È SOCIALISTA O CAPITALISTA LA CINA?

October 12th, 2015

 

            Chiariamo preliminarmente una cosa: attribuire oggi la qualifica di capitalista a un determinato paese non significa nulla. Un paese capitalista, nella nostra epoca, è necessariamente anche imperialista, cioè fomentatore di guerre in concorrenza con altri predoni e rapinatore delle risorse di paesi militarmente più deboli. Di che cosa sia stato capace il capitalismo imperialista da quando esso si è manifestato nel mondo ce lo ha mostrato un secolo e più di orrori, stragi e distruzioni e due guerre mondiali. Le sue imprese criminali continuano ancora oggi, stanno sotto gli occhi di tutti. L’imperialismo è guerra, disse Lenin, e aggiunse: l’imperialismo è la vigilia della rivoluzione proletaria. Dire che la Cina è imperialista deriva dall’ignoranza della rivoluzione cinese, come tenteremo di spiegare


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Comunismo e filosofia di Amedeo Curatoli

October 5th, 2015

Parla uno (il sottoscritto) che di filosofia ha una superficiale conoscenza di quando, studente, imparò che questa disciplina ebbe il suo effettivo inizio con Talete, Anassimandro e Anassimene i quali si occuparono dell’origine fisica del mondo e che poi questa ricerca fu via via approfondita da Pitagora, Parmenide, Eraclito, Democrito ecc. e poi ancora a un certo punto irruppero sulla scena i sofisti che compirono una grande rivoluzione ideologico-culturale ponendo finalmente al centro della loro speculazione l’uomo, l’uomo in quanto tale, l’uomo «misura di tutte le cose». E infine, a chiudere trionfalmente il ciclo della filosofia classica greca, le tre figura gigantesche di Socrate, Platone e Aristotele.
La filosofia, per essere davvero la regina delle discipline, la chiave di volta per scoprire in che direzione va il mondo, al di là di tutte le menzogne e i luoghi comuni (che ripetuti all’infinito si presentano come verità consolidate), deve saper procedere, intrepidamente, contro-corrente, deve mettere in bilancio, eroicamente, anche i roghi, le scomuniche e le persecuzioni.
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NON POSSIAMO ESSERE TUTTI «CHARLIE HEBDO»

January 13th, 2015

Noi Occidentali, siamo tutti Charlie Hebdo? No, impossibile. Nella parte del mondo in cui viviamo c’è una scandalosa polarizzazione di ricchezza e povertà: ad un’esigua minoranza di miliardari fa riscontro una massa infinita di povera gente oppressa e sfruttata e anche una massa di chi vive addirittura al di sotto della soglia di povertà. In questa parte del mondo minoritaria (rispetto al globo terrestre) c’è un pugno di Stati con alla testa gli Usa,  che comprende Inghilterra, Francia, Germania,Italia ecc. dedito alla spoliazione e allo sterminio dei rimanenti popoli d’Asia, Africa e America Latina. Tralasciamo la tratta dei Neri, il genocidio dei popoli pre-colombiani gli innominabili crimini del colonialismo, (sempre ad opera di questo pugno di Stati). Dimentichiamo anche due guerre mondiali, nate nel seno stesso dell’Occidente per una rissa sanguinosa (che ha coinvolto l’intero mondo) fra due gruppi di predoni (impersonati dai suddetti Stati), che volevano ri-spartirsi tutte le terre emerse e i relativi popoli perché le vecchie zone del loro dominio terroristico e delle loro rapine economiche(dette pudicamente: ‘sfere d’influenza’) non soddisfacevano più la loro sete di supremazia.


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CONTRO IL REVISIONISTA TOGLIATTI

January 4th, 2015

 

