Potrà scoppiare una nuova guerra fredda? (Articolo apparso sul Quotidiano del Popolo on line in lingua francese. Traduzione di Francesco Rozza)
December 22nd, 2011
Il Presidente americano Barack Obama ha partecipato per la prima
volta al sesto vertice dell’ Asia Orientale che ha avuto luogo quest’anno a Bali, in Indonesia. Successivamente, egli e il segretario di Stato americano Hillary Clinton hanno approfittato di tutte le occasioni possibili per fare conoscere le loro idee sul cosiddetto “ritorno degli Stati Uniti in Asia”.
Obama ha annunciato che gli Stati Uniti hanno deciso d’ inviare un
distaccamento di 2.500 soldati che saranno di stanza in Australia, mentre Hillary Clinton ha dichiarato che il ventunesimo secolo sarà “il secolo degli Stati Uniti del Pacifico”. Tutte queste dichiarazioni e tutte queste disposizioni, adottate dagli americani per propagandare il loro
cosiddetto “ritorno„, sono seguite con attenzione dal mondo intero che
presta una grande attenzione all’ evolvere della situazione. Il “Wall Street Journal” ha pubblicato il 25 novembre scorso un articolo scritto da Hugh White, eminente docente universitario australiano ed ex-segretario aggiunto alla difesa nazionale. È detto in quest’articolo dal titolo “la dottrina Obama” che la visita del Presidente americano in Asia segna la nascita “della dottrina
Obama”.
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Il grande Lenin diceva che non ci si può spiegare pienamente nessun errore, compreso un errore politico, se non si scoprono le radici teoriche dell’errore di coloro che lo commettono. Per “coloro” noi qui intendiamo Diliberto e Ferrero, tanto per semplificare, non certo per attribuir loro tutto il peso degli errori (che abbiamo denunciato in passato e che continueremo a denunciare in questo articolo), ma perché ne sono i più visibili portabandiera essendo essi i segretari di due partiti che si richiamano ad un comunismo fondato, appunto, su basi teoriche false. Questi due partiti svolgeranno prossimamente i loro congressi, e i documenti teorico-programmatici proposti alla discussione contengono l’ennesima illustrazione della critica distruttiva del comunismo storico e la riproposizione di un comunismo immaginario, mirifico, fatto di belle parole scelte con cura, ma che in questo mondo non vedrà mai la luce. L’idea profonda, ancora una volta espressa in tali ultimi documenti, al di là della diversità degli “stili letterari” ferreriani e dilibertiani, sta nella eventualità che sia possibile sospingere lo Stato verso misure di radicali trasformazioni in senso democratico se non addirittura in senso socialista, senza mai prospettare l’inevitabilità di un rivolgimento rivoluzionario per conquistare quelle misure. Si tratta del perpetuo, secolare inganno, più o meno esplicito, più o meno camuffato, di tutti gli opportunismi revisionisti, che negano il carattere di classe dello Stato borghese e seminano illusioni fra la gente che sia possibile modificare nel profondo tale Stato, considerato, in fondo, entità neutrale al di sopra e al di là degli antagonismi di classe. Nel nostro paese questa visione opportunista dello Stato ha avuto una sua sistemazione teorica abbastanza organica e complessa nella via italiana al socialismo poi divenuta eurocomunismo e poi (con argomenti sempre più labili) un altro mondo possibile o ancora un “immaginario della trasformazione”.
Queste luride canaglie che stanno facendo stragi di donne e bambini libici, in bombardamenti quotidiani che partono dall’Italia, che durano da 173 giorni (quasi sei mesi!) e ancora stanno continuando; queste luride canaglie che commettono i loro crimini quotidiani con l’avallo del Presidente della Repubblica Napolitano che ha fatto sua la mostruosa menzogna dell’ “intervento umanitario” (i transfughi del comunismo sono sempre i peggiori, non dimentichiamolo mai); queste luride canaglie che si sono strettamente associate in un’unica famiglia imperialista al peggior nemico del genere umano, gli Stati Uniti d’America; queste luride canaglie che mettono in salvo le banche e rendono ormai infernale la vita quotidiana della povera gente su cui scaricano la crisi indotta dai mestatori della finanza; queste luride canaglie che temono come la peste che l’ira popolare possa travolgerli e fargli fare la fine del marcio regime di Mubarak; queste luride, schifose canaglie, osano parlare di “violenza” che ci sarebbe stata nel corso del grande corteo romano di un milione di manifestanti. Fanno il loro mestiere, loro e tutti i mass media asserviti, a partire dal quotidiano di Scalari. I ladri e gli assassini gridano sempre: al ladro! e all’assassino!
(E’ un articolo lungo quello che segue e dunque ce ne scusiamo, ma ancora più lungo è il libro revisionista che critichiamo – di ben 340 pagine. Speriamo che i compagni leggano quest’articolo, lo commentino, lo segnalino ad altri compagni, ma speriamo anche che si procurino il libro per capire fino in fondo il ruolo regressivo che esso intende svolgere, e per verificare se le mie sono calunnie infondate o critiche antirevisioniste da prendere in considerazione. Io polemizzo solo con uno dei tre che hanno firmato il libro, Sorini. L’ho fatto per motivi pratici e anche perché considero quest’ultimo l’organizzatore ideologico, per così dire, del libro stesso).

