La tigre dagli artigli atomici. Di Vincenzo Gagliano

              Nei templi della finanza statunitense e occidentale le forze dominanti del capitalismo hanno promosso un sommovimento tellurico per rendere strutturale l’incremento delle funzioni di controllo incrociato sulle proprietà e sull’organizzazione complessiva dei cicli produttivi, sulla divisione internazionale del lavoro, sui rapporti di classe. Tale fase é stata descritta come una crisi si modello, é ritornata a riecheggiare la teoria del crollo. I testi di Marx hanno conosciuto una notevole diffusione. Quel che é certo è che le classi dominanti e i governi capitalistici hanno determinato un nuovo grande trasferimento di reddito dai salari ai profitti, la rete oppressiva dei rapporti di lavoro precari ha esteso la sua dimensione di controllo e ha generato una stagione di licenziamenti di massa, di trasferimenti produttivi attivando il grande esercito di riserva del lavoro e delle produzioni, sottomettendo sempre più al profitto la risorsa territorio. E’ evidente che l’alta redditività del lavoro salariato, l’enorme incremento dello sfruttamento umano ottenuto dal capitalismo con l’ausilio delle tecnologie e della capacità relazionale totale, consente all’imperialismo capitalista di cavalcare la selvaggia tigre dei rapporti proprietari e produttivi. Solo il sindacalismo che tradisce le redistribuzioni salariali e di potere del novecento operaio, solo il politicismo governista ed elettoralistico del residuo di comunisti parolai d’occidente, solo le facce di bronzo dei ministri economici, delle ditte d’informazione potevano declinare come crisi ed evento naturale di un benefico ciclo economico un episodio violento e pesante della lotta di classe tra borghesia e proletariato. Le cifre dello scempio sociale sono tragicamente chiare, come risulta evidente dalla riorganizzazione della mappa del potere politico economico e finanziario. Sono stati palesati in tutta la loro portata gli obiettivi di conflitto planetario che l’imperialismo USA assegna a questa epoca. L’orizzonte dei rapporti internazionali riceve dalla iniziativa di Wall street del 2008/2009 un chiaro addensarsi di tempesta. E se si scorge l’obiettivo della strategia assassina dell’imperialismo mondiale si comprende anche il motivo politico economico di quella “crisi”, la prospettiva del modo capitalistico e il compito del comunismo. Il motivo scatenante é la risposta affannata e feroce all’incedere temibile e consapevole dei comunisti cinesi, ed anche delle economie d’oriente, delle sollevazioni di autonomia in America latina. Si sta in queste aree formando una classe operaia sterminata, un mercato di consumi senza proporzioni che frantuma le barriere della povertà miserevole precapitalistica con cui la ferocia dei padroni ha alimentato l’anarchia del modo di produrre capitalistico. Quel che più é temuto nei circoli imperialisti è che si va qui determinando un fronte di paesi che reggono alla sfida USA, un fronte che sta determinando convergenze di interessi con la Russia, l’Africa, settori islamici.

              Le squallide provocazioni di questi giorni, Obama vende armi a Taiwan, Berlusconi servilmente nega all’Iran la detenzione dell’atomica consentita al guerrafondaio Israele, l’escalation militare in Afghanistan, sono tutte mirate ad aprire una prova muscolare con la Cina e il suo sistema di alleanze. I comunisti devono lavorare instancabilmente alla costruzione della consapevolezza degli interessi di classe del proletariato, mai più esteso di oggi dalla nascita dell’industrialismo. Solo la rapidità di una tale crescita di coscienza può evitare il disastro nucleare e la dissoluzione di centinaia di milioni di vite umane verso cui sta andando il dominio borghese. Tali processi di enorme portata vengono di nuovo vissuti, come avvenne nelle ristrutturazioni degli anni ’80, come vertenze di luogo di lavoro dalle organizzazioni sindacali e della sinistra politica. Questi pietosi pezzenti della redistribuzione impossibile lasciano isolate e non rappresentate le lotte operaie, che sono costrette a drammatiche e costosissime forme di scontro, a ricercare la spettacolarità, a imboccare spesso la strada penosa della concorrenza tra proletari. Parlano di piano industriale, di stato sociale quando si é consentito ai padroni e ai governi di cancellare gli spazi di potere e di diritto conquistati nel novecento, parlano di contrattazione quando la borghesia imperialista ha ingaggiato una nuova lotta per il potere e per un nuovo equilibrio proprietario planetario. Con i processi di internazionalizzazione e sempre maggior integrazione del comando di impresa e dei vertici politici dell’imperialismo, i capitalisti, per difendere il proprio potere in occidente, hanno determinato una diffusione mai prima conosciuta del lavoro salariato  come conseguenza della delocalizzazione e della risorsa integrata rete territori consumi. Hanno nel corso di questi anni utilizzato l’esercito di riserva mondiale (precari, disoccupati, migranti) per distruggere il rapporto di forza in occidente, ma hanno così determinato un esercito internazionale di proletari che però non faceva paura dopo il crollo dell’URSS e la caduta etica teorica organizzativa dei comunisti in occidente. Quel che l’imperialismo non si aspettava é la supremazia delle politiche economiche del PCC sul mercato capitalistico, che da un lato schiera per intero la capacità pianificatoria e di manovra immediata nella guerra quotidiana del mercato, dall’altro rende sempre più consapevole alla classe operaia l’ineluttabilità dello scontro di classe per distruggere il potere borghese che priva l’umanità intera di ogni libera attività. Gli USA, il sistema imperiale che dirigono, hanno sperimentato ogni mezzo economico e di potere per fermare i comunisti cinesi, ora non resta che l’uso del più grande arsenale bellico della storia. La Cina ha i mezzi per rispondere anche a questo attacco. Hu Jintao parla chiaramente del declino irreversibile delle tendenze unipolari ed egemoniche (leggi: imperialismo), e anche se “il vecchio ordine mondiale” è ancora favorevole a Usa, Europa e Giappone, tuttavia la “la tendenza verso un mondo multipolare è irreversibile”. L’imperialismo sta cavalcando da decenni la tigre dell’anarchia capitalistica, ma sarà disarcionato dalla tigre con gli artigli atomici.

Vincenzo Gagliano

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