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TOGLIATTI

IN RICORDO DI SALVATORE MARSEGLIA

May 10th, 2014

Nacque nel 1943 ad Afragola (Napoli), che era un centro prevalentemente agricolo, ma dove, via via  che passavano gli anni si costruì un forte Partito Comunista. Comunisti non si nasce, si diventa. Tutt’al più, in un Paese come l’Italia si nasce cattolici, si viene al mondo già immers inel fonte battesimale della chiesa, e poi quando da neonati si passa a bambini si frequenta la parrocchia per imparare le formule del catechismo in vista della Prima comunione, e alla scuola elementare se viene assegnato l’immancabile tema in classe: “qual è stato il giorno più bello –o più importante- della vostra vita” i piccoli studenti finiscono sempre (o quasi certamente in maggioranza assoluta) con il confezionare una storia romanzata della Prima comunione come momento topico della loro giovane esistenza. Aggiungete a questo l’ora obbligatoria di religione (che per fortuna non è più obbligatoria) ma poco è cambiato al riguardo. Né le cose sono un granché mutate da quando nacque Salvatore Marseglia. Anzi, si potrebbe dire, che tutto è andato, se possibile, di male in peggio a causa dello strapotere di penetrazione propagandistica e culturale dei mass media, come mai prima nella storia, che celebrano all’unisono, senza discostarsi l’uno dall’altro, le delizie della nostra società cristiano-capitalistica emendabile quanto si vuole, ma certamente (per amor del Cielo!) non ribaltabile.


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Deng Rong: Deng Xiaoping e la rivoluzione culturale, edizioni Rizzoli

May 10th, 2014

A differenza di Svetlana  Allelujeva Stalin, figlia degenere che chiese asilo politico niente meno che agli Usa , Deng Rong è rimasta fedele al padre Deng Xiaoping e  devota alla sua memoria.Consiglio vivamente ai compagni di leggere questo libro,  lo consiglio soprattutto ai compagni che si sono messi in testa l’idea malsana che in Cina vi sia un regime borghese imperialista ed anche a quelli che tentennano (sarà socialista? sarà imperialista la Cina?…chissà). Deng Rong è comunista,  nello scrivere queste memorie si è consultata con svariate personalità del PCC. Ha  raccontato gli eccessi della rivoluzione culturale e le tremende mortificazioni a cui è stato sottoposto Deng Xiaoping insieme a tutta la sua famiglia.

LA GLOBALIZZAZIONE E LA CINA

May 10th, 2014

La compagna Giuseppina Ficarra ha espresso le seguenti  perplessità alla mia nota:“Continuiamo a discutere sulla Cina” in questi termini:

 

«il fatto che il PCC non abbia buttato nella spazzatura Mao Zedong come ha fatto il Pcus kruscioviano con Stalin nel 1956, non conta niente? è un puro inganno? e il fatto che le statue di Mao erette nelle città della Cina non siano state abbattute come è accaduto alle statue di Stalin (ma anche a quelle di Lenin) nei paesi dell’ex Urss non ha alcun significato? e ancora: il fatto che nei suoi Congressi il PCC ribadisca che il Partito si fonda sul marxismo leninismo e sul Pensiero di Mao Zedong non ha alcun rilievo?»…«come si fa a tener fuori da queste analisi l’aumento generale del tenore di vita di milletrecendo milioni di cinesi?»
Ma questo basta a dare la certezza che non si stanno commettendo errori?
L’URSSè caduta solo per il rapporto Krusvev? E nei 40 anni successivi quali sono stati gli errori? I fattori molto “disorientanti”, siamo sicuri che siano solo disorientanti, non possono essere il segnale di qualcosa di sbagliato o che si sta sbagliando?
Mi ha fatto meditare questa mattina la lettura di un discorso di Stalin:
Problemi economici del socialismo nell’URSS
1°febbraio 1952
«Lo stesso si deve dire delle leggi dello sviluppo economico, delle leggi dell’economia politica, – non importa se si tratti del periodo del capitalismo o del periodo del socialismo. Anche qui come nelle scienze naturali, le leggi dello sviluppo economico sono leggi obiettive, che riflettono i processi di sviluppo economico che si compiono indipendentemente dalla volontà degli uomini. Gli uomini possono scoprire queste leggi, conoscerle, e basandosi su di esse utilizzarle nell’interesse della società, dare un altro indirizzo alle azioni distruttive di alcune leggi, limitare la loro sfera di azione, dare spazio ad altre leggi che cerchino di aprirsi un varco, ma non possono   distruggerle o creare nuove leggi economiche».
Stalin
Problemieconomici del socialismo nell’URSS
http://www.resistenze.org/sito/ma/di/cs/mdcsbn21-010145.htm

 

La mia risposta:

 

