno dopo anno, boccone dopo boccone, ciò che in epoche storiche lontane (per esempio quando cadde il fascismo) fu costretta a concedere. Nelle società classiste, come la storia della moneta altro non è che la storia della sua progressiva svalutazione, così, lo stesso destino tocca alle istituzioni democratiche (borghesi) che via via si svuotano, si svalutano, si sviliscono. Nel 1948 scrivemmo una meravigliosa costituzione (a proposito: i trotskisti della nascitura Federazione sanno forse che la costituzione staliniana del ’36 fu presa a modello per scrivere la nostra?) nella quale vennero inseriti alcuni solenni principi (p.es. l’Italia ripudia la guerra) poi ignominiosamente disattesi.

Quindi passano gli anni, passano i decenni e gli elenchi riformisti si allungano sempre di più esattamente nella misura in cui i bunga-bunga di turno distruggono progressivamente le garanzie sociali che sembravano definitivamente acquisite  e continuano ad assestare colpi al sistema delle “regole del gioco” della democrazia politica, la quale ultima dovrebbe essere seguita dall’aggettivo qualificativo “borghese”, cosa che i realisti del riformismo dimenticano sempre.

Ma gli interminabili, estenuanti elenchi di rivendicazioni non solo sono noiosissimi  quaderni di doglianze che puntualmente vengono gettati nel cesso, ma servono anche,  egregiamente, a ingannare la gente. Quando i riformisti della Federazione della “sinistra” chiedono “piani di sviluppo finalizzati alla piena occupazione e che prevedano la produzione pubblica di beni collettivi” (!!), oppure la “riconversione ecologica del sistema produttivo”(!!) o addirittura “la socializzazione del sistema bancario e finanziario” (!!) sono degli imbonitori, sicuramente non credono neanche loro alle cretinate che dicono, tuttavia danno l’impressione che sia possibile emendare, migliorare, rendere umana e accettabile la cloaca borghese, cercano di convincere la gente che ancora gli dà ascolto, che con il loro buon senso di persone oneste, per bene, civili, pacifiche e pacifiste  ci potrebbe essere la lontana possibilità che le criminali elites dominanti del nostro paese si lascino commuovere dai loro lamenti democratici e dicano un bel giorno: ebbene sì, miei cari, facciamo piani di sviluppo finalizzati alla piena occupazione e socializziamo le banche…

La Pace e il disarmo

Lì dove nel documento si rivendica la pace e il disarmo, bisogna segnalare alcune cose di  particolare gravità. Innanzitutto viene detto che “le guerre alimentano il terrorismo e il fondamentalismo”. Era questo un cavallo di battaglia di Bertinotti: egli sosteneva che la guerra e il terrorismo rappresentavano due facce della stessa medaglia. Tesi sicuramente gradita a Washington: noi vorremmo la pace e la sicurezza degli Stati Uniti, dicono gli imperialisti d’oltreoceano, ma esiste il nemico invisibile, terribile e senza frontiere che è il terrorismo. Lo dicono per ingannare il popolo ovviamente, per nascondere il carattere di rapina e di ricerca del dominio mondiale delle loro guerre. Ieri lo spauracchio giustificativo delle imprese criminali che architettavano (Corea, Vietnam ecc.) che architettavano (Corea, Vietnam ecc.)                                                                                      anera il comunismo, oggi è il “terrorismo”.

In questa  posizione bertinottiana fatta propria dai federati, non solo si tace del carattere barbarico, cioè terroristico, sanguinario e genocida delle aggressioni imperialiste Usa-Europa a paesi poveri e inermi, ma allo stesso tempo si declassa un’eroica lotta di liberazione nazionale dei popoli iracheno, afgano e pakistano a “terrorismo”. La ferocia militare dell’Occidente (guidato dal padrone Usa) verso l’Oriente è paragonabile alle atrocità compiute dai giapponesi del Mikado contro il popolo e la nazione cinese.