Non ho alcuna certezza che in Cina non si stiano commettendo errori. Un marxista non può avere “certezze” di questo genere. La colossale industrializzazione indotta dalla linea di apertura di Deng Xiaoping alle imprese capitalistiche straniere ha reso possibile far nascere nel grande paese asiatico  centinaia di milioni di nuovi posti di lavoro, centinaia di milioni di nuovi operai ai quali ha dato una prospettiva di vita ed un futuro. Questo fenomeno, di proporzioni mai viste prima nella storia, avrà comportato, accanto a fattori estremamente positivi, come la poderosa spinta alla piena occupazione (non in un paese qualsiasi, ma in uno popolato da un quinto dell’umanità!), tale fenomeno, dicevamo, sicuramente avrà comportato anche dei costi da pagare. La svolta tattica di Deng Xiaoping per giungere finalmente  allo sviluppo economico del suo Paese  è stata di un’estrema audacia e dunque anche irta di pericoli. Questo è un aspetto del problema, ma poi ce n’è un altro: il capitalismo, che, come disse Marx “gronda sangue e fango da tutti i pori, dalla testa ai piedi”,  guidato dalla sua furibonda e ingorda sete di massimizzazione del profitto, sta commettendo il crimine (ai danni dei “suoi” operai) di “delocalizzare” le attività produttive impoverendo il sistema industriale “in casa propria” e creando, di conseguenza, miseria e disoccupazione.Questa delocalizzazione di proporzioni globali è a tutto vantaggio della Cina  per  motivi opposti a quelli che spingono i capitalisti ad “espatriare” (è il capitalismo che non ha né patria né nazione).La questione è: l’industrializzazione della Cina è paragonabile a quella avvenuta nell’Inghilterra del XVIII secolo come dicono i trosko-negristi? NO, si tratta di un’industrializzazione guidata e controllata dal Partito Comunista, che in Cina detiene il potere. La Cina non è un paese caraibico dove la United Fruit poteva fare e disfare governi secondo le sue convenienze.

 

All’altra questione posta dalla compagna: “l’URSS è caduta solo per il rapporto Krusciov?” risponderei così: Krusciov, con la svolta del XX congresso del 1956 ha attuato un colpo di Stato “nel campo della sovrastruttura”, come dissero i compagni cinesi. Per quel colpo di stato non furono necessari i carri armati nelle piazze. Demonizzare e criminalizzare il principale artefice dell’edificazione del socialismo nel paese dei Soviet (Stalin) ha significato, storicamente,demonizzare, criminalizzare  e delegittimare il socialismo nel mondo (e questa delegittimazione tutte le masse diseredate e la classe operaia la stanno ancora pagando). Pensare che la svolta di Krusciov all’indomani del XX congresso non sia stata di natura controrivoluzionaria perché la borghesia non si è subito chiaramente manifestata e non si è apparentemente impossessata del potere e non sono comparsisubito,come topi di fogna,  gli oligarchi rapinatori del settore pubblico sovietico è ridicolo. La demonizzazione di Stalin fu fatta in nome del comunismo e del leninismo, e se le forze borghesi controrivoluzionarie in Ungheria insorsero subito, nello stesso anno 1956, in Unione Sovietica, invece, perché la controrivoluzione potesse averla vinta, occorsero 33 anni, e i germi di questa catastrofe e erano contenuti tutti, in nuce, nella svolta kruscioviana. Chi non accetta (o non capisce) questo punto di vista (sempre che sia in buona fede e non un antistalinista camuffato) ha una visione evoluzionistica della storia, una visione che non ammette quelle drammatiche svolte repentine che costituiscono “salti di qualità” che rompono la continuità nell’ ordinario corso dello sviluppo storico. Le forze controrivoluzionarie esistenti in tutti i regimi socialisti (altrimenti a che cosa servirebbe la dittatura del proletariato?) sono pronte a riprendersi il “paradiso perduto”. I successori di Krusciov sono stati kruscioviani essi stessi, fino agli ultimi epigoni, che hanno poi definitivamente smantellato anche le ultime parvenze di un regime socialista. (Amedeo Curatoli)

CONTINUIAMO A DISCUTERE SULLA CINA

May 10th, 2014

Una risposta ad alcuni compagni che cortesemente me l’hanno chiesta: è ovvio che in Cina c’è lotta di classe. Finché nel mondo esisterà l’imperialismo, vi sarà sempre lotta di classe. Distrutto l’imperialismo, abolite dal nostro pianeta le guerre (i codardi operaisti tronto-negristi a questo futuro di liberazione non credono più – se mai vi hanno creduto) le contraddizioni cambieranno di natura (saranno contrasti tra vecchio e nuovo, tra giusto e errato ecc.). L’azione di isolamento internazionale del Dalai Lama che il PCC persegue, la repressione che ha attuato nei confronti dei moti studenteschi controrivoluzionari di piazza Tien An Men sono lotta di classe,sinistra contro destra, progresso contro regresso, proletariato contro borghesia. La lotta di classe si riflette nel PCC? Non ne sappiamo nulla, è inutile far lavorare la fantasia. Prima di gridare al lupo! al lupo! aspettiamo di vederlo il lupo. Personalmente, incrociando le dita, mi auguro di non vederlo mai il lupo in Cina. I compagni marxisti leninisti di fede anticinese dicono che è Deng Xiaoping la borghesia nel partito. E’ una cretinata, Deng èun eroe della rivoluzione cinese, come lo è stato Liu Shaoqi. Leggetevi gli scritti militari di Mao Zedong e vedrete chi erano questi uomini. Noi siamo marxisti leninisti non tronto-negristi, per noi vale un’importantissima questione di principio: tra la politica e l’economia il prius è la politica,cioè: la politica è l’espressione concentrata dell’economia. I tronto-negristi dell’epoca di Lenin si chiamavano “economicisti”, capovolgevano il rapporto politica-economia. Lenin li ha fustigati a sangue. Gli spontaneisti lotta-continuisti e gli operaisti tronto-negristi. si sono sempre opposti al leninismo, all’idea che la coscienza all’operaio venisse dall’esterno, hanno sempre schifato Lenin perché hanno sentito anche sulle loro guance il bruciore dei ceffoni che Lenin ha impartito ai loro antenati “economicisti”. Finché esisteranno le società classiste la lotta fra leninismo ed operaismo tronto-negrista (che in altre nazioni e continenti si chiamerà in altro modo) sarà sempre d’attualità perché (non vorrei dire una cosa ovvia…ma la dico!) questo contrasto ha origini di classe: il leninismo è l’ideologia e la pratica del proletario, il tronto-trosko-negrismo è l’ideologia e la pratica del piccolo borghese codardo che ha codardamente sostituito  alla parola rivoluzione la parola transizione e alla parolasocialismo la parola ordinamento post capitalistico. Mi ricordava il compagno Francesco Rozza (fa anch’egli parte della banda FB) che il Manifesto del Partito Comunista  che è,dopo la Bibbia, il documento più letto nella storia dell’umanità, si apre con la frase “La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi”. Ma poi venne uno gnomo, e decretò, dalle alte vette della sua nullità, che le classi non esistono più e che al loro posto (scoperta eccezionale che ha incantato il mondo accademico yankee) c’è la moltitudine (roba che, al confronto, la rivoluzione di Copernico è un gioco da ragazzini, come il Lego).

 