Segue un’altra affermazione discutibile e ridicola allo stesso tempo: “Gli Usa e i paesi occidentali hanno trasformato la Nato in uno strumento di guerra e di aggressione al di fuori dei propri confini”. Quest’idea della Nato-buona è stata  ereditata da Berlinguer: in un’intervista al discepolo Veltroni  (l’amerikano di “I care” autodefinitosi anticomunista) Berlinguer dichiarò di “sentirsi più sicuro sotto l’ombrello Nato”. Fu lui a sancire l’abbandono della parolad’ordine dell’uscita dell’Italia dal Patto Atlantio e dalla Nato. Fu questa svolta (all’indietro!) del Pci uno dei più catastrofici risultati del revisionismo kruscioviano e togliattiano . Dunque la Nato andava bene, ci proteggeva dall’Urss. Ma dopo il crollo del muro di Berlino e lo scioglimento del patto di Varsavia -si chiedono accorati ma anche un po’ indignati i riformisti confederati- come mai gli imperialisti non hanno promosso la pace? “Le guerre degli anni 90 hanno destabilizzato il mondo” -dicono- “anche i governi italiani hanno partecipato a questi interventi, prima nei Balcani…” Chi sa chi l’ha fatto mettere nelle tesi questo accenno all’aggressione alla Jugoslavia: sicuramente non Diliberto, egli ne avrebbe fatto volentieri a meno perché il suo partito stava al governo quando il criminale D’Alema trasformò l’Italia in una portaerei Usa e un paese sovrano nel cuore dell’Europa, a due passi da noi, fu martoriato da bombardamenti quotidiani. L’attacco a Guernica, il 26 aprile 1937 durò 3 ore e mezzo. Gli attacchi aerei alla Jugoslavia, che partirono dall’Italia, ebbero la durata di due mesi e mezzo, esattamente 78 giorni, dal 24 marzo al 10 giugno del 1999. Fecero anche finta di sbagliare bersaglio e rasero al suolo l’ambasciata cinese facendo strage del personale. Guerrini, del Pdci era Sottosegretario alla Difesa, e questo partito sedicente comunista non ebbe neanche la decenza di uscire dal governo.

Chi sono e perché si uniscono

I confederati indicano, come loro riferimenti ideali, i momenti più alti della storia del movimento operaio italiano, comunista e socialista”. Quali sarebbero dunque gli elementi topici di questa storia? Le tesi non ce lo dicono. Sarà forse la via italiana al socialismo di Togliatti? Innanzitutto non si trattava di una via “italiana” ma di una via internazionale. Togliatti disse che la linea fondamentale delle “riforme di struttura” era comune a tutto il movimento comunista internazionale e che costituivano “un principio di una strategia mondiale del movimento operaio e comunista nella situazione attuale”. Quindi Togliatti come Lenin, Togliatti che dà la linea al movimento comunista mondiale, la linea delle cosiddette riforme di struttura che sono rimaste solo nella sua fantasia e che nessuno ha visto mai. Egli affermò che la classe operaia italiana poteva “organizzarsi nell’ambito del regime costituzionale in classe dirigente”. Giudicata oltre mezzo secolo dopo che fu enunciata, questa linea non solo non è approdata al socialismo, ma è stata, in ultima analisi, il prodromo della distruzione del Pci e del movimento comunista in Italia. E’ la via italiana al socialismo la fonte di tutte le perduranti illusioni sulla forza e la capacità della lotta “democratica” a mutare i rapporti di forza tra dominati e dominanti. E sebbene ogni piccola concessione strappata al capitalismo sia stata magnificata oltre ogni dire, alla fine, però,  ci ritroviamo in una situazione di costante regressione a rincorrere tutto ciò che ieri ci era stato concesso e oggi ci viene tolto. Evidentemente, la forza della togliattiana via italiana (non certo per gli Occhetto i D’Alema e i Veltroni, autentici traditori) ancora si fa sentire con tutta la forza delle tradizioni dure da sradicare: solo così si spiegano le immaginifiche prospettive che ancora oggi i riformisti di sinistra avanzano di socializzazioni di banche, di piene occupazioni, di riconversioni ecologiche, guardandosi bene dal parlare chiaramente, per il raggiungimento di questi obiettivi socialisti, del rovesciamento della classe borghese per via rivoluzionaria. Essi ricorrono sempre alla formula “alternativa di sistema” che è una specie di salvacondotto per dire; vedete noi siamo comunisti… ma il come e il quando di questa alternativa svanisce nelle nebbie del “socialismo del XXI secolo, “come dicono in america latina”. Come mai c’è questo richiamo ricorrente