Quando noi ci facciamo disorientare dalle Ferrari cinesi e da alcuni miliardari cinesi (che,ammetto, sono fattori molto “disorientanti”), dimentichiamo la politica e ci immergiamo totalmente nell’economia, e da questa full immersion (Marx non ha dato forse un posto fondamentalissimo all’economia?)  viene fuori  un’analisi “marxista” apparentemente impeccabile (fondata sulle Ferrari e i miliardari): la Cina è borghese, la Cina è capitalista, la Cina è imperialista. E la politica? Cioè: il fatto che il PCC non abbia buttato nella spazzatura Mao Zedong come ha fatto il Pcus kruscioviano con Stalin nel 1956,  non conta niente? è un puro inganno? e il fatto che le statue di Mao erette nelle città della la Cina non siano state abbattute come è accaduto alle statue di Stalin (ma anche a quelle di Lenin) nei paesi dell’ex Urss non ha alcun significato? e ancora: il fatto che nei suoi Congressi il PCC ribadisca che il Partito si fonda sul marxismo leninismo e sul Pensiero di Mao Zedong non ha alcun rilievo? Ma poi, scusate, se facciamo analisi “economiche” scimmiottando Marx, come si fa a tener fuori da queste analisi l’aumento generale del tenore di vita di milletrecendo milioni di cinesi? E’ una cosa di poco conto? Anche il capitalismo riesce a sfamare la gente – ci dicono i compagni marxisti leninisti di fede anticinese. NO, è falso, è apologia di capitalismo, il capitalismo la gente l’affama e l’ammazza. I tronto-negristi, anticinesi furiosi e dementi dicono che in Cina vi è una forma di sfruttamento simile a quella in vigore nella fase di accumulazione primitiva del nascente capitalismo inglese, che vi sono paghe da fame, che la giornata lavorativa  può arrivare  a più di quattordici ore al giorno per seigiorni alla settimana, che i ritmi di lavoro sono infernali. Dicono addirittura che 1) vi è sfruttamento del lavoro minorile, 2) che vi è una disciplina da campo di concentramento, 3) che si fa frequente ricorso a punizioni corporali,  insomma “una vera e propria mattanza (sic)”. Finora non sono ancora arrivati a raccontarci che in Cina vi è una prostituzione di massa e che il PCC fa la ricotta sulle prostitute. C’è un tronto-negrista (di cui mi ripugna dire il nome) che a pag. 132 del suo ultimo libro (di cui non voglio neanche dire il titolo) osa affermare che “quello di Mao è un comunismo sui generis, è una patina di modernità che maschera a stento il vecchio volto del ddispotismo orientale”. Carino, no?

 

Noi siamo marxisti leninisti non tronto-negristi. Storicamente, ci siamo sempre opposti alle idee anti-Lenin di questa gente. Con questa gente iscritta sul libro paga dell’imperialismo dobbiamo usare un criterio semplice e infallibile: dire e pensare l’opposto esatto di quello che dicono e pensano loro, sono nemici di classe camuffati. Come è mai possibile che oggi, su una questione fondamentale di principio su qual è la natura di classe della Repubblica Popolare Cinese,  si incrocino i discorsi marxisti leninisti e quelli tronto-negristi? Certo, mettere insieme le Ferrari e i miliardari da una parte,e un Partito Comunista che guida la Cina e si richiama al marxismo leninismo e al  pensiero di Mao Zedong  dall’altra parte,  è un’operazione complicata e difficile. Ma aduna realtà complicata non possiamo rispondere con un pensiero “semplice”,  si deve complicare anche il nostro cervello, altrimenti che razza di marxisti saremmo? Oppure, se non vogliamo affaticare troppo il cervello, non sarebbe meglio “sospendere il giudizio”, prendere tempoper cercare di capire, invece che precipitarci a dire cretinate?

 

Le sanguinarie canaglie del Pentagono dicono che la Cina rappresenta un pericolo strategico per gli Usa. In un articolo sul Quotidiano del Popolo del 19 dicembre dell’anno scorso vengono riportate le dichiarazioni dell’ex ambasciatore cinese in Egitto, Libano e Tunisia Un Huihou. La Cina -egli ha dichiarato-“sta emergendo come una grande potenza e le sue relazioni bilaterali con gli Stati Uniti sono diventate un argomento di grande interesse. Diversamente dai rapporti intercorsi fra Cina e Usa negli ultimi decenni Un Huihou sostiene che “ora vi sono tre grandi differenze. In primo luogo, il contesto internazionale generale è diverso: sia  la Cina che gli Stati Uniti si trovano in un’epoca di vicendevole sviluppo pacifico. In secondo luogo, la Cina e gli Stati Uniti hanno più interessi comuni, di scambio e di integrazione . In terzo luogola Cina è ora in possesso di armi nucleari e di altre forze militari avanzate che sono in grado di affrontare attacchi militari stranieri(sottolineatura nostra)”. Che ve ne pare, compagni? Contrasti “interimperialistici”? Non è degna di un marxista leninista una simile posizione, ma di un tronto-negrista. Saranno la Cina e i paesi suoi alleati a fermare il Quarto Reich, e se quest’ultimo tenterà l’avventura demenziale della guerra generalizzata (come fece Hitler) andrà incontro alla sua totale distruzione, come accadde a Hitler e al blocco nazifascista. Con una differenza, però: l’imperialismo scomparirà definitivamente dalla faccia della terra. (Amedeo Curatoli)

ANCORA SULLA CINA

May 10th, 2014

Caro Amedeo, in punta di pura logica formale: a) dire che in Cina non c’è più il socialismo, non vuol dire che era necessario che finisse così come sostenevano i trozkisti per l’URSS; b) se criticare una degenerazione revisionista è trozkismo, allora Mao era il campione dei trozkisti? Sarebbe meglio parlare per dati di fatto e non in via formale

(Alberto Lombardo)

 

Caro Alberto Lombardo e cari compagni, vorrei ricordarvi che: l’estremismo non è una malattia infantile del comunismo ma un morbo senile, una demenza, un Alzheimer. E questo lo ha dimostrato la storia: vedete cosa è accaduto a Trotski (che è l’incarnazione del più completo e perfetto Alzheimer politico) e Bucharin: ultrasinistri all’epoca della firma del trattato di Brest-Litovsk, lungi dal riprendersi dal morbo infantile, sono via via peggiorati, sbattendo la testa da sinistra a destra e poi da destra a sinistra, fino a crepare da traditori del loro Paese.  Diventarono agenti del fascismo e tramarono per affrettare l’invasione hitleriana dell’Urss che essi desideravano ardentemente perché bramavano il ritorno al potere, sia pure innalzativi dalle baionette naziste. Prendete un’altra variante di morbo trotskista (se è lecito paragonare le grandi cose alle piccole, i drammi alle farse): l’operaismo de iNegri-Tronti et al.: feroci nemici del comunismo storico, feroci nemici non solo di Lenin (il quale, nel Che fare? ha bollato in eterno gente come loro), ma anche di Marx (sia pure con più cautela) di cui, sproloquiando demenzialmente (leggetevi le tirate socio-filosofiche dell’ Impero di Negri) hanno decretato la fine. Il dato di fatto storico è che i più determinati ed “argomentanti” avversari del comunismo (dopo i fascisti, gli imperialisti e la Chiesa, inutile dire, la cui propaganda anticomunista è,però, assolutamente becera e terra-terra) provengono proprio dall’estremismo piccolo-borghese di minuscoli intellettuali e philosophes che hanno avuto a che vedere, in un modo o nell’altro con il comunismo. Questo tipo particolare di figura sociale (che esisterà sempre finché ci saranno le società classiste) quando si scatena non conosce misura, desidera “superare il vecchio” per coprirsi di gloria imperitura, e mentre si da fare (inventando nuovi linguaggi e un numero di neologismi accattivanti) per affossare definitivamente Marx, Engels e Lenin (per non parlare di Stalin che a questi gnomi ripugna perfino di nominare), questo tipo sociale, dicevamo, suscita un crescente interesse da parte dell’establishment borghese, e va a finire sempre, fatalmente, sul libro paga dell’imperialismo.

 

Notai a suo tempo che nel Breve corso del PC(b), opera fondamentale per chiarezza e popolarizzazione della storia della Rivoluzione russa, non si faceva mai neanche un cenno fugace all’opuscolo di Lenin L’estremismo, malattia infantile del comunismo. Forse non fu un caso. Il Breve corso apparve nel 1938, quando i Processi di Mosca, pubblici, alla presenza della stampa internazionale, svelarono al mondo il complotto criminale di tradimento nazionale di Trotski, Zinoviev, Kamenev e Bucharin. Viceversa, quest’opuscolo di Lenin sull’estremismo è stato sempre il cavallo di battaglia teorico e ideologico dei togliattianiper affossare la rivoluzione e per liquidare preventivamente (servendosi dell’autorità di Lenin) ogni posizione che mettesse in discussione, sia pure alla lontana,  la “via italiana al socialismo”.

 