all’America Latina? I riformisti della Federazione sperano ardentemente che anche qui da noi possa un giorno innescarsi un processo “democratico”, indolore, legale, parlamentare, elettorale tipo quello che ha portato al potere grandi uomini come Chavez o Morales o anche Lula e ieri Allende. Ma essi commettono l’errore di principio di assimilare un paese ex-imperialista e colonialista come l’Italia (ridotto ora al ruolo infame di servo degli Stati Uniti) ai  paesi del Terzo mondo, che imperialisti e colonialisti non lo sono mai stati, ma che anzi hanno subito l’ingerenza e il martirio imperialista per il tramite di borghesie compradore che si sono mantenute al potere grazie a una politica di tradimento nazionale. La classe operaia, i lavoratori, gli oppressi, i diseredati, le centinaia di migliaia di giovani disoccupati del nostro paese si possono liberare della marcia borghesia dominante solo attraverso la via rivoluzionaria. I lavoratori italiani che hanno atteso oltre 50 anni che la via prospettata da Togliatti desse i suoi frutti potrebbero a buon diritto dire “ci avete ingannato!”. E quindi riproporre oggi, con linguaggi e stili letterari diversi, la sostanza di quella via è un votarsi al fallimento.

Il Trotskismo

Vi è anche un’altra tradizione che agisce nella Federazione della Sinistra, una

tradizione che non vanta però nessun momento alto nella storia del movimento operaio e comunista, ed è la tradizione trotskista. Quando Losurdo scrisse un libro in difesa di Stalin (un libro che conteneva troppe concessioni all’antistalinismo -concessioni che si sono poi rivelate del tutto inutili) lo staff di Liberazione, al completo, andò in fibrillazione e una decina di loro accusarono Losurdo di essere “negazionista”. Questa parola generalmente la si attribuisce a storici di destra che negano i crimini di Hitler. I trotskisti assimilano Stalin a Hitler, hanno fatto propria la bestiale teoria di Heidegger e Harendt sui due “totalitarismi” (la Germania nazista e l’Urss), e ritengono il Novecento, alla maniera dell’accademico anglosassone Hosbawm, un secolo “breve”, l’epoca più violenta della storia dell’umanità. E in questa violenza i trotskisti includono anche la grandiosa opera di edificazione socialista in Urss che per loro è “stalinismo”. E anche la Cina, della cui rivoluzione Trotski non aveva capito nulla, è , per i suoi odierni discepoli, un paese capitalista dominato dalla solita “burocrazia” , e dunque un paese venuto fuori anch’esso da quel turbinìo di violenze indifferenziate che avrebbero caratterizzato il “breve” secolo.

Se in Italia la cultura trotskista è ancora così diffusa, lo si deve anche allo sdoganamento che Togliatti fece di Trotski. Nel 1936, scrisse delle cose egregie (insieme a Krupskaia, Ponomariev e Dimitrov) contro la congiura trotskista in Urss (allora Togliatti si chiamava Ercoli ed era marxista leninista). Poi, in seguito all’8° Congresso, si ringoiò l’antitrotskismo e consentì alla giovane Rossanda (che nella sua autobiografia se ne vanta, come se avesse compiuto un’azione eroica) di dare alle stampe scritti del cosiddetto Profeta disarmato (evidentemente tutto faceva comodo nella via italiana al socialismo, la revisione dei principi leninisti innanzitutto, ma anche, come contorno utile, il trotsko-rossando-ingraismo). Krusciov (questo sì, uno dei mostri del “secolo breve”) fece la stessa cosa di Togliatti: all’epoca dei Processi di Mosca disse dei congiurati “disperderemo le loro ceneri al vento” e poi, dopo che fu scacciato dal potere, ritornò al suo primo amore. Scrisse testualmente: “Dove erano gli uomini come Molotov e Kaganovic, o Voroscilov e Mikoian mentre Zinoviev, Kamenev, Trotski, Bucharin stavano costruendo la nazione?” (“Kruscov ricorda”, Milano, Sugar, pag.94).

Si capisce perfettamente il desiderio dei riformisti di sinistra di consorziarsi in vista delle elezioni, e questo, al di là contrasti politici che li oppongono ( e che si guardano ben dal discuterne) è stata l’unica cosa veramente concreta li ha spinti ad unificarsi. Hanno un bel dire di essere un nuovo soggetto politico e non un cartello elettorale. La cosa certa è che questo nuovo soggetto con il suo “realismo” rinunciatario e “costituzionale” (difendere e attuare(?!) la costituzione – dicono), servirà  a mantenere ancora molti compagni rinchiusi nel recinto delle compatibilità con il sistema di dominio borghese.

Amedeo Curatoli

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