Parlando della Cina: quali sono i “fatti” che Alberto Lombardo mi accusa di non trattare? C’è innanzitutto da dire che la “rivoluzione culturale” fu una catastrofe nazionale, fu un grave errore di Mao che portò la Cina sull’orlo della guerra civile. Su questo “fatto” se non c’è accordo, non si può procedere oltre nell’analisi. Il dopo-Mao è stato (mirabilmente, e lo sottolineo) diametralmente e simmetricamente opposto al dopo-Stalin. Possibile che i detrattori della Cina non tengano conto di questo fatto cruciale? Mao non è stato demonizzato,  non gli hanno affibbiato epiteti disonoranti del tipo  delinquente, criminale, idiota e sanguinario come accadde a Stalin ad opera di Krusciov (ma l’avete mai letto il rapporto segreto di quell’arcicriminale?). Fu Mao che erroneamente definì Liu  Shaoqi “il Krusciov cinese”,  che poi i suoi compagni di partito hanno riabilitato come eroe della rivoluzione cinese (e tale fu). Se il PCC, subito, all’indomani della morte di Mao, ha arrestato la Banda dei Quattro, ha riabilitato Liu Shaoqi, ma ha anche,contemporaneamente e solennemente riconosciuto, al di là degli errori, i meriti storici immortali di Mao Zedong, se il PCC (un collettivo di decine di milioni di iscritti) ha agito così, possibile che lo ha fatto per puri motivi “strumentali”? Cioè i dirigenti del PCC (esigua minoranza rispetto al corpo del partito) si sarebbero tutti messi miracolosamente d’accordo, quando Mao giaceva ancora sul letto di morte, per ingannare 80 milioni di iscritti e l’intero popolo cinese? Quest’idea è di tipo trotskista, cari compagni, completamente. E’ certo che Mao non era trotskista (per rispondere alla battuta di Alberto), ci mancherebbe altro! Però Mao fu il teorico della “lotta fra le due linee” all’interno del Partito, che è una teoria micidiale, completamente errata, una teoria alla quale non dobbiamo essere dogmaticamente legati, una teoria che rende immediatamente antagoniste le contraddizioni “in seno al popolo”. Le “due linee” significa linea proletaria e linea borghese per cui quando all’interno del partito si manifestano divergenze (e la via della verità  è la via del superamento delle divergenze) i compagni devono essere liberi di esprimersi, senza che stiano lì, a sovrastare la discussione, gli spettri terrorizzanti di classi nemiche ed antagoniste, che cioè all’interno del partito si confrontino presunti proletari  benedetti dal signore, e presunti  borghesi  da dannare in eterno, e la cosa si complica perché i presunti borghesi accusano i presunti proletari di essere borghesi e viceversa. Vi immaginate che casino e che razza di discussione sarebbe questa  (“io sono proletario e tu sei borghese!” – “NO, tu sei borghese e io proletario!)?  Mao fece un grandioso discorso, “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”, era il 1957. Possiamo dire che la pratica della rivoluzione culturale (che iniziò nel 1966) contraddisse le idee espresse 10 anni prima, in quel discorso. Assimilare il dopo-Mao al dopo-Stalin significa non conoscere la storia del dopo-Stalin, o essersi fatta un’idea estremamente superficiale di quella transizione alla controrivoluzione che è stata l’antefatto della distruzione dell’Urss. Al criminale Krusciov occorsero ben tre anni di frenetiche manovre sottobanco prima di scagliare l’offensiva demolitrice contro la memoria di Stalin. La classe borghese che si impossessa del potere in uno stato socialista porta quest’ultimo alla distruzione e mette fuori-legge i comunisti. I comunisti cinesi stanno lì, non avranno mai vergogna di definirsi tali, ed esercitano la dittatura verso le classi rovesciate, sia che si manifestino sotto l’aspetto di un criminale in sottana come il Dalai Lama, sia che si presentino sotto le “mentite spoglie” di masse studentesche che rivendicano la democrazia yankee in territorio cinese.

Il PCC è nato, si può dire, come partito comunista combattente, ha fatto oltre due decenni di guerre rivoluzionarie, ha vinto, ha acquisito un’esperienza tattica e politica ricchissima come nessun altro partito comunista al mondo. Che cos’è il socialismo alla cinese? Nessuno lo sa bene. Quello che certamente sappiamo è che è stata, alla cinese, anche la guerra rivoluzionaria che hanno portato vittoriosamente a compimento, una cosa mai vista prima nella storia dell’umanità. Anche il Fronte unito con Chang Kaichek è stato una tattica alla cinese. Quando il “generalissimo” scagliava le sue truppe contro l’Esercito Rosso invece che contro i giapponesi che avevano invaso la Cina, il Comitato Centrale del PCC emanava direttive alla cinese, di questo tipo: sì,dicevano, difendiamoci, ammazziamoli, ma non ne sterminiamo troppi. E quando generali patrioti e antigiapponesi dell’esercito “nazionalista”  arrestarono Ciang per fargli la festa, il PCC lo salvò, no, disse (sempre alla cinese), non è ancora il momento di fargliela pagare. E che cos’è la Dittatura democratico-popolare se non un’originalissima (alla cinese) via transitoria verso il socialismo che è ancora lungi dall’essere impiantato ma di cui sono ancora nella “fase primaria”? E veniamo ora alle note dolenti, al “socialismo di mercato” che tanto orrore suscita nei troskoperaisti che non hanno mai diretto guerre rivoluzionarie e non hanno mai fatto un cazzo. Che cos’è? e chi lo sa? È un’altra diavoleria alla cinese che ha consentito però ad una popolazione di un miliardo e trecento milioni di esseri umani di uscire da una condizione di sottosviluppo. Per gli operaisti irresponsabili e cretini che stanno sul libro paga dell’imperialismo il tasso di sviluppo di quella nazione che sta sbalordendo il mondo è una quantité negligeable. I trontonegriani, falliti su tutta la linea, teoricamente ideologicamente e politicamente (e anche personalmente se pensiamo al Tronti mestamente rinchiusosi, come un asino, nella stalla PD a 15 mila euro al mese) si scagliano contro la Cina con una furia anticomunista che ci fa accapponare la pelle. Paradossalmente, sarebbe utile, come metodo omeopatico, che i compagni, di ideologia marxista leninista ma di fede anti-cinese, leggessero più spesso i trontonegri, gli verrebbe il ribrezzo, ad un certo punto, di trovarsi in sintonia con essi.

(Amedeo Curatoli)

SU UN DIBATTITO INTRODOTTO DALLA COMPAGNA GIUSEPPINA FICARRA

May 10th, 2014

La discussione sulla Cina d’oggi: è socialista? è imperialista? riveste la stessa importanza ed è della stessa natura teorica e politica di un’altra grande discussione dibattuta in Urss fin da prima della scomparsa di Lenin, ma che dopo la sua morte subì un’accelerazione e acquistò un carattere drammatico senza precedenti. La questione era: è possibile costruireil socialismo in Unione Sovietica senza che corrano in suo aiuto altre rivoluzioni proletarie vittoriose, oppure, in mancanza di questo aiuto, l’edificazione socialista in un paese singolarmente preso va incontro al fallimento? Il dogma dell’impossibilità di costruire  il socialismo nella sola Urss fu sostenuto principalmente dal più caparbio,testardo ed estremista Trotski, e poi, via via,  si convertirono al dogma trotskista anche bolscevichi della prima ora come Zinoviev, Kamenev e Bucharin. Se una tale questione fosse rimasta circoscritta all’ambito di una divergenza teorica, essa sarebbe stata certamente superata dalla storia stessa delle realizzazioni socialiste che avvenivano sotto gli occhi di tutti.

Ma invece, questi quattro tragici personaggi (che avevano anche un discreto seguito), per smisurate ambizioni di potere, e forse anche per implacabile spirito vendicativo indotto dalla cocente disfatta teorica subita nel corso del dibattito (che durò ben quattro anni e coinvolse anche i partiti comunisti della Terza Internazionale) diedero vita ad un’opposizione clandestina che si tramutò in cospirazione, e che via via degenerò in Quinta colonna del nazismo tedesco e del fascismo giapponese.

La Cina è nel mirino termonucleare del Quarto Reich. Tutto ciò che si leggequotidianamente della Cina sulla stampa Usa (New York Times in primis) è calunnia, falsificazione,induzione all’odio e al disprezzo per il grande paese asiatico. Lo schieramento trotskista mondiale, inutile dire, è una Quinta colonna anticinese già bella e pronta. Da noi abbiamo gli operaisti, i “teorici” (si fa per dire) del cosiddetto operaio massa poi divenuto il cosiddetto operaio sociale, abbiamo  Negri (inventore della moltitudine ed esaltatore della Costituzione del Quarto Reich) e Tronti (che ha fatto la fine di mmerda che noi tutti sappiamo). Questi qui sono i peggiori di tutti (se è possibile essere peggiori dei trotskisti!). Antistalinisti furiosi ieri anticinesi arrabbiati oggi. Riflettano i compagni comunisti, (antitrotskisti e antioperaisti come me e come tanti tanti altri) riflettano un attimo prima di collocare la Repubblica Popolare Cinese nel campo (ahimé…) imperialista.